Julie Delpy: «Care madri, chi cede ai ricatti affettivi è perduta»

Al cinema dal 1° settembre 2016 con il film Lolo - Giù le mani da mia madre, da lei scritto, diretto e intepretato, l'attrice francese ci spiega perché nessuna donna deve accettare gli abusi di un uomo, nemmeno se si tratta del proprio figlio

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«Una sera sono andata da un'amica che doveva presentarmi il suo nuovo fidanzato. Per tutta la cena il figlio, che ormai aveva 20 anni, si mostrò in mutande, senza salutare. per prendere cibo dal frigo. Era il suo modo di dire all'intruso di andarsene perché quella era casa sua». Julie Delpy ha descritto così la situazione che l'ha convinta a scrivere, dirigere e interpretare Lolo - Giù le mani da mia madre (al cinema dal 1° settembre), in cui è una quarantenne parigina in carriera e divorziata, che si innamora di un informatico (Day Boon), tenero ma imbranato. 

Julie Delpy e Vincent Lacoste  nel film Lolo - Giù le mani da mia madre.
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Tutto fila liscio finché il figlio 19enne Lolo (Vincent Lacoste) non fa di tutto per sabotare la nuova relazione. «Ricordo che la mia amica non gli disse niente», ci racconta l'attrice, che incontriamo in un bar durante il Festival di Toronto. «Ed è un tremendo sbaglio, perché quando inizi a subire questo tipo di comportamenti poi non c'è fine».

Un'altra scena del film, nelle sale dal 1° settembre 2016
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A lei è capitato qualcosa del genere?

No, mio figlio Leo ha sei anni (il padre è il compositore Marc Streitenfeld, ndr), è adorabile, non penso che diventerà come Lolo. Ho una tale empatia che lo chiamo Gandhi. Ma ho avuto una relazione simile con un uomo: se accetti un abuso anche una sola volta, poi diventa pericoloso. 

Lolo è già adulto, ma da voi in Francia i figli non andavano via di casa presto?

La situazione è cambiata, molti restano con i genitori a lungo, perché la vita è più facile. Secondo me è però meglio mandarli fuori di casa presto, e permettere così loro di fare esperienza.

Come fa a esserne sicura?

Io sono andata via di casa a 16 anni. Certo ero già un'attrice e mi mantenevo, quindi un esempio raro, soprattutto oggi, per via della crisi. Ma ci ha fatto caso? Le persone uscite presto dal nido sono quelle che hanno carriere più brillanti? Non dico che bisogna buttare i figli in mezzo a una strada, ma se li educhi e insegni loro a essere determinati e curiosi, la strada la trovano da soli. 

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