Safari in Botswana: le cose da sapere sul Delta dell'Okavango

Vorresti partire per un safari in Africa ma hai paura delle scomodità? Ecco il racconto di una settimana nel delta dell'Okavango, immersi nella natura senza rinunciare al comfort, con tutte le informazioni pratiche

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Apro un libro appoggiato su un vecchio baule nella mia tenda a Zarafa Camp, sulla laguna di Zibaianja, in Botswana. E leggo: «Il nostro mondo, la nostra esistenza, sono fatti per le scoperte, per le avventure, per vivere ogni secondo». Lo scrivono Dereck e Beverly Joubert, documentaristi famosi e proprietari del campo di Great plains conservation. Fa piacere immaginare che non sia finita l'epoca delle grandi esplorazioni, ognuno ha tutta la sua vita per scoprire il mondo. E guardando con il binocolo centinaia di ippopotami, uccelli e impala che si abbeverano alla pozza, ti senti un po' pioniere all'istante. Non ci dovrebbe essere bisogno dell'Africa per capirlo, però il safari innesca la miccia dell'avventura.

Un suricato nel deserto di Makgadikgadi
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Il fuoristrada è grande e pesante come un rinoceronte, ma non ha finestrini né barriere. Un felino potrebbe salirci in un balzo, penso, mentre davanti si materializza una leonessa che avanza in cerca di cibo tra una distesa di salvia selvatica profumatissima. Bisogna concentrarsi per vedere quel che accade intorno. Su un albero vicino c'è un leopardo: è una femmina di vedetta su un ramo, che controlla il territorio mentre i cuccioli si allenano ad arrampicarsi sul tronco.

Un leopardo scende dall'albero per presidiare il territorio: deve tutelare i piccoli nascosti tra le fronde che rischiano l'attacco di una leonessa che si aggira nei dintorni

Intanto, la leonessa ha catturato un facocero, che sbrana con tutta calma in un cespuglio. Poi, con la bocca sporca di sangue, sbadiglia e si addormenta. La scena è cruenta, ma c'è un equilibrio insindacabile nella natura: è la vita, non il solito parco divertimenti!

Tre leonesse nella riserva di Selinda, sul Delta dell'Okavango, fiume che finisce nel deserto
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Devi cambiare mentalità e renderti conto che, se riduci i pochi centimetri che separano il tuo comodo posto sull'auto dagli animali selvatici, sei in pericolo anche tu. Devi imparare che alla sera ti puoi spostare solo accompagnato dal ranger perché potrebbe esserci un serpente o altro e che non devi andare nel panico se un ippopotamo sfiora la tua tenda di notte. All'inizio non è facile, poi diventa normale. Anche l'elettricità a ore, l'acqua contingentata, il telefono che non prende, il wi-fi inesistente. Non sei connesso, non puoi contare sulle tue solite sicurezze e, sorprendentemente, stai bene così.

Una delle suite di San Camp, campo a cinque stelle di Uncharted Africa nel deserto di Makgadikgadi, che significa «il grande grande nulla»

Che ti abitui facilmente lo capisci meglio proseguendo il viaggio sul Delta dell'Okavango e nel deserto di Makgadikgadi con Uncharted Africa. Ci accompagna Ralph Bousfield, avventuroso come Indiana Jones, bello come un attore, istruito come un docente di Oxford. Ogni sera, attorno al falò, spiega nei dettagli quell'ecosistema straordinario. Racconta, per esempio, che gli avvoltoi cominciano a volare tardi, verso le nove del mattino, quando l'aria più calda li aiuta a sollevare il pesante corpo. Dove ci sono loro, ci sono una preda e un predatore – un leone, delle iene, un branco di licaoni – e il pasto del giorno. Tutto si ricicla, nulla si spreca, niente è casuale.

Il bivacco attorno al braciere a Zarafa, Relais&chateaux di Great Plains Conservation, fondato dai documentaristi Beverly e Derek Joubert

Secondo Ralph, «il safari è un'esperienza fantastica, specialmente qui in Botswana, dove non c'è quasi il bracconaggio e si è sviluppato un modello di turismo responsabile, quindi gli avvistamenti sono più numerosi che altrove. Il safari è un viaggio nella mente tanto quanto lo è fisicamente. Prima c'è la meraviglia degli incontri con giraffe, elefanti, leoni, migliaia di zebre e gnu, uccelli e decine di altri animali. Poi inizia l'immersione profonda, il confine sottile tra ciò che vedi e ciò che senti».

Zebre al pascolo

Ognuno ha le sue reazioni. Io ho sentito il cuore in gola e la bocca asciutta quando il bell'elefante che volevo fotografare da vicino mi ha puntato sbattendo le orecchie come a prendere la rincorsa. Poi si è calmato e ha cambiato strada. La paura è un campanello d'allarme, ti insegna ad adeguarti a quel mondo molto più forte di te, ma meraviglioso (info: Il Viaggio-Journeys & Voyages, ilviaggio.biz).

L'ora del tè a Jack's Camp insieme a Ralph Bousfield (l'uomo con cappello)

Viaggiare in Africa non è come partire per un weekend nelle capitali d'Europa, quindi è consigliabile affidarsi a un tour operator specializzato che si occupi di organizzare l'itinerario. Come Il Viaggio (www.ilviaggio.biz) che propone diversi itinerari, per esempio sette notti sul Delta dell'Okavango, con soste nei campi tendati di Great Plains Conservation, di cui è partner anche la National Geographic Society, e Uncharted Africa, la compagnia turistica di Ralph Bousfield, una delle guide più apprezzate di tutto il continente. I campi non superano le sette tende, e ciononostante offrono un servizio di altissimo livello per comodità, eleganza, qualità del cibo e dell'esperienza.

La piscina di San Camp, campo a cinque stelle di Uncharted Africa nel deserto di Makgadikgadi

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