Impotenza maschile: le cause e i rimedi

Oggi persino i trentenni iniziano a soffrire di disfunzione erettile, ma ritrovare la felicità tra le lenzuola è possibile

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Cialis & Co. avranno pure reso obsoleta l'impotenza maschile, ma per molti uomini il tabù in camera da letto resiste. Prevalgono la vergogna e la  paura di peggiorare la situazione mettendosi in discussione. La speranza che passi. La disinformazione. Risultato: oltre 3 milioni e mezzo di italiani soffrono di disfunzione erettile e 4 milioni di eiaculazione precoce; e ben 16 milioni di uomini e donne sono insoddisfatti sotto le lenzuola. Molte di noi si arrendono, subiscono il problema o, addirittura, finiscono per colpevolizzarsi.

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Disfunzione erettile: un campanello d'allarme

«Stiamo insieme da due anni», racconta Silvia, 35 anni, avvocato. «Luca dice che non ce la fa per stanchezza o perché mi desidera troppo. Un paio di mesi fa ne abbiamo riparlato, e lui si è messo addirittura a piangere. Da allora facciamo l'amore raramente. Ma non se la sente di chiedere aiuto». La disfunzione erettile non va sottovalutata. «Non solo per la felicità di coppia: spesso è un campanello d'allarme per altre patologie», avverte Vincenzo Mirone, segretario generale della Società italiana di urologia (Siu). «Colpisce oltre il 13 per cento dei maschi. È più frequente dopo i 45-50 anni e soprattutto dopo i 60 (40 per cento), ma ci sono casi in crescita anche tra i 20-30 enni. Per le nuove generazioni la sessualità spesso è un nodo non risolto in famiglia e a scuola, alimentato dalla pornografia sul web e da coetanee più spregiudicate. La vulnerabilità può perfino spingere a cercare aiuto in alcol, droghe leggere o stimolanti che aumentano l'eccitazione, ma riducono la potenza sessuale e possono innescare la disfunzione erettile precoce». La tentazione di rivolgersi al mercato dei farmaci falsi online e fuori dalle discoteche è alta: secondo i Nas, il traffico di pillole dell'amore tarocche ha un giro d'affari superiore a quello della cocaina.

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Il ruolo di noi donne per evitare il calo del desiderio

Il flop può capitare all'improvviso o gradualmente e accompagnarsi a calo del desiderio o eiaculazione precoce. Le cause? «Molte: fisiche, psichiche, di relazione. Comprenderle è utile anche per individuare eventuali patologie segnalate da questo sintomo: ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, obesità, fumo di sigarette», avvisa Mirone. «Il ruolo della donna, più attenta alla salute in generale, è fondamentale: in media l'uomo aspetta due anni prima di andare dallo specialista e spesso sono proprio le compagne a documentarsi e a spingerlo a una visita, senza colpevolizzarlo né, tanto meno, colpevolizzarsi, ma con affetto e decisione». Per aiutare gli uomini a capire il problema, è stata appena lanciata una nuova app che, tra l'altro, con un test permette di misurare il rischio defaillance: Disfunzione erettile – Autovalutati, sviluppata dalla Siu in collaborazione con Menarini, è scaricabile gratuitamente da Google Play e App Store o dal sito della Società italiana di urologia (Siu). Anche per la terapia, alle ormai note pillole come il Viagra, ma anche Levita, Cialis e Avanafil, si aggiunge una novità: una crema a base di alprostadil, un vasodilatatore a rapido assorbimento cutaneo. «Agisce in 5-30 minuti dall'applicazione e l'effetto dura oltre un'ora. Non dà problemi di interazioni con cibo e alcol, né con altri farmaci», spiega Mirone. «È indicata per chi ha un problema medio-lieve con base psicologica, che ancora non ha cercato una cura e anche per chi teme gli effetti collaterali delle compresse. Che, però, restano fondamentali nei casi più gravi e per chi già le usa con buoni risultati».

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Eiaculazione precoce: un disturbo complesso

«Sono stata sposata per 12 anni con un eiaculatore precoce», dice Nadia, 44 anni, personal trainer. «Lui mi accarezzava finché non raggiungevo l'orgasmo. Però mi mancava qualcosa. Quando ho suggerito un andrologo, mio marito si è seccato: mi ha accusato di essere lenta, incapace di concentrarmi abbastanza. Tempo dopo, lo tradii. Poi l'ho lasciato». L'esperienza di Nadia non è poi così rara. L'eiaculazione precoce, infatti, affligge un uomo su cinque tra i 18 e i 70 anni, ma oltre il 90 per cento di chi ne soffre non si è mai rivolto al medico. Sottolinea Vincenzo Mirone: «È un disturbo complesso. L'esperto valuta come accostare varie terapie, psicologiche e farmacologiche, coinvolgendo sempre la partner». L'eiaculazione precoce è innanzitutto un deficit di comunicazione: prima bisogna mettersi d'accordo su quale sia il tempo minimo accettabile. Comunque, in base a molte ricerche scientifiche sul tema, il disagio da psicologico è sempre più ritenuto anche fisico: c'è chi punta su una componente genetica della scarsa capacità di controllo. «Quanto all'eiaculazione precoce che si manifesta dopo anni di normalità, la prima causa è la scarsa frequenza di rapporti che, per esempio, si riducono tra gravidanza, puerperio e notti in bianco per il neonato», spiega Alessandra Graziottin, direttore del Centro ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele Resnati di Milano. «Un'altra può essere l'infiammazione della prostata o un'infezione delle vie seminali, che rende più difficoltosa la "frenata". La precocità può essere anche il sintomo di un deficit erettivo legato a stress, superlavoro o mancanza di sonno del quale l'uomo non è ancora pienamente consapevole, ma che accresce l'ansia da prestazione e quindi la voglia (inconscia) di finire al più presto per non fare brutta figura». Anche in questo caso, c'è un farmaco ad hoc, la dapoxetina, che aumenta la serotonina nel cervello e la capacità di autocontrollo.

Quando per lui l'orgasmo non arriva

«Si parla sempre di flop e di velocisti. Ma ho avuto a che fare anche con uomini che non arrivano mai al dunque», racconta Ester, 49 anni, single. «Eccesso di controllo, ansia da prestazione da record, stanchezza. Non so quale sia la ragione, ma trovarti nel letto uno che non riesce a raggiungere l'orgasmo trasformando il rapporto sessuale in uno… stantuffo insopportabile o concludendolo solo masturbandosi non ti rende certo contenta». Infatti, forzare i tempi dell'amore può non essere una buona idea: non è detto che la partner ne sia felice e può addirittura mettere a rischio la salute. La durata media di un rapporto sessuale, dalla penetrazione all'orgasmo, è di sette minuti, preliminari esclusi, secondo una ricerca pubblicata su European Urology, che ha coinvolto oltre 10mila pazienti nel mondo. Commenta Vincenzo Mirone: «Se un uomo ha bisogno di finire con la masturbazione, è forse perché si è accorto che la partner non è così partecipe. In ogni caso, cercare di prolungare la durata, ricorrendo ad artifici come interrompersi per poi riprendere oppure ai farmaci per i deficit erettivi senza averne bisogno, può provocare l'iper-disensione della prostata e scatenare infiammazioni». Anche gli antidepressivi rallentano l'eiaculazione, così come alcol e droghe varie possono dopare la performance. L'eros però non ci guadagna: «Sono sostanze che aumentano l'eccitazione maschile, ma riducono la capacità di tradurla in una prestazione resistente e di qualità. Queste situazioni possono essere anche la spia della mancanza di vero dialogo: la soluzione può essere trovata con l'aiuto di una consulenza psicosessuale».

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