Cara Shailene, fatti arrestare finché puoi

Lettera a Shailene Woodley: l'attrice di Divergent difende i Sioux e protesta contro la costruzione di un oleodotto, rischiando il carcere, ma poiché ha 24 anni è autorizzata alla rivolta

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Cara Shailene Woodley, esci gratis di prigione. Vestita come in un'immagine di repertorio, l'altra settimana ti sei fatta arrestare per violazione di proprietà privata a Bismarck, North Dakota, durante una protesta contro la costruzione di un oleodotto lungo quattro Stati che dovrebbe attraversare siti di rilevanza idrica e culturale per la tribù Sioux. Un gesto simbolico, in diretta su Facebook, per consentire a me e a quelle come me di familiarizzare con i concetti di oleodotto, giustizia ambientale, fotogenia sociale e nativi americani.

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Shailene Woodley, 24 anni, in versione attivista.

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Nel mio universo di riferimento, la ragazzotta paladina dei diritti altrui ha sempre avuto la faccia (e i capelli) di Barbra Streisand in Come eravamo, e il destino di Jo March di Piccole donne: tutte siamo state educate ad ambire all'identificazione – leggo libri, aiuto gente – ma tutte, prima o poi, abbiamo capito che saper perdere molto bene non è sufficiente. Per vincere bisogna sembrare lisce naturali e preoccuparsi prevalentemente della curva del proprio naso. Ma tu hai 24 anni: sei anagraficamente autorizzata alla rivolta. È come le coliche dei neonati, poi passa. Quello che fin qui mi era mancato era un modello comportamentale per il futuro. 

Crisis in six scenes è la serie tv che Woody Allen ha girato per Amazon, e che tu certo non avrai visto per ragioni ideologiche, ché Mia Farrow è la santa patrona delle ragazze complicate. È la storia di due coniugi anziani negli anni Sessanta che si trovano in casa una ragazzina ribelle latitante violatrice di domicilio (col vocione di Miley Cyrus). E siccome la gioventù affascina la vecchiaia – non serve essere Woody Allen per saperlo – decidono di aiutarla nella fuga verso Cuba, nonostante abbiano un'età in cui è più appropriato «interessarsi di protesi dell'anca
che di estremismo».

In Crisis in six scenes, io voglio essere
il Club del libro. Cioè la collezione di vecchiette ospiti della coppia, meticolosamente acconciate, che finiscono per citare Mao Tse-Tung – «Il signore che ha dato il nome a quella giacchetta tanto elegante» – e organizzare una protesta come fosse un torneo di burraco. Contro la guerra in Vietnam vogliono sdraiarsi davanti all'ufficio di leva nude (bisogna dimagrire un po', ma fa tanto disobbedienza civile). Va bene sabato? No, ho da fare, meglio lunedì. Io porto i biscotti.

Sentiamoci tra vent'anni, Shailene, io adesso non so cosa dirti: hai ragione tu? I Sioux? L'oleodotto? La vita è troppo breve per avere un'opinione su tutto, ma prometto: da grande sarò la militante meglio pettinata dell'ospizio.

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