Blue Whale, che cos'è il fenomeno che sta allarmando i genitori e come difendere i ragazzi

I 10 consigli di Telefono Azzurro per i ragazzi che pensano ad atti di autolesionismo o al suicidio, e un messaggio per i genitori: insegnate ai vostri figli a diffidare di chi vuole il loro silenzio

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Si chiama Blue Whale ed è il nuovo spauracchio della Rete che allarma i genitori e minaccia gli adolescenti. Una sfida perversa che indurrebbe i ragazzi a entrare in una spirale di autolesionismo step step fino al gesto estremo del suicidio (documentato attraverso un video o in live streaming), come avvenuto in Russia e testimoniato dal servizio del programma tv Le Iene. Che ha scatenato il panico nelle famiglie italiane, soprattutto dopo che sono emersi i primi casi - seppure dubbi - anche in Italia.

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Di fatto Telefono Azzurro - che l'8 giugno 2017 festeggia i suoi 30 anni in prima linea nella difesa dei diritti dell'infanzia e nell'ascolto di bambini e adolescenti - sostiene che ad oggi non risultano in Italia casi accertati incontrovertibilmente riconducibili al fenomeno Blue Whale (diverse procure stanno indagando sui vari casi sospetti segnalati in tutta la penisola). Ma che al tempo stesso il clamore e la psicosi suscitati dalle prime segnalazioni è un'ottima occasione per riflettere sul tema della tutela della salute mentale di bambini e ragazzi.

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«Stiamo monitorando l'allarme senza cedere all'allarmismo», spiega Ernesto Caffo, il neuropsichiatra infantile presidente di Telefono Azzurro Onlus. «Invitiamo tutti all'estrema cautela. Il fenomeno dell'autolesionismo spesso viene esposto online, insieme al suicidio: se è vero che non ci sono casi riconducibili al Blue Whale Challenge è anche vero che i dati Telefono Azzurro ci restituiscono uno scenario preoccupante. Specialmente nell'ultimo quadrimestre. Per ogni necessità noi siamo a disposizione dei ragazzi alle linee di ascolto 19696 e 114 oltre che in chat per qualsiasi confronto o necessità di aiuto». Insomma, secondo i dati raccolti e i casi gestiti dalle linee di Telefono Azzurro l'autolesionismo è in crescita, con 59 casi di atti autolesivi, 43 di ideazione suicidaria e 9 di tentativo di suicidio.

Tornando alla "sfida" Blue Whale - ma non solo - c'è da tenere a mente un dettaglio importante, evidenziato dalle testimonianze dei genitori dei ragazzi russi che ne sarebbero rimasti vittime: molte forme di abuso (quello psicologico e sessuale, per esempio) puntano sul mantenimento del segreto e sull'imposizione del silenzio per isolare la vittima e impedirle di chiedere aiuto (gesto che interromperebbe la perversa dinamica).

Dunque, il messaggio per i genitori è chiaro: è di fondamentale importanza insegnare a bambini e ragazzi a diffidare da chi vuole il loro silenzio o lo impone con le minacce, spacciandolo per un modo per creare una relazione esclusiva. In realtà, si tratta solo di un trucco per isolare la vittima, rendendo difficile o impossibile la richiesta di aiuto.

Ecco invece i CONSIGLI di TELEFONO AZZURRO dedicati ai ragazzi

Se ti autolesioni o stai pensando al suicidio:

1. Contrapponi il fare al pensare: esci, fai qualcosa di semplice, ma rilassante che pensi ti possa far stare meglio. Questo non significa ignorare ciò che ti mette in difficoltà: è importante farlo, ma nel momento più adeguato e con il sostegno di professionisti che ti possano supportare in questo.

2. Tieni presente che quando ci si sente in estrema difficoltà la percezione delle cose è alterata e si ha la sensazione di non avere vie d'uscita. Ricorda però che si tratta spesso di momenti transitori.

3. Cerca di non stare solo: solitudine ed isolamento rischiano di peggiorare la situazione.

4. Prova a pensare ad una situazione di difficoltà che sei riuscito a superare in passato. Cosa ti è stato d'aiuto? Quali risorse hai messo in campo? Quali oggetti, comportamenti, idee o persone ti hanno aiutato?

5. Prova ad immaginare un ragazzo nella tua stessa situazione: cosa gli diresti per aiutarlo?

6. Se sai che qualcosa ti fa stare male e pensi di essere in un momento di particolare vulnerabilità, cerca di evitare. Ad esempio, se un luogo ti evoca particolari ricordi negativi, non andarci e, se devi farlo, non andarci da solo.

7. Chiedere aiuto non è un atto di debolezza: è, invece, un modo molto coraggioso di iniziare un percorso per stare meglio.

8. Informa una persona di tua fiducia di come ti senti: condividere significa anche "dividere con". Parlare con qualcuno ti aiuterà a costruire più soluzioni proprio quando ti sembra che non ce ne siano. La persona che avrai scelto sarà felice di poterti ascoltare, non vergognarti di raccontare come ti senti, stai facendo un passo molto importante.

9. Se sai che un amico o una persona che conosci si auto-lesiona o sta pensando al suicidio, offrigli il tuo sostegno ed il tuo ascolto, ma non assumerti da solo questa responsabilità. Informalo, ad esempio, della possibilità di rivolgersi a Telefono Azzurro, chiamando il numero sempre attivo 1.96.96 oppure attraverso la chat (attiva tutti i giorni dalle 08 alle 22 – il sabato e la domenica dalle 8 alle 20).

10. Se non dovesse accettare o se tu non fossi sicuro che chiederà un aiuto, prova a contattare tu Telefono Azzurro. Cercheremo insieme una soluzione. Oppure, informa un tuo adulto di riferimento di questa situazione.

24 ore su 24, tutti i giorni, Telefono Azzurro offre supporto psicologico e intervento immediato attraverso attività sul campo e alle linee di ascolto 114 e 19696.

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