Bambini sovrappeso e dieta: a che età inizia la prova costume?

Un tempo del «test da spiaggia» esplodeva nell'adolescenza, oggi con l'aumento dell'obesità infantile arriva già a 7-8 anni: ma è corretto imporre un regime a questa età? E come evitare il rischio di un'ossessione per la linea o addirittura di un disturbo alimentare?

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Il rotolino morbido che deborda dalla mutandina, un tempo guardato con tenerezza, a un certo punto diventa un problema. Per i bambini sovrappeso (il 30% del totale, ormai), presi in giro a scuola e dagli amici. E per i genitori, che vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno come affrontare la situazione. «L'ideale è agire subito, ma sulla famiglia, non sul bambino», spiega lo psicologo Emanuel Mian, responsabile dell'ambulatorio per i disturbi dell'immagine corporea e alimentari in età evolutiva del Centro Emotifood di Monza (emotifood.it).

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«Prima è importante capire quanto il problema "peso" abbia uno spazio nel nostro vissuto. E come possiamo affrontarlo ora, con i nostri figli, senza farli sentire inadeguati. Nel centro ci occupiamo del sovrappeso dei ragazzi aiutando i genitori a cambiare lo stile di vita della famiglia. Senza risucchiare il figlio in un iter che, imponendogli lo stigma del "bambino grasso", può candidarlo a lottare per tutta la vita con il cibo o con il proprio corpo».

L'11% dei bambini salta la prima colazione e il 41% beve ogni giorno bevande ricche di zucchero

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Il peso del giudizio

Se una bimba un po' cicciottella viene presa in giro, quali saranno le conseguenze? Dipende anche dalla reazione dei genitori. «Secondo una ricerca condotta nel 2014, se la critica arriva da persone che non fanno parte della famiglia, le probabilità che la bambina possa avere poi problemi di sovrappeso nell'adolescenza aumentano del 40 per cento. Ma se la critica viene ricevuta o confermata da un genitore, questo rischio sale del 60 per cento», dice l'esperto. «Se, poi, viene messa a dieta, non potendo più mangiare quello che le piace come fanno, invece, i suoi compagni, può sviluppare l'emotional eating, cioè la tendenza a consumare cibi (magari di nascosto) non per fame, ma per bisogno di consolazione. E quelli che consolano, guarda caso, sono ricchi di zuccheri e grassi. Questo è uno dei motivi per cui solo il 10 per cento delle diete "normali", basate soltanto sul cibo, funzionano, nell'infanzia. Negli altri casi, non portando risultati duraturi, finiscono per innescare, nei bambini, un sentimento d'inefficacia che può ridurre l'autostima. Chiedere aiuto è giusto. Ma la soluzione dovrebbe abbinare l'approccio dietetico a quello psicologico, in centri dove un nutrizionista specializzato in programmi per ragazzi e bambini lavora affiancato da uno psicologo».

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Un decalogo per figli sani e felici

Il peso dei bambini, quindi, si tara in famiglia e non solo per motivi genetici, ma soprattutto psico-comportamentali. Ecco alcuni consigli degli esperti, utili per affrontare il problema.

1. Date il buon esempio

I più piccoli apprendono per imitazione. Perciò il cambiamento deve partire dai genitori. Preparate pasti sani e consumateli in modo adeguato. Se mangiate molta frutta o fate spuntini salutari, i vostri figli impareranno a fare altrettanto.

2. Cambiate lo stile di vita familiare

Giusto apportare modifiche, ma senza collegarle al sovrappeso del bambino (con frasi tipo: «Da oggi non compriamo più dolci perché Alice deve dimagrire!»). Buone abitudini sono: iniziare la giornata consumando insieme una bella colazione; preparare pasti equilibrati e mangiare con calma, lontano dalla tv, dai tablet e dai cellulari; non acquistare junk food e non offrirlo come "premio" neppure fuori casa. Si può introdurre la consuetudine di fare una passeggiata tutte le sere prima o dopo cena (utile regalare ai bambini più pigri un cagnolino) e di uscire per un giro in bici nel weekend, approfittando di questo tempo condiviso per comunicare

3. Dedicate più tempo alla tavola

Dovremmo far durare ogni pasto non meno di 30-40 minuti (15 per la merenda). Mangiare in fretta alimenta la voracità e abitua i bambini ad assumere più calorie.

4. Coltivate la consapevolezza

Anziché parlare degli effetti che i cibi hanno sul corpo, abituate i bambini a concentrarsi sui sapori e sulle sensazioni che provano mangiando.

5. No alla bilancia

Evitate di pesarvi davanti ai figli dicendo «Oddio, ho messo su un altro chilo». Non criticate le modificazioni del corpo di familiari («Visto com'è ingrassata la zia?») e non parlate del grasso come di un problema. Ridurrete il rischio che apprendano il fat talk e il dieting (parlare di grasso e stare sempre a dieta), entrambi fattori che promuovono il sovrappeso.

6. Ascoltate le loro emozioni

Se vostra figlia è stata presa in giro, invece di suggerirle come reagire (tipo elencare i difetti di chi l'ha derisa) o dirle «Non prendertela, sono scherzi da ragazzi!», chiedetele come si sente e cosa prova. Aiutatela a esprimere il suo stato d'animo e, quando lo fa, ascoltatela senza interrompere né intervenire con pensieri vostri.

7. Mostrate la situazione come transitoria

Il suo corpo è cambiato, sta cambiando e continuerà a cambiare col tempo.

8. Sostituite il senso di colpa con quello di responsabilità

Molti genitori si colpevolizzano o si vergognano quando il figlio ha problemi di peso. Trasformate il senso di colpa in senso di responsabilità facendo qualcosa di veramente utile: modificare lo stile di vita di tutta la famiglia.

9. Insegnate a elaborare la vergogna

Se vostra figlia è stata presa in giro, cercate di capire se è successo una o più volte. Solo a lei o anche ad altre sue amiche? Come l'ha vissuto, cosa sente? Magari ne soffre perché a casa se ne parla come di un problema. L'obiettivo è far capire che se oggi vieni presa in giro perché sei grassa, domani ti potranno deridere perché porti l'apparecchio o gli occhiali. I bambini hanno bisogno di capire che la vergogna è un sentimento comune, che va accettata senza sentirsi sminuiti né troppo messi in discussione.

10. Giocate!

A tavola, divertitevi a usare la posata con la mano sinistra, sfidatevi a elencare i sapori di un piatto o a riconoscere gli ingredienti a occhi chiusi. L'atteggiamento prescrittivo crea frustrazione, quello ludico aiuta a cambiare abitudini con minor fatica.

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