Più orgasmo per tutte, grazie a un certo hot spot un po' trascurato

Nel millennio dove dell'eros si è sdoganato tutto, il 50 per cento delle donne dai 18 ai 35 anni continua a faticare ben più degli uomini per arrivare al piacere: ora però una sessuologa americana spiega come si può colmare questo gap

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Se vi siete stufate del sessismo dilagante, preparatevi a rodervi per l'ultimo dei gap: quello dell'orgasmo. Donne e uomini non solo non hanno le stesse opportunità salariali, professionali e quant'altro: ad allargare le diseguaglianze ora ci si mette pure il sesso. «Diversi studi hanno ormai accertato che le donne hanno molti meno orgasmi degli uomini durante i rapporti sessuali», annuncia Laurie Mintz, terapeuta e docente di Psicologia della sessualità umana alla University of Florida. «In una ricerca su migliaia di persone, solo il 64 per cento delle donne dice di aver avuto l'orgasmo l'ultima volta che ha fatto sesso con un uomo, contro il 91 per cento dei maschi. E in un'altra ricerca, su 2.000 donne etero il 57 per cento dice di provare l'orgasmo la maggioranza o tutte le volte che va a letto con un uomo, il 95 per cento che la cosa succede, invece, al partner». Per non parlare del sesso occasionale, l'Himalaya delle donne: «Piacere raggiunto dal 55 per cento dei maschi, dal 4 per cento delle femmine!». E dunque?

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Alla ricerca del piacere perduto

«Dunque dobbiamo agire per conquistare la orgasm equality, ovvero per rendere l'orgasmo un'eguale opportunità per maschi e femmine. Il gap, mi creda, è superabilissimo. E ne trarrebbero vantaggio anche gli uomini», risponde la Mintz, secondo la quale, dopo secoli di cultura fallocentrica, maschi e femmine farebbero bene, adesso, a rendere protagonista la vulva, giacché ha potenzialità capaci di restituire alle donne i secoli di orgasmi perduti. E in Becoming cliterate, why orgasm equality matters and how to get it (Harper One), libro che ha appena scritto – simpatico, rigoroso e zeppo di consigli pratici – ne celebra la sua gemma, il clitoride, un concentrato esplosivo di terminazioni nervose che non ha mai ricevuto la dedizione che meritava e che ora, messo al centro del letto, promette un sesso finalmente equo e felice.

La copertina del libro della dottoressa Laurie Mintz.
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Mica è solo colpa sua

«Ma pensateci», dice la Mintz: «perché mai, se le donne hanno l'orgasmo assicurato usando le proprie dita o il vibratore oppure facendo sesso con altre donne non lo hanno con la stessa facilità con gli uomini?». Non ce l'hanno per la mesta carenza di azione dei maschi sul clitoride. Mintz ripete come un martello che il pene in vagina, da solo, non riesce facilmente a stimolare il clitoride, cruciale spot dell'orgasmo femminile. Non riesce perché non può. Ragioni tecniche, mica responsabilità maschile. «Anatomicamente parlando, la penetrazione da sola non assicura sufficiente stimolazione del clitoride, dobbiamo dirlo con chiarezza: e infatti solo il 5-15 per cento delle donne raggiunge l'orgasmo così. Una delle tante spiegazioni è che si tratti di donne con una precisa conformazione anatomica, ovvero hanno il clitoride molto vicino all'apertura vaginale, il che ne favorisce la stimolazione quando il pene è dentro». Alle altre, alle numerose altre, che si dimenano alla ricerca di attriti e spinte furiose dei loro maschi, la Mintz suggerisce di capovolgere serenamente il modo di fare l'amore, e di diventare, appunto, clitorate, insomma esperte del proprio clitoride (crasi fra le parole clitoris e literate).

La penetrazione da sola non assicura sufficiente stimolazione del clitoride, solo il 5-15% delle donne raggiunge l'orgasmo così

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Oltre i falsi miti

«Mi piacerebbe anzitutto che smettessero di considerare il sesso unicamente la somma di pene + vagina. Diciamoci la verità, è stato il cinema, porno compreso, che esibendo amplessi straordinari ci ha inculcato quest'idea», peraltro messa ossessivamente dai più in lineare sequenza: prima lui, attraverso i preliminari, prepara lei al rapporto, segue penetrazione, quindi orgasmo di lui etc. «Diventare cliterate vuol dunque dire diventare consapevoli che per la maggioranza di noi il piacere è nel clitoride e agire di conseguenza». Come? Ciascuna troverà i suoi trucchi. «L'importante, prima di tutto», dice Mintz, «è che non ci si senta sbagliate se non si prova il piacere solo con la penetrazione. E che poi se ne parli con gli uomini, perché non si risolve nulla, nel sesso, senza discuterne. Una volta a letto, poi, le parole non serviranno, a meno che non escano quei piccoli suoni così significativi, più forte, più piano, più veloce... Piuttosto, saranno le vostre dita a fare conversazione, guidando anche quelle di lui», chiude la docente, con il piglio fermo di chi da più di vent'anni pratica per lavoro queste faccende.

A ciascuno il suo compito

La Mintz non è la prima ad annunciare un sesso finalmente pro-woman: erano state le attrici Nicki Minaj ed Amy Schumer, due anni fa, a rivendicare il diritto delle donne a pretendere l'orgasmo, troppo spesso ridotto, anche a loro dire, a una casualità o al privilegio di poche. Un'ingiustizia sociale vera che, secondo il reclamo delle due che si è poi perso nel nulla, meritava una nuova battaglia, con tanto di protesta da appiccare sui social. Se oggi a tenere alto l'obiettivo di una, chiamiamola così, redistribuzione della risorse sessuali è questa professoressa universitaria sposata da 32 anni con lo stesso uomo, che adora passeggiare tra i boschi e fare yoga, vuol dire che se ne può, maschi e femmine, serenamente parlare, senza appiccare incendi. «Io non voglio che le donne pretendano l'orgasmo: non può essere un imperativo avere l'orgasmo, cosa peraltro controproducente perché l'orgasmo arriva proprio quando ci si libera dall'idea di raggiungerlo. Non voglio neanche attaccare i maschi, né che le coppie si mettano a contare quante volte lui e quante lei. Io dico che il sesso di qualità è possibile se ci mettiamo in testa che ciascuno di noi è responsabile del proprio piacere. E se ripensiamo, tutti quanti, l'idea stessa del sesso per come fino ad ora lo abbiamo inteso».

Addio ansia da prestazione

Ne deriva, anche, che non bisogna necessariamente avere un clitoride per diventare cliterate. Mintz ha molto da dire anche all'altra metà del letto: i maschi. I quali, una volta compreso che il proprio pene è progettato per dare tanto piacere a loro stessi, ma non necessariamente alle signore con cui lo usano, vengono invitati a essere più pazienti con le pussy delle stesse e a usare più frequentemente anche molto altro: «Dita, bocche, corpi, menti, evitando soprattutto di vivere i preliminari come un preludio a qualcos'altro». E poi, incalza Mintz, redistribuire equamente l'orgasmo sarebbe una bella liberazione anche per loro, pressati come sono dal mito, pene-dipendente neanche a dirlo, della durata tantrica e della potenza pelvica. Insomma, si apre l'era della vulva, facciamolo sapere anche ai maschi.

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