La violenza non va in vacanza

Tante belle parole in difesa delle vittime degli abusi, ma poi scopriamo che i centri antiviolenza stanno chiudendo per mancanza di fondi, in un Paese in cui ogni 2 giorni una donna viene uccisa

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La vicina di ombrellone parla "nordico". Brescia o Bergamo, provincia che lavora. In una spiaggia di romani e campani poco propensi allo schiamazzo – meridionali bene, dirà lei –  si nota. Deve avere poco più di 40 anni, è single, chiacchiera senza sosta e non si bagna mai, se non sotto la doccia per poi spruzzare olio solare sui capelli. È una professionista dell'abbronzatura. Telo da mare con laccetti da fissare ai quattro angoli del lettino, smalto fluo coordinato al bikini, infradito con la zeppa, corpo rinsecchito e tette grosse. 

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Alla giovane donna che da mezz'ora l'ascolta con sorriso martire mentre le spiega, con meticolosità dell'Artusi, la ricetta dei cracker fatti in casa gluten free, rivela a un certo punto con aria complice che «Certa gente di giù non è poi male». La maggioranza, certo, è quel che è, siamo pur sempre nell'avamposto del Terzo mondo alfabetizzato,
ma alcuni meridionali «sono proprio perbene ed educati». Come quei cani che non sporcano e non abbaiano, ma restano pur sempre cani. 

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Questa è l'Italia che raccontiamo con aria divertita ritornando a casa. Lasciando correre, senza dargli peso, una frase idiota. Convinti che l'ignoranza e il pregiudizio siano appannaggio di pochi e che basti ignorarli per metterli all'angolo e farli zittire. E invece attecchiscono come la gramigna. Ignoranza e pregiudizio sono alla base di ogni razzismo, geografico, etnico, religioso, culturale, di genere, di censo, di ceto. Sono il porto d'armi non autorizzato degli ottusi, che si credono in diritto di giudicare gli altri in nome di una presunta superiorità. Basata su niente, eppure esibita con sicumera, come se ci fosse un blackout della ragione, un disinnesco dell'umanità. 

Emmanuel, 36 anni, nigeriano, è sopravvissuto al fanatismo barbarico di Boko Haram,  alle violenze degli sciacalli libanesi, alle onde di un mare raramente amico e all'aborto di un figlio che si è spento nello sciabordio dell'utero materno prima ancora di toccare terra. E poi è morto a Fermo, per mano di un ultrà che aveva chiamato la sua donna scimmia. Mentre altri uomini perdevano la vita in altri mondi, Louisiana, Minnesota, dentro altre storie, avendo in comune lo stesso stupido problema, la pelle scura. La stessa di quel presidente nero che fino a oggi ci sembrava garanzia di una conquista fatta, prova vivente di un principio non più rinegoziabile: siamo tutti uguali. 

E mentre i giornali si riempiono d'immagini di afroamericani sul piede di guerra, qualcuno ci informa che in Italia stanno chiudendo i centri antiviolenza. Tante belle parole in difesa delle vittime di abusi – 16.000 ogni anno – e niente quattrini. Dei 16,5 milioni di euro destinati per il 2012-2013 dal Piano nazionale anti-violenza alle Regioni si è visto poco o niente (bloccati dalla burocrazia), mentre gli altri 18 milioni stanziati per il 2015-2016 non sono ancora stati erogati. Nel Paese in cui circa ogni due giorni una donna viene uccisa. Solo perché è femmina. Solo perché è nero. Non c'è differenza.

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