Il latte fa bene o fa male? Ecco quello che dice la scienza

C'è un legame tra latte, tumori, autismo e osteoporosi? Bere latte fa bene? La Fondazione Veronesi fa chiarezza sul consumo di latte per chiarire i dubbi, diffondere i dati scientifici e smontare i falsi miti

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Il latte fa bene o fa male? Quali sono le proprietà del latte? Ma soprattutto quante volte negli ultimi anni un alimento è stato ingiustamente demonizzato a causa di bufale e leggende metropolitane senza fondamento scientifico? La Fondazione Umberto Veronesi (fondazioneveronesi.it) ha provato a fare chiarezza sul consumo di latte cercando di chiarire tutti i dubbi, anche i più scottanti e scomodi, per diffondere i dati scientifici reali e provati e sfatare una volta per tutte i falsi miti. Ricordando sempre il principio che «uno o pochi studi non fanno scienza» e che se nell'ambito di una alimentazione bilanciata (basata soprattutto su cereali integrali, legumi, frutta, verdura, pesce e olio extravergine di oliva) consumiamo latte e derivati nelle giuste quantità, non si corre nessun rischio per la salute.

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1. Quando latte si deve consumare?

Come per tutti gli alimenti vale la regola della varietà e della moderazione. Secondo la Società Italiana di Nutrizione Umana le dosi di consumo raccomandate, in assenza di patologie, intolleranze o allergie, sono da 1 a 3 porzioni al giorno tenendo presente che 1 porzione di latte corrisponde a 125 ml di latte e yogurt (preferibilmente a basso contenuto di grassi), 1 porzione di formaggi freschi corrisponde a 100 grammi e 1 porzione di formaggi stagionati corrisponde a 50 grammi. In quest'ultimo caso il consumo non dovrebbe superare le due volte a settimana, a causa del contenuto di grassi saturi, colesterolo e sodio.

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2. Il latte fa ingrassare?

Il latte contiene zuccheri semplici come il lattosio e grassi, che in quantità equilibrate sono un'ottima riserva di energia. Se sei normopeso e in salute e fai un consumo moderato di latte e derivati all'interno di una alimentazione varia e bilanciata non devi preoccuparti. Se invece devi ridurre l'apporto di grassi e di colesterolo, preferisci il latte a ridotto contenuto di grassi (scremato o parzialmente scremato). Ma sfatiamo un mito: l'intolleranza al lattosio non è in alcun modo collegata all'aumento di peso. È tutta colpa del gonfiore. Per perdere peso è necessario ridurre i cibi con maggior contenuto di grassi e zuccheri, come i cibi di origine animale, a favore di una alimentazione ricca di vegetali, e praticare una costante attività fisica.

3. Come capisco se sono intollerante al lattosio?

Per digerire correttamente il latte nell'intestino deve essere presente un enzima: in sua assenza possono presentarsi sintomi come meteorismo, flatulenze, diarrea, dolori e crampi addominali ma anche manifestazioni più gravi. Se hai questi sintomi e vuoi scoprire se sei intollerante al lattosio, la Fondazione Veronesi mette in guardia dai test fai da te: è sempre meglio rivolgersi ad un allergologo e a un nutrizionista esperto, oppure ad uno dei centri specializzati in allergie alimentari presenti in molti ospedali italiani. L'intolleranza al lattosio si può scoprire facilmente tramite un esame non invasivo che si chiama breath test.

4. Cosa posso bere al posto del latte se sono intollerante?

In commercio sono disponibili diverse tipologie di latte ad alta digeribilità, senza lattosio. In caso di lieve intolleranza si possono però consumare yogurt perché i batteri presenti effettuano una prima digestione dello zucchero, e formaggi a pasta dura come il grana, che contengono meno lattosio.

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5. Meglio fresco o a lunga conservazione?

Dal punto di vista nutrizionale non c'è differenza: la scelta dipende da due fattori, il gusto perché il sapore è diverso e la praticità in quanto il latte a lunga conservazione dura molto di più rispetto a quello fresco.

6. Il latte protegge dall'osteoporosi?

La scienza ha smentito la credenza che il latte protegga dall'osteoporosi, il progressivo indebolimento delle ossa a causa della perdita di calcio: secondo studi recenti le donne che assumono il latte quotidianamente hanno lo stesso rischio di sviluppare fratture ossee di chi non lo beve o lo consuma saltuariamente. Più rare invece le fratture in chi consuma yogurt e formaggi fermentati, ma in generale si invita alla prudenza nel trarre conclusioni, perché l'osteoporosi è influenzata da diversi fattori. Di sicuro però in tavola, per fare il pieno di calcio, non devono mai mancare i cavoli, le verdure a foglia verde e la frutta a guscio.

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7. Bere latte fa venire il cancro?

Tutta colpa del famoso libro The China Study del nutrizionista americano Colin T. Campbell, di grande successo ma senza fondamento scientifico. Come regola è bene evitare semplificazioni parlando delle proprietà degli alimenti, dato che non si tiene in considerazione la qualità della dieta e lo stile di vita in generale (cibo, attività fisica, consumo di alcol e fumo). Inoltre quando si parla di cancro ci si riferisce a oltre 200 malattie differenti che hanno meccanismi di sviluppo e decorso molto diversi fra loro. I tumori sono malattie causate da numerosi fattori, genetici e ambientali quindi dire che un singolo alimento fa ammalare, o che protegge, non è scientificamente corretto: in realtà modifica soltanto il rischio, in senso positivo o negativo.

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8. Bere latte contro i tumori, cosa c'è di vero?

Se secondo alcuni studi il latte e i suoi derivati sembrerebbero esercitare un'azione protettiva contro il tumore del colon-retto e della vescica, per quanto riguarda il cancro alla prostata il discorso è diverso. Pare infatti che ci sia un rischio più alto di sviluppare il tumore alla prostata tra i consumatori di dosi maggiori di prodotti lattiero-caseari, a causa del massiccio apporto di calcio. Invece nel caso del cancro al seno le evidenze raccolte dai ricercatori non sono ancora conclusive ma sembra che il calcio e la vitamina D abbiano un moderato effetto protettivo nei confronti del tumore al seno nelle donne di età superiore ai 45 anni. Al tempo stesso però è raccomandata prudenza con i derivati del latte ricchi di grassi alle donne già colpite da un tumore al seno.

9. Latte e autismo

Visto che è stata smentita la correlazione tra vaccini e autismo, ci riprovano con il latte: sotto accusa è stata messa questa volta la caseina, considerata una proteina tossica e quindi tra le cause dell'insorgere della malattia. Sì, la scienza ha dimostrato che esiste un profondo legame tra intestino e sistema nervoso centrale, ma ad oggi non esistono prove della relazione causale tra latte e autismo, una diceria che rischia anche di colpevolizzare senza motivo genitori e familiari dei piccoli colpiti da questa patologia.

10. I bambini possono bere il latte di soia?

I bambini dall'anno in su, se lo gradiscono, possono bere senza nessun problema bevande di riso, di mandorla o di soia. Per quanto riguarda quelli più piccoli (0-12 mesi), le bevande vegetali non possono sostituire del tutto il latte materno o quello formulato: il rischio è che il bambino incorra in squilibri nutrizionali. Nel caso di gravi allergie al latte nei bambini piccoli, esistono latti formulati vegetali (derivati dalla soia o dal riso) sia di inizio che di proseguimento, appositamente arricchiti di nutrienti importanti per la crescita.

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