La malattia è una questione privata?

Shannen Doherty, l'attrice che interpretava Brenda in Beverly Hills 90210, ha postato sui social le sue foto con i capelli rasati dopo la chemioterapia: è giusto condividere il dolore?

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Brenda Walsh in Beverly Hills 90210, serie cult della nostra giovinezza, era quella antipatica. Aveva anche una faccia strana, asimmetrica. Tuttavia Shannen Doherty, che dava il volto a Brenda, aveva stuoli di fan. Malgrado quell'esordio esplosivo, però, non è poi diventata davvero una star, almeno in Italia. Oggi ha 45 anni,
e il cancro. Non avrei saputo più niente di lei, se non avesse postato su Instagram alcune foto in cui un'amica le taglia i capelli a zero in vista di un'imminente chemioterapia (a febbraio, ho scoperto, si è già sottoposta a una mastectomia).

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È giusto condividere il dolore?

Fa sempre effetto l'esibizione della fragilità. Avvicina, turba, spaventa. Risveglia anche tanti interrogativi. È giusto condividere il dolore? Spettacolarizzare la malattia? Perché lo fa chi lo fa? Sono domande che mi sono fatta guardando le foto di Shannen che sorride allo specchio mentre le ciocche cadono a terra, e abbraccia la madre in una smorfia di disperazione. Non ha bisogno di pudore, di intimità, di privacy il dolore?

In un momento si cade

Ha bisogno soprattutto di ascolto, credo. E di empatia. Di qualcuno che si prenda una parte del carico che ti è piombato addosso e ti tiri fuori dalla buca in cui sei franato un giorno per caso, scoprendo una cosa che non sapevi di avere (il valore sballato di un esame, il cuore meno forte di quel che pensavi, un nodulino sospetto sotto al seno). Ci sentiamo tutti forti e immortali quando mettiamo i piedi sul profilo tracciato delle nostre vite, certi che riusciremo ad aggirare le buche, schivare i pericoli. Poi in un momento si cade. Senza preavviso. E niente è più come prima. Non bastano la volontà né l'impegno né l'ottimismo né tutte quelle belle frasi che sempre si dicono per tirare un po' su, per riavvolgere il nastro. Perché quello vorresti: riprendere da lì dov'eri rimasto, non salvarti soltanto. Sentirti di nuovo intatto. Non solo nel corpo, che non comandi più come vorresti, ma nella percezione che hai di te, in quella granitica, balorda convinzione che a te certe cose non capitino, che tu sei diverso. 

Siete state grandi, non vi dimenticheremo

Il prima e il dopo, è un bivio a cui si arriva sempre, non c'è scampo. E sempre in quel punto lì. Quello in cui ti sei appena detto: «Però, ci sono arrivato bene fin qua». Quello in cui ti senti giovane dentro, ma un po' acciaccato fuori e pensi di averla sfangata così «l'età che avanza», col fiatone sulle scale e la pizza che ti resta sullo stomaco la sera. E invece. Se ci ricordassimo che siamo frangibili e mortali, non perderemmo più tempo a vivere e gioire, innamorarci, viaggiare, passare ore e ore in ufficio. Tutto ci sembrerebbe inutile, una presa in giro. È una fortuna dimenticarsene. E a volte si va avanti, a volte no. A Brenda vorrei dire che dal tumore al seno si guarisce, otto volte su dieci. E si ritorna belle. Come Kylie Minogue, Anastasia, Cynthia Nixon, più tante delle mie amiche. A chi non ce l'ha fatta, come Letizia Leviti, giornalista di Sky scomparsa a soli 45 anni, come Irene Bernardini − favolosa psicologa che seguivo con passione sul suo blog – soltanto: siete state grandi, non vi dimenticheremo.

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