Discalculia, quando il cervello non conta: cos'è e come si cura questo disturbo

Se memorizzare le tabelline è molto difficile, se si confondono i segni e si fa fatica ad incolonnare i numeri, può esserci discalculia, un disturbo dell'apprendimento che si può migliorare

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La discalculia è un disturbo dell'apprendimento che mette in difficoltà tutte le volte che si ha a che fare con i numeri. Per il discalculico leggere l'ora, verificare un resto dopo l'acquisto, orientarsi tra gli orari di pullman o treni, valutare le quantità di una ricetta diventano momenti di vera difficoltà e stress quotidiano. La difficoltà a destreggiarsi con i numeri emerge nei primi anni di scuola, ma, se seguita con i giusti strumenti compensativi può migliorare, come ci dice Patrizia Adamoli, professoressa di media education e tecnologie comunicative ed esperta in coaching scolastico e per gli apprendimenti, in particolare di discalculia.

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Professoressa Adamoli, che cos'è la discalculia?

La discalculia è un disturbo specifico dell'apprendimento (DSA), come la dislessia e la disgrafia. Chi soffre di questo disturbo manifesta una più o meno grave difficoltà nel manipolare i numeri, nel riuscire a far di conto, nel leggere correttamente i numeri e averne un senso quantitativo. Fa fatica a ricordare le tabelline, ad automatizzare le procedure richieste nell'esecuzione dei compiti aritmetici, confonde segni, è «disordinato» a causa della difficoltà ad incolonnare. Fa fatica nella comparazione (viene prima 50 o 30?) e nel calcolo retrogrado, può sostituire una cifra con un altra senza accorgersene, o per esempio sotto dettatura se l'insegnante dice 850 scrive 80050, 107 diventa 1007. Ha difficoltà nella consequenzialità logica dei procedimenti e nella memorizzazione di formule e astrazione simbolica.

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Per l'esecuzione di compiti necessita di più tempo e nonostante il dispendio enorme di energie nel focalizzare e porre attenzione al compito, commette molti errori. L'essere discalculici tuttavia, come in tutti i casi di DSA, non significa non essere intelligenti, ma non disporre completamente o disporne in modo differente, di una competenza chiamata «intelligenza numerica innata».

Come si capisce se un bambino è discalculico?

La matematica non è tra le materie più amate dagli studenti e molti sentono di avere difficoltà con questa materia fin dai primi esercizi, tuttavia, bisogna distinguere tra semplici difficoltà e discalculia. Alcuni segnali sono individuabili già nell'ultimo anno di scuola dell'infanzia e possono essere predittivi, anche se una diagnosi vera e propria deve essere fatta solo in 3a elementare. Ad esempio, il bambino confonde i numeri, li scrive invertiti o in modo disordinato. Gli incolonnamenti, le proporzioni dei segni rappresentano una difficoltà. Quando poi si passa alle tabelline, la memorizzazione è praticamente impossibile o, se una tabellina viene imparata quasi subito viene dimenticata. La «caduta» di memoria è uno dei sintomi classici della discalculia.

Come si può aiutare un bambino discalculico?

Per la difficoltà riconosciuta ai ragazzi certificati come discalculici, è permesso l'utilizzo della calcolatrice che serve ad evitare un inutile affaticamento nel far di conto permettendo di focalizzare l'attenzione sui procedimenti e sulla logica degli esercizi proposti. Certo è che lo strumento, da solo, non è una garanzia e non sempre basta. Se infatti un bambino discalculico confonde le cifre, le inverte o non le scrive nella giusta sequenza è chiaro che questi errori saranno riportati sulla calcolatrice. Ricordo il caso di Federico, un ragazzo di 12 anni che ha preso un'insufficienza in un compito per via dei risultati sbagliati. «Eppure hai la calcolatrice!» lo ha rimproverato l'insegnante. Federico si è difeso dicendo che se ancora confondeva il 3 con il 5 e sbagliava a mettere le virgole non c'era calcolatrice che potesse aiutarlo. Per questa ragione, gli insegnanti competenti e che conoscono le indicazioni della legge n°170 nei casi di ragazzi discalculici valutano nelle verifiche i procedimenti, i processi logici e chiudono gli occhi sugli errori di calcolo. E' facoltà dell'insegnante anche sostituire le interrogazioni alla lavagna con verifiche scritte così da evitare che il ragazzo si trovi esposto alla classe e che la paura di sbagliare e di diventare oggetto di battute e risate, crei quel cortocircuito emotivo che come sappiamo può bloccare la capacità di ragionamento e la restituzione di quanto imparato.

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Quali altri strumenti possono aiutare in caso di discalculia?

Oltre alla calcolatrice, è permesso l'utilizzo di schemi e mappe che riportino le formule e le sequenze operazionali. Anche questo strumento compensativo ha il senso di riportare alla mente le procedure da applicare. Schede e mappe sono personali e personalizzate e quindi possono e devono essere strutturate in modo da essere comprese con immediatezza ed essere davvero uno strumento di compensazione nei casi di calo della memoria. Gli schemi sono come appunti che il ragazzo discalculico ha il diritto di utilizzare durante le interrogazioni e e i compiti in classe. I contenuti delle schede devono essere concordati con l'insegnante e far parte del progetto che ogni insegnante ha previsto all'interno del Piano didattico personalizzato del singolo alunno.

La discalculia ha a che fare solo con i numeri ?

No, non solo con i numeri, la discalculia può interferire con altre materie. Possono esserci problemi di studio con la storia dove le date e la consequenzialità degli eventi richiedono una capacità di competenza legata alla concettualizzazione del tempo. Anche l'apprendimento delle lingue straniere può essere problematico. È accaduto a Michele, un ragazzo di prima superiore diagnosticato già dalle medie come discalulico grave che si è trovato con insufficienze in inglese perché l'insegnante non gli consentiva di utilizzare i suoi schemi durante le verifiche. Ci sono voluti diversi colloqui con l'insegnante d'inglese per farle capire che la discalculia ha una forte componente di difficoltà mnemonica che non colpisce solo i fattori numerici.

Però ogni soggetto con discalculia è diverso, come dimostra il caso di Stefano, terza classe della scuola superiore. In matematica ha sempre fatto tanta fatica, mentre nelle altre materie scientifiche aveva ottimi risultati. La sua insegnante di matematica non si spiegava come potesse riuscire così bene in materie dove era richiesto utilizzo di numeri. La risposta di Stefano è stata molto semplice: prof, nei problemi di fisica o chimica io vedo le cose, vedo gli elementi e i numeri sono solo un contorno che risolvo con la calcolatrice.

Ecco un elemento che può aiutare nel superare i limiti dati dalla discalculia: poter vedere. Quindi è importante, sopratutto per i più piccoli, il gioco, l'utilizzo dei colori e anche i racconti, le fiabe, le storie ... Insomma tutto quello che può far immaginare i numeri aiuta a riportare nella mente quelle immagini che altrimenti non si creerebbero.

Qualche consiglio per i genitori?

È importante che spieghino al bambino di cosa si tratta, perché accade e che ci sono modi per poter imparare e raggiungere risultati come tutti gli altri. Un bambino discalculico - come tutti i DSA - è intelligente e, se aiutato ad esprimersi, ha molte capacità a volte estremamente interessanti e speciali! Ricordarsi che se impara qualcosa e qualche minuto dopo lo ha già dimenticato, non è svogliatezza o pigrizia ma è una manifestazione del disturbo. Sgridarlo, fare commenti ironici o tenerlo ore ed ore a ricopiare pagine di quaderno, a mettere in colonna numeri non ha un senso abilitante ma solo frustrante e che può portare ad odiare non solo l'aritmetica ma in generale la scuola. Capire i meccanismi di funzionamento di un cervello discalculico è un'esperienza unica, richiede creatività per trovare soluzioni per superare gli ostacoli ma può far scoprire modi di vedere il mondo davvero unici ed impensabili. Ricordarsi infine che un discalculico può migliorare se supportato sia dal punto di vista operativo che emotivo. Un cervello "che non conta" può nella vita arrivare a contare tantissimo!

Per contattare la professoressa Adamoli: sostegno@pastudio.it

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