Festa della Repubblica, il significato del 2 giugno

Perché proprio il 2 giugno si festeggia la nostra repubblica, il referendum e il voto alle donne: qualche curiosità su una ricorrenza che riguarda tutti noi

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Il 2 giugno, al di là del ponte festivo che accompagna questa ricorrenza, è una data importantissima per gli italiani, paragonabile al 4 luglio per gli americani e al 14 luglio per i francesi. La Festa della Repubblica è una ricorrenza chiave insieme al 25 aprile: se quel giorno nel 1945 infatti l'Italia venne liberata dal regime fascista, il 2 giugno 1946 il popolo italiano decise il suo futuro.

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Perché si festeggia proprio il 2 giugno?

La Festa della Repubblica cade il 2 giugno in ricordo del referendum istituzionale del 1946 che sancì la nascita della Repubblica appunto. Gli italiani - uomini e donne per la prima volta - furono chiamati alle urne per scegliere la forma istituzionale dello Stato tra repubblica e monarchia. Ogni anno il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria e una parata lungo via dei Fori Imperiali. Solo nel 1976, a causa del forte terremoto che colpì il Friuli, la tradizionale parata militare fu annullata per non gravare ulteriori spese sul bilancio statale.

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Un giorno festivo «mobile»

La prima Festa della Repubblica venne celebrata nel 1948, il 2 giugno, e così è stato fino al 1977. Quell'anno infatti a causa della crisi economica fu soppresso il giorno festivo e si decise che le Festa della Repubblica doveva essere celebrata ogni anno la prima domenica di giugno. La festività tornò al suo posto nel 2001, fortemente voluta dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. 

Voto alle donne!

Quest'anno noi donne dobbiamo festeggiare come si deve: sono passati infatti 70 anni dal nostro primo voto. Si potrebbe anche aggiungere solo 70 anni perchè l'Italia è arrivata molto tardi rispetto ad altri Paesi che già avevano concesso il diritto di voto alle donne. Il primo Paese a farlo fu la Nuova Zelanda (allora colonia inglese) nel 1893, e il primo Paese europeo fu il  Granducato di Finlandia nel 1907. L'ultimo nel mondo, per la cronaca, è stato l'Arabia Saudita lo scorso anno. Meglio tardi che mai. Nel 1946 in tutto i votanti furono 11.949.056 uomini e 12.998.131 donne. Fu una strabordante presenza femminile ai seggi insomma!

Nord e Sud, le preferenze

Anche nel voto del 1946 l'Italia si spaccò a metà: al nord vinse la repubblica mentre la monarchia venne votata prevalentemente al sud. Monarchia in testa anche nella Capitale. Ma, come è storia, fu la repubblica ad avere la meglio con 12.717.923 preferenze (54,3 % degli aventi diritto al voto), mentre la monarchia si fermò a quota 10.719.284 preferenze (45,7 %). Ci furono anche 1.498.136 schede nulle.

Che fine hanno fatto i monarchici?

I monarchici trovarono i loro riferimenti inizialmente nel Partito Nazionale Monarchico, attivo dal 1946 al 1959. In seguito ad una scissione interna fu creato nel 1954 il Partito Monarchico Popolare, ma nel 1959 il PNM e PMP confluirono nel Partito Democratico Italiano (PDI), che nel 1961 divenne Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM). Nel 1972 il PDIUM confluì nell'MSI ma questa scelta non fu condivisa e fu creato Alleanza Monarchica, partito attivo ancora oggi. Per quanto riguarda l'ex re Umberto II di Savoia (soprannominato il 'Re di Maggio' per il suo regno durato solo un mese dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele III), andò in esilio in Portogallo pochi giorni dopo il referendum e non abdicò mai. Dopo la morte di Umberto II e della moglie Maria Josè l'esilio per la ex famiglia reale, Vittorio Emanuele, la moglie Marina Ricolfi Doria e Emanuele Filiberto, durò fino al 2002.

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