Come funziona il metodo Estivill per far dormire i bambini?

I principi su cui si basa il (discusso) metodo inventato dal neuropsichiatra spagnolo Eduard Estivill nel 1999, considerato da qualcuno un po' troppo rigido, soprattutto per i neonati

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Metodo Estivill o Montessori? Far dormire i bambini, soprattutto quando sono molto piccoli, sembra essere una vera impresa e ognuno pare avere in tasca il metodo perfetto. Senza considerare però che ogni bambino è a sé, con il suo carattere e la sua personalità, e soprattutto ogni metodo per far addormentare i bambini offre un approccio completamente diverso, che può essere più o meno incisivo, e non è detto che funzioni!

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Fate la nanna invoca ad esempio il neuropsichiatra spagnolo Eduard Estivill dalle pagine del suo libro più famoso, letto negli anni da milioni di neogenitori, che propone un metodo considerato da molti molto rigido, tanto che il suo stesso inventore nel 2012 lo ha, per così dire, ritrattato.

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Metodo Estivill, cos'è

Sintetizzato nel già citato Fate la nanna e in un altro volume dal titolo Dormi bambino dormi, il metodo messo a punto da Estivill parte da un presupposto: sono i genitori che devono insegnare ai bambini ad addormentarsi da soli. Va quindi da sé che i genitori sono caricati di un'ulteriore responsabilità per un evento che spesso non dipende da loro e che li porta a colpevolizzarsi, se il pupo di dormire non ne vuole proprio sapere oppure in caso di frequenti risvegli notturni.

Fate la nanna, come mettere in pratica il metodo Estivill

Estivill suggerisce di stabilire una routine, che può consistere un un bagnetto rilassante, qualche coccola e la lettura di un libro. Subito dopo il bambino deve essere messo nel suo lettino, e si deve subito uscire dalla stanza. E qui inizia il, per così dire, dramma.

Molti bambini infatti inevitabilmente piangeranno, e i genitori dovranno attendere una serie di minuti, stabiliti da una tabella apposita, prima di rientrare. Non c'è differenza in base all'età dei bambini: il metodo è unico.

Una volta nella cameretta, mamma e papà non dovranno prendere in braccio il bambino ma cercare di tranquillizzarlo sempre nel suo lettino. E così via fino a che il pargolo non sprofonderà tra le braccia di Morfeo.

Il metodo Estivill funziona?

Su questo punto le scuole di pensiero si spaccano a metà: da una parte ci sono genitori che, pur di non sentire il proprio figlio piangere disperato lo riportano nel lettone, tornando quindi al co-sleeping, ovvero la pratica di dormire tutti insieme che però ha altri punti critici come ad esempio i risvegli nel corso della notte dovuti ai continui movimenti del bebè. Dall'altra ci sono mamme e papà entusiasti perché a loro dire il metodo funziona.

Pubblicazioni scientifiche a riguardo, che analizzino soprattutto gli effetti del pianto prolungato sulla psiche del bambino (che se piange lo fa perché ha un disagio) non ce ne sono, però un fatto molto eloquente c'è: nel 2012 in un'intervista a El Paìs lo stesso Estivill - che nel frattempo ha pubblicato anche un nuovo libro, A dormire - avrebbe quasi ritrattato il suo sistema, perché a causa dell'immaturità dell'orologio biologico dei piccoli è applicabile soltanto su bambini dai tre anni in su. E c'è una bella differenza!

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