Parto: 10 miti da sfatare sulla maternità

Mettere al mondo un bebé è un evento che riguarda troppo i medici e troppo poco le donne. Ecco i 10 luoghi comuni più diffusi

Se aspetti un bambino, mille domande e dubbi sul parto si affollano nella mente immediatamente dopo il test di gravidanza positivo. Se sei madre, o stai per diventarlo, lo sai: ti chiedi se sia meglio fare l'epidurale o scegliere il parto naturale, se sentirai molto dolore, quale sia la posizione migliore per partorire, se l'ospedale pubblico è la scelta da privilegiare…

A fare luce sulla questione femminile per eccellenza, il parto, è da poco uscito in libreria Partorirai con dolore (Rizzoli), di Rossana Campisi, giornalista, scrittrice e collaboratrice di Gioia!: un'inchiesta approfondita che raccoglie dati, storie personali, interviste di esperti e casi del "business delle nascite".

Abbiamo preso spunto dal libro per affrontare 10 falsi miti che circondano ogni nascita, soprattutto in Italia, dove mettere al mondo un bebè è un evento che riguarda troppo i medici e troppo poco le donne.

Le foto sono di Sophie Starzenski che nel progetto "40 weeks and a mirror" si è fotografata allo specchio, con una Canon, durante la gravidanza fino a dopo il parto, con suo figlio in braccio.

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1 Il parto in casa è pericoloso

Secondo lo studio britannico Birthplace, se la gestante è alla prima gravidanza i rischi di complicazioni sono maggiori in casa (9,3 su mille) che in ospedale (5,3). Dal secondo figlio in poi le percentuali sono identiche. Tutte le donne che scelgono il parto in casa dovrebbero sapere che il 20 per cento delle primipare e il 10 per cento delle secondipare, durante il travaglio, si trasferisce in ospedale. Spiega Rossana Campisi nel suo libro inchiesta Partorirai con dolore (Rizzoli) che, secondo un sondaggio, in Italia una donna su cinque vorrebbe partorire in casa, poi lascia perdere perché non trova informazioni sufficienti. Solo alcune regioni come Emilia-Romagna, Marche, Piemonte e Lazio rimborsano (parzialmente) i costi del parto in casa, che raggiungono i 3.000 euro. Sceglie questa modalità meno dell'1 per cento delle donne; in Olanda, invece, quasi un terzo del totale, ma il tasso di mortalità neonatale lì è il più alto d'Europa.

2 La posizione migliore per partorire è da sdraiata

La libertà di scegliere la posizione aiuta a provare meno dolore, così come il parto in acqua, da noi poco diffuso: «Il contatto con l'acqua determina un aumento delle endorfine, il dolore è attutito, la zona lombosacrale, perineale e addominale si rilassa; nel periodo espulsivo la pressione della testa sul perineo è più sopportabile», spiega Caterina Masè, ostetrica a Trento. Troppe donne vengono costrette a stare sdraiate sul lettino, mentre contro il dolore il miglior travaglio è in piedi, oscillando lente per spostare il peso e favorire la discesa del feto. Per partorire l'ideale sarebbe stare accovacciate come le galline, il che aumenta la dilatazione del 30 per cento (non poco). Se non ci sono complicazioni e la madre ne ha le forze si può fare; il neonato viene "scodellato" su un telo pulito, la madre ha anche il privilegio raro di vederlo uscire da sé. La posizione da sdraiata è innaturale (va contro la forza di gravità), serve solo ai medici per capire più facilmente "cosa succede là sotto".

3 Una madre ha il diritto di scegliere il cesareo (anche in assenza di complicazioni)

È un dato: un bambino che nasce con un cesareo elettivo, ovvero senza travaglio, rischia di più, per esempio la sindrome da apnea transitoria, benigna ma che a volte richiede il ricovero in terapia intensiva per qualche giorno. Il bambino può non respirare bene e avere difficoltà ad attaccarsi al seno. Le donne che hanno partorito col cesareo allattano al seno il 15 per cento in meno di quelle che hanno avuto un parto naturale. Le percentuali dei cesarei variano: secondo l'Oms servirebbero nel 10-15 per cento dei casi, noi siamo al 36,3, nell'ospedale di Carate Brianza, la percentuale scende al 4 per cento, al San Martino di Genova è del 44,83 e molte strutture private, specie al sud, sfiorano il 90 per cento. Perché tanti cesarei? Perché mettono il medico tranquillo e la partoriente al riparo dal dolore, sono comodi, programmabili. Fino a poco tempo fa un altro incentivo erano i rimborsi ricevuti dagli ospedali, per i cesarei più alti di quelli per i parti naturali. Ora alcune regioni sono riuscite a equipararli (risultato: si fanno meno cesarei).

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4 L'epidurale va fatta solo in casi estremi

Non ci sono ragioni filosofiche né fisiologiche per cui "valga la pena" di soffrire mettendo al mondo un bambino, come ricorda Nicola Rizzo, direttore di Ostetricia e medicina a Bologna: «Quando l'Homo sapiens ha raggiunto la posizione eretta gli è cresciuto il cervello, quindi la testa; ma non, in proporzione, il bacino. Ecco perché il parto negli umani è più difficile che nelle scimmie». Purtroppo nel sentire comune il dolore è considerato un arricchimento e il parto con analgesiaun'esperienza meno intensa. Ricorda Ilaria Bernardini inL'inizio di tutte le cose: «Se la chiedi ti guardano malissimo, ti dicono che danneggi il bambino, che è un controsenso far l'epidurale e poi allattare». Secondo la Società italiana di anestesia, in Italia il 41 per cento dei punti nascita offre l'epidurale, di cui poi fruisce solo il 20 per cento delle partorienti; in Francia già nel 2003 l'epidurale era praticata nel 75 per cento dei parti, in Spagna nel 60.

5 Il ginecologo è indispensabile, l'ostetrica solo utile

Molte donne per partorire vogliono un ginecologo privato (può costare anche qualche migliaio di euro). In realtà le linee guida nazionali ed europee prevedono che «alle donne con gravidanza fisiologica venga offerto il modello assistenziale basato sulla presa in carico da parte dell'ostetrica». Se a gestire il parto è l'ostetrica, episiotomie e cesarei diminuiscono del 30 per cento.

6 Non si allatta il figlio di un'altra

Tabù dei tempi moderni, visto che nella storia le balie ci sono sempre state: i neonati sono attratti dall'odore del latte della propria madre, ma anche da quello di un'altra donna. A me che scrivo quest'articolo è capitato in due diverse situazioni di emergenza di allattare un neonato non mio, perché la madre non era presente e il bambino aveva fame. E nel suo libro Ilaria Bernardini racconta di una donna che allatta adulti (uomini e donne) a pagamento: su Internet il mercato del latte materno è in ascesa, anche per feticisti, malati di cancro (che ritengono giovi alla salute) e palestrati (attratti dai nutrienti). In Inghilterra il mercato del milk sharing sobbolle e i forum sono pieni di mamme pronte a vendere, a 12 sterline a boccetta, il proprio latte, che però non è controllato e tra le altre malattie può trasmettere epatite B e C, Hiv, sifilide.

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7 Il latte materno rinforza il bimbo

Diversi studi associano l'allattamento al seno a una serie di benefici, sia per la madre che per il bambino. Tuttavia negli anni i benefici sono stati gonfiati a dismisura, così come è stata demonizzata l'alternativa, cioè il latte artificiale. Nel 2014 uno studio dell'Università dell'Ohio ha analizzato le differenze tra i fratelli allevati in modo diverso all'interno dello stesso gruppo familiare. Il loro stato di salute sul lungo periodo rimaneva paragonabile.

8 Allattamento: a richiesta è meglio

Si raccomanda sempre di allattare i bambini quando piangono: questo offre senso di protezione e migliora il bonding. Sicuri? Un bambino allattato in continuazione mangia poco ogni volta, uno allattato ogni tre ore mangia quello di cui ha bisogno nelle tre ore successive: entrambi i modelli possono andare bene a lui, forse nel secondo può esserci un vantaggio per la madre.

9 Un padre non può sostituire una madre (nell'accudimento)

La legge sui congedi parentali, in Italia richiesti da pochissimi padri, vorrebbe dimostrare proprio il contrario. Già cambiando un pannolino, nota Federico Ghiglione in I papà spiegati alle mamme (Einaudi), «l'uomo esplora un territorio fino a poco tempo fa di esclusivo dominio della donna». Il padre ha un ruolo pure nell'allattamento al seno: protegge e contiene la diade madre-bambino, garantendo la sua serenità.

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10 Una volta a casa, la mamma deve cavarsela da sola

Il 70 per cento delle donne soffre di baby blues, il 10 di depressione post partum. E poi, ricorda Rossana Campisi in Partorirai con dolore, c'è la depressione prenatale: interessa il 15 per cento delle gestanti, se ne parla pochissimo ma può lasciare segni a vita. Le donne seguite da ostetriche e consultori sin dal primo mese di gravidanza hanno un rischio di depressione e baby blues dimezzato.

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