Jennifer Anniston, condannata a essere per sempre l'ex di Brad Pitt

Nei giornali vince sempre l'informazione più nota: la cosa più popolare che ha fatto l'attrice è stata sposare Brad, e quindi resta la sua ex moglie, anche se ora è la consorte di Justin Theroux, ci fa notare Guia Soncini

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Una cosa utile per combattere il sessismo è: non diluirlo. Non chiamare tutto «sessismo», altrimenti il concetto perde potenza. Se tutto è sessismo, il sessismo smette di preoccuparmi: mica posso stare preoccupata ogni minuto. A volte c'entrano altri fattori, in un comportamento che non ti piace, e non il fatto che sei una donna. In quei casi, non bisognerebbe fingere di credere che c'entri il sessismo solo perché è un'etichetta à la page. Magari sul breve termine funziona (se strilli «sessismo», qualcuno si volta), ma è un po' offensivo verso chi viene davvero discriminata solo perché donna. 

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Shoshanna Lonstein Gruss è una celebrità che non avete mai sentito nominare. Un paio di settimane fa i ladri sono entrati a casa sua e hanno rubato gioielli per un milione e mezzo di dollari. I giornali americani non hanno titolato «rapinata la stilista Shoshanna Eccetera», perché sennò quello sarebbe stato un articolo non letto sul furto a casa d'una stilista ignota ai più (possedete un suo capo? No? Neanch'io). Hanno titolato «l'ex fidanzata di Jerry Seinfeld»: negli anni '90, infatti, la signora fu fidanzata col comico più famoso d'America. 

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Lena Dunham ha prontamente ospitato Shoshanna sulla sua newsletter, Lenny, per farle dire quanto sia sessista ridurla a ex fidanzata di qualcuno. Siccome più efficace del ricatto del sessismo c'è solo quello della maternità, Shoshanna ha concluso il suo resoconto di vibrante sdegno giurando che non avrebbe permesso che i suoi «tre angioletti» vedessero la mamma sminuita così. Giuro, ha scritto «tre angioletti». 

A volte la spiegazione è più banale di «sessismo». Per esempio: per i titoli si usa l'informazione più nota. Persino una voce del curriculum sentimentale se, come in questo caso, è quello il dettaglio per cui chi sfoglia i giornali ti conosce. Su Lenny, Shoshanna scrive che mette tanto impegno nel disegnare i suoi vestiti: bene, però ciò non l'ha – ancora – resa un nome riconoscibile nel mondo della moda. Se accadrà, la voce «ex di» non servirà più: avete mai letto «Donna Karan, ex fidanzata di»?

Leggereste un articolo su Larry Fortensky se il titolo non v'informasse che è un ex marito di Elizabeth Taylor? Su Paul Beck se non vi precisassero che è l'ex di Donatella Versace? Non si tratta di sessismo, ovvero di far prevalere il maschio: a vincere è il più famoso. 

Non credo d'aver mai visto un giornale scrivere di Jennifer Aniston senza precisare «ex moglie di Brad Pitt», sebbene i due siano stati sposati per cinque anni a inizio secolo e dalla loro separazione sia ormai passato più del doppio del tempo di quanto fosse durato il matrimonio. Questo nonostante Aniston negli anni '90 facesse uno dei telefilm più visti al mondo (Friends, per chi è così vecchia da ricordarselo). 

È perché domina il maschio, seppure ex? No: è perché, se vi chiedo il titolo di un film di Jennifer Aniston degli ultimi dieci anni, dovete cercare su Google la risposta. Non è che siamo sessisti, noi dei giornali: è che la cosa più popolare che ha fatto Jennifer in questo secolo è stata sposare Brad. La prova definitiva è che nessuno scrive di lei «moglie di Justin Theroux», il manzo che ha sposato l'anno scorso. Non lo fanno perché la fama è ingiusta e capricciosa: Justin è molto più figo di Brad, ma Brad è più famoso di lui – per ora. 

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