Dislessia: 5 consigli pratici per aiutare i bambini dislessici

​Essere dislessici, cioè avere difficoltà a leggere in modo corretto e fluente, non significa essere «malati» o stupidi, anzi: ecco come aiutare i bambini a trasformare un'apparente difficoltà in un talento unico

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Fino a pochi anni fa, la diagnosi di dislessia pareva una condanna. I bambini con questo disturbo dell'apprendimento, che riguarda la capacità di leggere (dislessia), scrivere (disortografia) e calcolare (discalculia) in modo corretto e fluente, venivano lasciati indietro dalla società. Oggi sono riconosciuti da una legge (170/2010) che impone alla scuola di farsene carico.

Come valorizzare la diversità 

Essere dislessici non significa affatto essere «malati» o stupidi, ma semplicemente diversi. Questa diversità, che comporta sicuramente un impegno maggiore, se valorizzata può trovare il suo spazio e, a volte, offrire perfino delle chance in più. Come sia possibile lo dimostra il successo di personaggi famosi quali Steve Jobs, che ha creato la Apple, Bill Gates, fondatore di Microsoft e Mark Zuckeberg, ideatore di Facebook, tutti accomunati dalla dislessia. 

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L'associazione W la dislessia

Che sia un caso, tanta genialità? Forse no, ci aiuta a capire Alessandro Rocco, cofondatore dell'associazione W la dislessia (www.wladislessia.com): «I dislessici, a volte, faticano a focalizzare i dettagli, ma riescono più facilmente ad avere una visione d'insieme. Proprio questo consente loro di avere un punto di vista diverso, più incline a sviluppare idee originali. Inoltre, sono probabilmente più spronati a trovare soluzioni innovative, proprio perché si sono abituati a farlo fin dai tempi della scuola».

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Dalla diagnosi all'aiuto efficace 

Ma per uscire dal senso di frustrazione e cogliere ogni opportunità fin dagli anni della diagnosi (possibile dalla seconda elementare) hanno bisogno di un aiuto efficace, che li guidi a bypassare gli schemi convenzionali di apprendimento e a trovare le proprie vie per entrare nel mondo. Ecco i consigli degli esperti per un'apertura educativa che può essere utile a qualsiasi bambino, perché consente di esprimere e valorizzare talenti e attitudini altrimenti trascurati.

In Italia la dislessia riguarda circa 1.500.000 persone

L'importanza della famiglia

Scuola ed esperti (psicologi, educatori, logopedisti) fanno la loro parte con tecniche sempre più mirate. E i risultati si vedono, visto che negli ultimi anni sono sempre di più i ragazzi dislessici che passano con successo l'esame di maturità. Ma alla base di tutto c'è la famiglia. Che non deve solo sostenere, bensì aiutare il bambino ad aprirsi e a superare paure e complessi, così da poter liberare le proprie potenzialità. «La prima regola è la consapevolezza», dice Franco Botticelli, presidente dell'Associazione italiana dislessia. 

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Le caratteristiche uniche di un dislessico

«Ogni bambino dislessico è diverso dall'altro, unico», continua l'esperto. «Occorre conoscere nei dettagli le sue difficoltà (di lettura, scrittura, calcolo), con una diagnosi precisa, senza negarle, sminuirle o averne paura. E parlarne apertamente, spiegandogli che diversità non vuol dire inferiorità. Fin da piccolo va rassicurato sul fatto che sì, incontrerà delle difficoltà, ma potrà superarle facendo leva sulle sue caratteristiche speciali». Tutto questo è importante per evitare che il confronto con gli altri, soprattutto a scuola, possa generare insicurezze ed emarginazioni capaci di bloccarlo.

Gli ultimi dati relativi all'Italia parlano di 350.000 studenti dislessici, ovvero tra il 3 e il 5 per cento, nelle scuole di vari ordini e gradi

Date ai risultati la giusta importanza

È fondamentale non confondere certe lentezze o reticenze del bambino dislessico con la svogliatezza. Bisogna confortarlo continuamente sul fatto che non tutto quello in cui lui non riesce, come leggere velocemente o imparare le tabelline, è così importante, mentre può esserlo di più qualcosa che sa fare benissimo. E questo non solo nell'apprendimento vero e proprio (dove, per esempio, i riassunti per schemi grafici possono sostituire quelli scritti), ma in tutti gli aspetti della vita. Ogni conferma positiva può aiutarlo a trovare i suoi personali canali di crescita e comunicazione.

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Il bambino dislessico va lasciato sbagliare

«Un bimbo dislessico può arrivare dove vuole, ma attraverso percorsi diversi da quelli tradizionali», continua Botticelli. «Non è così fondamentale se nei compiti di algebra le somme non tornano, quando ha capito perfettamente il procedimento logico. Non siamo forse noi i primi a risolvere problemi matematici complicati con la calcolatrice, mentre non ricordiamo come si fa la divisione a due cifre?». Inoltre, e questo per molti genitori è difficile, il bambino dislessico va lasciato sbagliare. Occorre, soprattutto, rispettare i suoi tempi: piano piano troverà la strada e si correggerà da solo, rinforzando la propria autostima.

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Valorizzate le sue capacità innate

La dislessia influenza non solo il rendimento scolastico, ma anche la personalità: il fatto che si senta diverso dai propri coetanei può creare vissuti che vanno ascoltati e compresi, per essere sdrammatizzati. Imparate a sentire quello che dice e, soprattutto, a notare ciò che non dice. Può sembrare una banalità, ma si traduce in un sostegno forte. Cercate di capire dal tono di voce se ci sono cose che lo preoccupano. Chiedete il suo parere, informatevi sulle sue sensazioni, coinvolgetelo, in modo che in famiglia trovi una compensazione, in termini di accoglienza e di sicurezza, alle eventuali incomprensioni ed emarginazioni vissute a scuola o con i coetanei. Quello che importa non è negare i suoi punti di debolezza, ma valorizzare quelli di forza, cioè lavorare sulle capacità prima che sulle difficoltà.

Il ruolo della famiglia? Spingere i bambini a esprimersi liberamente, facendo leva sulle loro qualità e attitudini. È questa la strada migliore per motivarli

Create occasioni sempre nuove

«Osservate vostro figlio. Cercate di capire cosa gli piace, cosa lo rende felice e incoraggiatelo a farlo», suggerisce Alessandro Rocco. «Serve sia per attivare il circolo virtuoso dell'autostima, che gli permetterà di sfruttare al meglio gli aiuti della scuola e degli educatori, sia per incoraggiarlo a trovare i propri strumenti di scoperta e interpretazione della realtà. Aiutatelo a sperimentare, lasciandovi guidare dal suo istinto e dalla sua indole, valorizzando quello in cui è abile e alleggerendo ciò che sa fare meno. Proponete gite, visitate gli amici, regalategli la macchina fotografica, osservate insieme la natura per creare occasioni di apprendimento sempre nuove. Al mare non esce mai dall'acqua? Iscrivetelo in piscina. Eccelle nella manualità? Fategli frequentare un corso di bricolage o coinvolgetelo in giochi di costruzioni».

Stuzzicate la motivazione col gioco

E poi ci sono i giochi: carte, Shanghai, nomi cose e animali, paroliamo... tutti strumenti che sviluppano capacità di concentrazione, strategie, abilità di memoria, manualità, linguaggio e molto altro. «Ci sono passatempi particolarmente utili», spiega Rocco, «per esempio quelli che associano l'alfabeto alle immagini: si sceglie una lettera e si deve cercare, in un tabellone pieno di figure, quella con l'iniziale corrispondente. Farlo tutti insieme, in famiglia, è un concentrato di stimoli positivi: c'è il sostegno di genitori e fratelli, più ampio rispetto al binomio esclusivo con la mamma, e si crea la possibilità di attenuare la competizione, che per un dislessico è sempre più problematica». Associare le immagini alle parole, poi, aiuta i bambini dislessici a utilizzare un punto di forza per superare una debolezza. Infine, c'è l'incoraggiamento («hai visto quante ne hai trovate?»), che aiuta il piccolo a credere nelle sue capacità, qualunque esse siano». È dai rinforzi positivi che ricaverà la grinta necessaria per sfruttare le sue capacità e sentirsi più sicuro, vincente, nella vita.

Per saperne di più sulla dislessia

Chi vuole approfondire l'argomento può leggere l'utile, rasserenante manuale W La dislessia! Tuo figlio non è malato: scopri il metodo definitivo per liberarlo da una vita di frustrazione e insuccesso, di Valentina Conte (dislessica laureata in Psicologia dell'educazione), Paola Saba e Alessandro Rocco (Libreria Strategica Edizioni). Per trovare indirizzi utili e supporto ci si può rivolgere alle associazioni nazionali: www.aiditalia.org e www.wladislessia.com.

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