Quando il bullismo 
prendeva di mira noi

Erano altri tempi, poi è arrivato questo secolo, con la velleitaria idea che si possa costruire un universo in cui nessuno ferisca mai i nostri figli, invece di prenderci il disturbo di insegnar loro ad avere abbastanza scorza da metabolizzare le prepotenze: l'opinione di Guia Soncini

Più Popolare

Quando avevo sette anni, mio cugino mi ha fatto lo sgambetto. Sono caduta di faccia, spezzandomi i due incisivi. È stato costoso (gli incisivi finti vanno ancora rimessi a posto, ogni tanto, e ogni volta medito di mandare il conto del dentista a mio cugino) ma istruttivo: ho imparato a mettere le mani avanti, quando cado. Nessun giornale fece un articolo sul bullismo femminicida di mio cugino (ma siamo sempre in tempo). Quando avevo otto anni, i compagni di classe mi buttarono dalla finestra. Eravamo al piano terra, non mi feci quasi niente, nessuno denunciò la scuola. 

Advertisement - Continue Reading Below

Quando avevo quattordici anni, le mie amiche mi spiegarono come si partoriva. Cioè: da che buco si usciva. Fino ad allora avevo creduto a quel che mi aveva detto mia madre, inventandosi chissà perché una versione che le sembrava più accettabile di «si esce dalla vagina» (che in effetti è un'immagine piuttosto horror). C'era un buco vicino all'ombelico che in condizioni normali era troppo piccolo per essere visibile, ma al momento giusto si dilatava: quando lo riferii alle mie compagne di classe, si fecero beffe di me per il resto dell'anno. Quando recriminai con mia madre, mi diede la più istruttiva delle risposte: «Ma io cosa ne sapevo che eri così scema da crederci». Erano anni in cui i figli si procuravano da soli le informazioni di cui avevano bisogno, nessuno invocava l'educazione sessuale nelle scuole, e i genitori consideravano parte dei propri doveri mentire sugli argomenti scabrosi. 

Più Popolare

Quando avevo sedici anni, frequentavo un gruppo di teppisti che si riunivano nella piazza del centro in cui abitavo. Non ero una di loro – abitavo nel posto in cui loro venivano dalle periferie a riunirsi – ma ci provavo moltissimo, e goffamente: il complesso d'essere più ricchi è una di quelle cose che, per fortuna, crescendo  si perdono. Non ricordo per quale inadeguatezza venni punita, fatto
sta che la lotta di classe incarnata dai teppisti un pomeriggio mi prese  e mi scaraventò nel cassonetto della spazzatura che stava dall'altra parte della piazza. Non ricordo quasi niente della mia adolescenza, ma vedo come fossero d'un minuto fa
i fotogrammi di scemenza delle interminabili decine di secondi in cui resto nel cassonetto, prima di uscire; convinta che, se fossi sembrata a mio agio dentro al cassonetto, avrei depotenziato l'umiliazione. Ero dentro a un cassonetto,  e facevo la stratega: scemi come a sedici anni non lo si è mai più. 

A scuola non ho mai studiato. I miei alzavano
gli occhi al cielo e mi spedivano a ripetizione, o a fare due anni in uno quando ero bocciata, o in un collegio estivo se avevo cento materie a settembre. Non essendo abbastanza ingenui da pensare che le gite in bici fossero più formative, non scrivevano ai giornali per vantarsi che non facessi i compiti delle vacanze (spero che se ne vergognassero un po', anzi). Poi è arrivato questo secolo, con la velleitaria idea che si possa costruire un universo in cui nessuno ferisca mai i nostri figli, invece di prenderci il disturbo di insegnar loro ad avere abbastanza scorza da metabolizzare le prepotenze (e nel frattempo fare i compiti). Come ha notato una mia amica quando le ho raccontato del cassonetto: ai tempi nostri, mica potevi lamentarti; sennò a casa ti toccavano pure due schiaffi perché ti ci eri fatta buttare.

More from Gioia!:
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, il nuovo Apple store dimostra che questa è una città pulsante
Lo stanno ancora costruendo, ma il negozio del colosso hi tech che sorgerà in Piazza Liberty mi ha acceso l'anima: Milano non resta ferma,...
Firme
CONDIVIDI
A proposito del matrimonio di Jessica Chastain
I giornali americani hanno esaltato il fatto che il marito è nobile: contessa è un titolo più monetizzabile di star di Hollywood?
Firme
CONDIVIDI
Litigare per lo ius soli non è Smart
L'Italia è il Paese della burocrazia, però a noi di Gioia! piace la gente sveglia, che fa: per loro abbiamo creato gli Smart awards
Dopo la nascita dei gemelli Elle e Alexander, Amal e George Clooney si accorgeranno che le altre mamme hanno sempre ragione: sono uscite dai forum di internet e hanno conquistato il mondo.
Firme
CONDIVIDI
Cara Amal, difendici dalle mamme
Ti accorgerai presto che il mondo è diventato un gigantesco circolo di madri che sanno tutto, prima, e meglio di te
Firme
CONDIVIDI
Perché gli alberghi sono peggio degli amanti
Ho tradito il mio solito hotel con un cinque stelle lusso e, come tutte le fedifraghe, mi sono pentita
Milano Zucchero e catrame come sopravvivere al caldo (la triste verità)
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, ma allora fa caldo!
«Milano città del nord e quindi fresca» mai luogo comune è stato più errato e lo scopri (tristemente) solo vivendoci
Firme
CONDIVIDI
Multitasking non è un complimento
Andare in corto circuito, fino a dimenticare un bambino in auto: ma a mandarci in tilt sono le aspettative sociali
Dopo anni passati a essere considerata una rovinafamiglie, la duchessa di Cornovaglia Camilla Parker Bowles ha guadagnato il titolo di regina d'Inghilterra e dei modelli da imitare.
Firme
CONDIVIDI
Cara Camilla, sei la nostra regina
Perché ci hai insegnato le virtù della pazienza, e il segreto della felicità
Firme
CONDIVIDI
Milano Zucchero e Catrame, le cose che odio di questa città che amo
Mi fa sentire a casa, ma ci sono certe questioni di questo posto che proprio non mi vanno giù: i citofoni tecnologici, le zanzare, i numeri...
zerocalcare-cappuccio-rosso-morta
Firme
CONDIVIDI
Chi era Ayse, la Cappuccio Rosso di Zerocalcare
Aveva 23 anni la combattente curda detta Cappuccio Rosso nei fumetti di Zerocalcare sulla guerra siriana: è caduta nell'assalto a Raqqa