Iran: 10 buoni motivi per andarci in vacanza

Se pensate che l'Iran sia un Paese rigidamente islamico e inospitale leggete qui: vi verrà voglia di fare subito la valigia!

Appena scendi dall'aereo, l'Iran smentisce immediatamente lo stereotipo occidentale che lo dipinge come un luogo pericoloso e ostile. E lo fa soprattutto col sorriso dei suoi abitanti. A cominciare da quello delle donne, che sanno trasformare il chador in un accessorio fashion, sono abilissime a valorizzare i loro volti con il trucco, se non addirittura con la chirurgia estetica, e la sera si destreggiano sui tacchi con sorprendente disinvoltura. Ma soprattutto lavorano, parlano inglese e svolgono un ruolo attivo nella società, tanto da aver dato vita a una nuova generazione di scrittrici. Certo, un viaggio da queste parti esige il rispetto di alcune regole, prima fra tutte quella di velarsi. Ma ne vale la pena, perché la Persia, in termini di storia e raffinatezza, ha molto da offrire. E in autunno, quando il clima non è più arroventato, svela al meglio tutta la sua magia.

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Shiraz, culla della poesia

Era famosa per gli usignoli, il vino (ormai bandito, come tutto l'alcol), le rose e le opere in versi. Shiraz, capitale dell'Iran durante la breve dinastia Zand (1747-79 d.C.), svela come la poesia persiana sia ancora parte integrante della vita quotidiana. I suoi amatissimi poeti Saadi e Hafez, rispettivamente del XIII e XIV secolo, riposano in mausolei-giardini, tra cipressi e percorsi d'acqua, dove iraniani di tutte le età si recano a rendere loro omaggio.

Il responso dell'indovino

Nell'Aramgah di Shiraz (nella foto), il "luogo di riposo" di Hafez, chiunque può porre una domanda al destino: all'ingresso un fal-gir, un indovino, tiene tra le mani una scatola piena di bigliettini con i versi del poeta. Un pappagallino, appollaiato sul suo dito, ne sceglie uno con il becco. È il fal, la risposta del fato. Shiraz è così: ammaliante e segreta. Risparmiata dalla distruzione mongola, ha ospitato letterati e architetti contesi dai sultani di tutto il mondo. Per esempio, nel XVII secolo, fu un architetto di Shiraz, Eisa Khan, a progettare il celebre Taj Mahal in India.

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I giardini Patrimonio Unesco

Famiglie e gruppetti di amici si godono il fresco ombroso dei grandi giardini di Eram (nella foto), patrimonio dell'Unesco. Se in centro la fortificazione di epoca Zand Arg-e Karim Khan ha quattro torrioni possenti che ricordano i pezzi giganti di una scacchiera, sono invece pura raffinatezza floreale le maioliche che decorano la Moschea del Reggente, con la sala della preghiera sorretta da 48 colonne e l'ingresso impreziosito dalla decorazione muqarna: nicchie e alveoli azzurri e blu. Delle stesse tonalità le cupole e i vetri colorati, usati per allontanare le mosche.

Il Bazar-e Vakil

A pochi passi è divertente perdersi nel Bazar-e Vakil (nella foto) di Shiraz, fermarsi nella tradizionale casa da tè Saray-e-mehr (tel. +98 711 222 9572) o prendere un tipico Paloudeh shirazi, una specie di gelato fatto con farina di grano e acqua di rose. Nel ristorante di tendenza Haft Khan (haftkhanco.com) o nel tradizionale Soofi (soofirestaurant.com) si gustano specialità come il fragrante riso allo zafferano, il kebab, la purea di melanzane al forno, lo yogurt con menta e cetrioli e l' halva, un dolce di farina, zafferano e cardamomo. Insomma, ovunque si decida di pranzare non c'è il rischio di capitare in ristoranti «turistici».

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Le meraviglie di Persepoli

A 57 km da Shiraz, a 1.770 m di altitudine, sorge Persepoli, fondata da Dario il Grande intorno al 518 a.C., probabilmente con funzioni cerimoniali, e costruita da uomini liberi (non da schiavi). Distrutta da Alessandro Magno, questa città aveva un cuore pacifico: non si trovano immagini di guerra, ma animali scolpiti che sembrano ultraterreni, come i due tori guardiani della Porta delle Nazioni e lungo la Scalinata dell'Apadana, il palazzo delle celebrazioni.

Le tombe rupestri di Naqsh-e-Rustam

A pochi chilometri da Persepoli si incontra Naqsh-e-Rustam con le imponenti tombe rupestri attribuite a Dario II, Artaserse I, Dario I e Serse I.

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La tomba di Ciro

Imperdibile, a Pasargade, non molto lontano da Persepoli, l'austera e solitaria tomba di Ciro, il re che voleva «occupare il cuore dei popoli», con sette gradini alla base, il numero che per il sufismo (la corrente più esoterica e mistica della religione islamica) indica l'ascesa al Paradiso.

Verso Esfahan

Un nastro d'asfalto corre per circa 400 km tra i rilievi aspri dei monti Zagros, tinti di ocra dal tramonto, fino a Esfahan, divenuta capitale dell'impero safavide nel 1598 grazie allo Shah Abbas I che impose l'islam sciita come religione di stato. Col suo perimetro di un chilometro e mezzo, Piazza Imam (nella foto) è la seconda più grande al mondo: una vastità geometrica racchiusa da arcate sovrapposte con al centro una grande fontana per le abluzioni e quattro aree verdi dove le scolaresche fanno picnic.

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La moschea dell'Imam di Esfahan

All'estremità meridionale di Piazza Imam, la Moschea dell'Imam (un tempo chiamata del Re) ha quattro minareti e una cupola azzurra che sembra librarsi nell'aria, non allineata alla piazza per assecondare un invisibile percorso spirituale verso la Mecca.

La moschea delle donne di Esfahan

Preziosa la Moschea delle Donne o dello Sceicco Lotfollah (nella foto), dove un corridoio di maioliche blu e verdi termina in un bagno di colori cangianti dal rosa all'azzurro. Di fronte, all'ultimo piano del palazzo safavide di Ali Quapu, c'è una sala della musica rivestita di scansie dalle forme di strumenti musicali, forse casse di risonanza in miniatura.

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