Milano Zucchero e Catrame, le prime cose che ho capito

Quando qualcuno decide di andare a vivere in un'altra città lo fa anche per le piccole cose. Succede solo a me?

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Canzone per leggere l'umore: Agnes dei Glass Animals.

Cose che ho capito durante questa mia seconda settimana a Milano:

  • La raccolta differenziata dei rifiuti una cosa seria: c'è chi controlla e chi ti punisce se fai sciocchezze. Benvenuto nel mondo degli adulti.
  • Ho scoperto che il concetto di "distanze" a Milano è decisamente diverso da quello di Roma. Ciò che qui è "lontanissimo" per me è sempre stato "sotto casa".
  • Il cornetto, anzi brioche, non è "semplice", ma "vuota". Sento che questa differenza fra un po' di tempo mi farà capire tante altre cose.
  • Le bici fighe (oddio, già uso la "g" al posto della "c"...) le rubano tanto quanto a Roma. Forse anche di più.
  • C'è il tramonto. A volte.
  • "Se prega de rump i ball el men pusibil" l'ho visto su una targa appesa al muro nel laboratorio di Stefano Puzzo, a via Guerzoni, che realizza opere in ceramica meravigliose. Dovrebbe essere obbligatoria in tutte le città.
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Bene. Ci sono. Non ho dubbi. Sto per fare qualcosa che da romano ormai adulto non avrei mai pensato di compiere. Prendo il tram. Il mio primo tram. A Roma una volta erano ovunque, e tutti o quasi li usavano, ma ero troppo piccolo. Oggi tocca a me. A Milano.

Il 9 si ferma, io salgo, mostro il biglietto comprato con il telefono e parto. BOOM!

Mi guardo intorno e provo un sottile e inedito piacere. Quello delle cose semplici, facili, potenti. Quando qualcuno decide di andare a vivere in un'altra città lo fa anche per queste piccole cose. Succede solo a me?

Accanto a me due ragazzi ascoltano musica dividendosi la cuffietta, una signora seduta si perde a guardare fuori le macchine che ci "accompagnano", e tanti uomini incravattati con zainetto e telefono in mano impegnati a parlare, scrivere e twittare come nei film in cui i manager comprano e vendono anche l'anima. Potrei essere a San Francisco e invece sono a Via Monte Nero.

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Quand'è che mi sentirò anche io parte di questa "scenografia"?

Per ora ho voglia di correre, viaggiare e rubare - come molti di voi mi hanno consigliato - tempo al tempo. Così, per perdermi. A Roma non lo farei mai, mi sentirei uno scemo. Qui è diverso, ricomincio a guardare in alto, a leggere i nomi delle vie e dei ristoranti, a scoprire ville e parchi, a prendere metro e tram, a camminare, andare a fare un giro in bici e poi da capo.

Il mio amico Alessandro pensa che l'unico modo che esiste per fare il figo con le donne è di dimostrare di tenere una città in pugno.

Mi spiego: l'uomo che sa dove parcheggiare, mangiare, divertirsi o nascondersi, ma anche dove andare in palestra, comprare vestiti vintage e sentire musica dal vivo, è un uomo incredibilmente raro. Io questa abilità non l'ho mai avuta. Troppo distratto.

Ma poi, succede, che giri l'angolo per tornare a casa e trovi una piccola casetta di ferro.

Mi avvicino, sembra una gabbia per pappagalli, invece è " soltanto" piena di libri.

È un "book crossing"(c'è anche una pagina FB). Prendi un libro e ne lasci un altro, così, per la comunità. Ne sento parlare da anni, ma non l'avevo mai vista prima.

Ecco la mia prima azione "importante" da neo residente a Milano: torno a casa, prendo L'amore dura tre anni di Frederic Breigbeder e corro a scambiarlo con un classicone, mai letto, come I Pilastri della terra di Ken Follett. Alé! Sono soddisfatto. Inizio a partecipare anche io.

Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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