Se poi ti ritrovi in un gruppo di WhatsApp

«Sarebbe opportuno vietare gli emoticon a chi ha più di 19 anni», commenta Guia Soncini, che è stata da poco inserita in un gruppo di giornalisti

Sono stata punita. Ben mi sta. Così imparo a irridere per anni le amiche con prole, quelle il cui principale problema sono i gruppi WhatsApp dei genitori, quelle che si dicono vittime delle messaggiatrici pazze pronte a lamentarsi per decine di righe del costo della gita, del menù della mensa, delle attività sportive. Così imparo a reagire come il peggior maschilista: secondo me te la sei cercata. Anni ad accusarle d'essere complici – sì, certo, tutte ti notificano il loro parere sui compiti di matematica 100 volte al giorno e tu silente: figuriamoci. È chiaro che sei complice, che anche loro avranno delle amiche sterili cui dicono di te: sapessi quella pazza quanti messaggi manda. Anni a dire che non era possibile. E poi. E poi ti ritrovi in un gruppo WhatsApp. Il tema non è la prole, ma la prima cosa che capisci è che il problema non sono le mamme: è il gruppo che tira fuori il peggio dagli umani. Sono stata aggiunta al gruppo WhatsApp di una redazione, e ho visto cose che le mie notifiche non avrebbero immaginato mai.

Advertisement - Continue Reading Below

Ho visto maschi ultracinquantenni rispondere a ogni messaggio con una sequela senza senso di emoticon: faccette che piangono e ridono contemporaneamente, mani che applaudono, meretrici che ballano. Tutte a gruppi di tre; dev'essere quel tremolio degli anziani: vogliono schiacciare la faccetta che piange dal ridere una volta, gliene scappano tre. È una delle molte ragioni per cui bisognerebbe vietare gli emoticon a chi abbia più di 19 anni. E poi decine di «ok» in risposta a qualunque ipotesi di lavoro (cosa rispondi «ok» a fare, che hai visto il messaggio lo so, c'è la doppia spunta, rispondi se hai obiezioni).

E poi i messaggi vocali. A cosa servono? A risparmiare sullo scatto alla risposta? A non farmi mai sapere cos'hai da dirmi, perché ora sono in pubblico, non posso ascoltarlo, lo faccio poi, e poi ovviamente mi dimentico? L'anno prossimo, il Nobel per la pace datelo a quello che ha inventato il tasto «silenzia le notifiche da questo gruppo».

Read Next:
Firme
CONDIVIDI
Perché un figlio uccide i genitori?
Loro lo fanno sentire un fallito e la frustrazione genera odio e furia omicida, come è successo al ragazzo di 16 anni del ferrarese
tradimento fidanzato con la migliore amica
Firme
CONDIVIDI
«Lui mi ha tradito con la mia migliore amica»
Fra loro due durerà poco, perché la loro storia si nutriva del sotterfugio: la risposta a una lettrice ingannata doppiamente
Firme
CONDIVIDI
«Lui vuole una storia di sesso senza impegno»
Una lettrice scrive a Barbara Alberti: «La parte della bella trombabile non fa per me», ma il consiglio è di buttarsi
Firme
CONDIVIDI
Samantha Cristoforetti e il nome della figlia
La Cristoforetti ha partorito una bambina e l'ha chiamata Kelsey Amal, ma a qualcuno non è andato giù
milano nolo graffiti
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, mi sono perso a NoLo
Siete mai stati a NoLo? Sì, è a Milano: fateci un salto. A volte basta un po' di creatività per ridisegnare il mondo
Firme
CONDIVIDI
Caro Obama, io ti rimpiangerò per le foto
Mai presidente fu più generoso nel resoconto fotoromanzato del suo mandato, mai nessuno più a prova di selfie senza Photoshop
Firme
CONDIVIDI
Posta di Barbara Alberti: «Ho il cancro: lui se ne va»
Ma poi torna: una storia che potrebbe diventare un libro, ma anche un riflessione su amore e malattia
10 coppie vip protagoniste del gossip 2017
Firme
CONDIVIDI
10 coppie di cui sparlare nel 2017
Chi sale, chi scende, chi non ne può più: quante arriveranno a fine anno?
amore tra professore e studentessa
Firme
CONDIVIDI
«E se avessi un flirt con il mio professore?»
Lui fa strage di cuori, ma si può innamorare per davvero? La scrittrice Barbara Alberti risponde a una studentessa confusa
Milano Zucchero e Catrame, anche io voglio far volare le sedie
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, anche io voglio far volare le sedie
Torno a Milano e non vedo l'ora: porto con me due valigie, una foto di Salvador Dalì e i miei buoni propositi (sempre gli stessi)