Anoressia e bulimia: perché è importante riconoscerle in tempo

In occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla del 15 marzo, ecco la guida per riconoscere precocemente i segnali di anoressia e bulimia e aumentare le possibilità di guarigione

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Il 15 marzo è la Giornata del Fiocchetto Lilla, nata nel 2011 per sensibilizzare l'opinione pubblica sui Disturbi del comportamento alimentare (Dca). Sono sempre più le città che aderiscono all'iniziativa - lanciata nel 2012 dal presidente dell'associazione Mi nutro di vita, Stefano Tavilla, papà di Giulia, morta per bulimia a 17 anni il 15 marzo 2011 - e propongono incontri, spettacoli, consulenze specialistiche e momenti di informazione e riflessione su anoressia, bulimia nervosa e sugli altri Dca (per info sugli eventi: facebook.com/coloriamocidililla; hashtag #coloriamocidililla e #lillaperunire).

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È in corso anche una raccolta di firme per chiedere che il 15 marzo venga riconosciuto e istituito come Giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare, per promuovere sensibilizzazione e informazione: puoi firmare cliccando qui.

In Italia sono circa 3 milioni i giovani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare, il 95,9% donne e il 4,1% uomini. La percentuale di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92%. Un problema che non risparmia le celebrities, come Lily Collins, che ha rivelato di aver sofferto di disturbi alimentari da adolescente in occasione dell'uscita del film To the bone, in cui interpreta una donna colpita da anoressia nervosa.

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Il libro Corpi senza peso - Storie di bambini e ragazzi con anoressia e di una guarigione possibile di Stefano Vicari e Ilaria Caprioglio, edito da Edizioni Centro Studi Erickson, spiega che l'età di esordio di questi problemi si colloca generalmente tra i 15 e i 19 anni anche se di recente sono sempre più frequenti casi di anoressia già a partire dai 9 anni.

I disturbi del comportamento alimentare, che possono essere suddivisi in sei gruppi (Pica, Ruminazione, Disturbo Alimentare di Evitamento o Restrizione del cibo, Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo di Alimentazione Incontrollata), sono un complesso insieme di disturbi mentali, che purtroppo sono spesso sottovalutati sia da chi ne soffre sia dalla famiglia.

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La diagnosi precoce e l'inizio delle cure sono il cardine per il trattamento della malattia, nel quale la famiglia è una risorsa importante, che va sostenuta e accompagnata in un percorso che spesso destabilizza e impaurisce perché è molto complesso, e va dal ricovero ospedaliero, nelle forme più gravi, al trattamento ambulatoriale o in centri specializzati per le forme meno severe o croniche. Ma intervenire rapidamente porta la percentuale di successo al 70-90% dei casi.

Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria Infantile dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, spiega i segnali di allarme che i genitori possono cogliere per una diagnosi precoce e cosa è importante fare per affrontare nel modo più corretto i disturbi del comportamento alimentare.

Osservando i comportamenti del proprio figlio, quali sono i campanelli d'allarme che un genitore non dovrebbe sottovalutare?

Tre i campanelli d'allarme: un forte dimagrimento, la perdita del ciclo mestruale e un comportamento ossessivo verso la propria forma fisica. Gli adolescenti presentano spesso momenti di crisi, assolutamente sani perché rappresentano la loro fase di crescita verso la vita adulta. Ma, a volte, i comportamenti problematici costituiscono un campanello d'allarme se non vere richieste di aiuto. Il confine tra situazione patologica e non-patologica è dato dal benessere e della qualità della vita delle persone.

Come instaurare un dialogo proficuo con l'adolescente "interrotto"?

Imparando a osservare e ascoltare, senza giudicare i propri figli. Occorre esserci, a volte anche in silenzio, garantendo una presenza anche fisica. Senza proporsi come detentori di verità assolute ma evitando, allo stesso tempo, di perdere il proprio ruolo di adulti, di voler fare gli amici. Tremo quando un genitore mi dice «io e mio figlio/a siamo due ottimi amici».

Cosa fare subito?

I genitori devono saper osservare i propri figli, cogliere i loro cambiamenti nel fisico, nel comportamento e nel loro umore. Nei casi più gravi è meglio consultare un medico, senza perdere tempo. In generale, si deve favorire la richiesta di aiuto, accompagnando il ragazzo o la ragazza nel cogliere quello che sta attraversando. Può essere un momento di difficoltà, di cui non c'è da aver paura nel parlarne e nel farsi aiutare. Il messaggio dovrebbe sempre essere: «C'è sempre una soluzione e io sono qui per darti una mano».

Cosa non fare mai?

Pensare che il cibo sia il problema. Far sentire come un fastidio il problema del figlio, esprimere giudizi o essere ipocriti facendo finta che non ci siano problemi.. Dire «mangia un po' di più così si risolve tutto» o «va tutto bene, non ti preoccupare» quando invece la situazione è drammatica.

A chi possono rivolgersi i genitori?

A centri altamente specializzati, con esperienza specifica. È importante prendere, se possibile, ogni decisione insieme al minore.

La causa dei Disturbi del comportamento alimentare è certamente legata a molti fattori di natura biologica, ma soprattutto psicologica e socio-culturale.

Come afferma Stefano Vicari: «insieme a una diagnosi precoce, è necessario promuovere una "controcultura della differenza" capace di valorizzare le peculiarità corporee di ognuno per contrastare l'odierna omologazione estetica. È fondamentale che i genitori siano in grado di offrire modelli di riferimento alternativi a quelli imposti dalla pressione mediatica che identificano la bellezza con la magrezza delle donne e con la muscolosità degli uomini».

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