Fare informazione sulla fertilità non è una cattiva idea

Il Fertility day, la Giornata promossa dal ministero della Salute per fare informazione, è stato comunicato male, ma è servito a puntare i riflettori su una generazione al palo, che i figli non è che non li vuole: non può

Più Popolare

Il Fertility day, alla fine, un merito ce l'ha: aver puntato, suo malgrado, i riflettori su un'Italia che non riesce a guardare lontano. Su una generazione al palo, che i figli non è che non li vuole, non può. Una generazione #inattesa, come recita l'hashtag del Fertility fake. Non di cicogne, ma di reddito, tutele, diritto di scelta. Perché ha aspettato tanto a farsi sentire questa gioventù arrabbiata, ad alzare la voce, a dire io non ci sto? La responsabilità della denatalità non è di Paola né di Giulia né di Francesca, non è di Marco che non se la sente di fare un figlio adesso, e nemmeno di Luca che prima aspetta di vedere se gli rinnovano il contratto, e per quanto tempo, e poi magari ci pensa.

Advertisement - Continue Reading Below

La campagna di informazione è diventata quella brutta roba lì

Il 22 settembre, a Roma,c'ero pure io al Fertility day. Quando sono stata invitata, all'inizio di agosto, prima che il big bang degli slogan harakiri lanciasse in orbita con scia pirotecnica di buuu e di bleeeeah, i commenti indignati dei cibernauti, pensavo fosse una cosa interessante. Abbiamo parlato tante volte, in questo giornale, di figli cercati e di figli non voluti. Di odissee tra cliniche del seme e ricerca di donatori sul Web. Di madri single e padri multitasking. Mi incuriosiva l'idea di una giornata dedicata a un tema così importante e delicato. Avete notato quanto pudore c'è nel raccontare il desiderio e la difficoltà di avere un bambino? Come se fosse una colpa se non arriva, come se ci si dovesse  vergognare. Mi sembrava che fosse una bella occasione per rompere il tabù. Poi è successo quel che è successo, la campagna di informazione è diventata quella brutta roba lì, e io ci ho pensato parecchio prima di partire. Mi si nota di più se vado e me ne sto in disparte oppure se non vado per niente? Sono andata alla fine, convinta che il modo migliore di fare il mio mestiere sia sempre raccogliere notizie alla fonte.

Più Popolare

È dal 1976 che si parla di calo delle nascite in Italia

Così ho imparato cose che prima non sapevo, o che sapevo male. Per esempio che è dal 1976 che si parla di calo delle nascite in Italia (e in 40 anni nessuno ha fatto niente?); che gli spermatozoi maschili si sono dimezzati (per alcol, sovrappeso, fumo, stress) e la fertilità degli uomini è sopravvalutata: tra i 35 e i 40 anche la loro comincia a calare, con buona pace degli illustri padri "attempati", da Charlie Chaplin a Julio Iglesias, passando per l'amico di Cellino San Marco. Ma soprattutto ho scoperto che siamo un popolo d'ignoranti, almeno a dare retta al campione di italiani interpellati in un video-quiz dal Ministero. Fino a che età una persona è fertile? 45-50 anni le femmine, i maschi finché vogliono. Lo sapeva che le malattie sessualmente trasmissibili possono causare sterilità? Forse. Me ne dice una? Mmm… l'herpes? Come ci si protegge? Con la pillola, ma solo se sei femmina. Magari era un campione particolarmente somaro, ma girando gli stessi quesiti ad amici e conoscenti mi sono resa conto che ancora è grande la confusione in materia e tanti i falsi i miti da sfatare. Morale: fare informazione sulla fertilità non è una cattiva idea. È il "come" che fa la differenza. Il ministro Lorenzin ha lanciato un appello urbi et orbi, per ripensare la campagna e fare finalmente degli slogan decenti. Giovani creativi fatevi avanti. Gratis però, ché tanto ci siete abituati…

More from Gioia!:
Firme
CONDIVIDI
Fate uno sforzo e provate a mettervi nei panni (e a vivere i casini) di Woody Allen e Mia Farrow
Ma siamo sicuri che se fossero successe le stesse cose a noi, gente normale, avremmo reagito più compostamente?
Firme
CONDIVIDI
Domanda: ma il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni non doveva andare malissimo?
Perché Baglioni è un classico, il jukebox delle nostre vite, uno che ci fa saltare sul divano con le prime quattro note di La vita è adesso
Firme
CONDIVIDI
Cosa insegneranno mai a Yale a chi frequenta il corso sulla felicità (per la cronaca: il più seguito nella storia dell'Ateneo)?
Laura Santos ha dato il via al corso più seguito nella storia di Yale: Psychology and the good life, in poche parole come essere felici
Dissenso comune attrici italiane
Firme
CONDIVIDI
Contro le molestie ci vogliono i fatti: l'appello delle attrici italiane
124 firme nella lettera-manifesto "Dissenso comune" per riscrivere il rapporto tra i sessi: è la sfida del secolo e non possiamo perderla
Firme
CONDIVIDI
In che modo Gabriele Muccino ci rovinerà anche questo San Valentino?
Il regista di A casa tutti bene, al cinema dal 14 febbraio, sa delle cose di noi e delle nostre relazioni, e passa i film a sputtanarci
Firme
CONDIVIDI
Ci vuole insolenza per essere una principessa inglese e decidere di sposarsi quest'anno: Eugenia siamo con te
Ci vuole coraggio per decidere di sposarsi quest'anno nella cappella del castello di Windsor, esattamente come Harry e Meghan
Firme
CONDIVIDI
Le regole della coppia aperta? Sono fatte per essere infrante (come tutte le regole dell'umanità)
Nel suo libro La promessa, Sarah Dunn parla di relazioni extraconiugali, felicità e condizionatori
Firme
CONDIVIDI
Cos'è l'amore e perché rimane un mistero bellissimo che la scienza non sa spiegare
Aumentano le app di incontri, ma ci s'innamora sempre meno: è che abbiamo confuso la chimica dell'attrazione con le affinità
Donne vittime Il filo nascosto
Firme
CONDIVIDI
Finalmente al cinema anche le donne possono essere str**ze e bugiarde come gli uomini
È un progresso che ai personaggi femminili di film e serie tv sia offerta la stessa gamma di possibilità di quelli maschili
Donne vittime
Firme
CONDIVIDI
Donne e molestie: si può dire "no", ma non tutte ci riescono
Non si sceglie di essere prede, si accetta, ubbidendo a diktat millenari, per paura, vergogna, abitudine