Olimpiadi 2016: paura per Zika? Parlano gli esperti

​Gli atleti temono il virus Zika, ma secondo gli esperti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali ​il rischio di contrarre il virus durante Rio 2016 è basso

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In vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici in programma a Rio de Janeiro e in alcune altre città brasiliane, si è parlato del rischio di contrarre il virus Zika, malattia che nei mesi scorsi si è diffusa molto rapidamente nel continente, facendo stimare ben 0,5 – 1,5 milioni di casi. La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) ha provato a fare un po' di chiarezza, cercando come comprensibile di chiarire ogni dubbio e dissipare eventuali timori, non solo da parte degli atleti che gareggeranno alle Olimpiadi ma anche da parte di tutti coloro che hanno o avranno in programma un viaggio in Brasile nelle prossime settimane.

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Cos'è Zika e come si trasmette

Zika è un virus che si può contrarre attraverso la puntura di una particolare zanzara e anche attraverso contatto sessuale, ed è molto pericoloso per le donne in gravidanza: infatti può provocare diverse complicanze sia fisiche, come una malformazione chiamata microcefalia, che neurologiche, come la sindrome post-infettiva di Guillain-Barré.

Zika: gli atleti a Rio 2016 corrono qualche rischio?

Per sapere se gli atleti corrono qualche rischio «è necessario considerare i dati delle evidenze scientifiche disponibili, che evidenziano come i mesi di agosto e settembre corrispondano al periodo più freddo dell'anno in Brasile, con ridottissima attività vettoriale», spiega il professor Francesco Castelli, responsabile del reparto Malattie tropicali e di importazione degli Spedali Civili di Brescia e membro Simit,  «una recentissima analisi del network EuroTravNet, cui partecipa per l'Italia anche il Centro di Brescia e pubblicata su Eurosurveillance, ha confermato il bassissimo rischio di infezioni trasmesse da vettori nei viaggiatori europei di ritorno dal Brasile nei mesi di agosto - settembre nel periodo giugno 2013 - maggio 2016, evidenziando al contempo come i rischi sanitari per la specifica destinazione Brasile siano piuttosto di natura gastrointestinale e dermatologica».

Zika: cosa fare se si progetta un viaggio in Brasile?

In generale secondo la Simit i viaggi in Brasile nel periodo agosto-settembre non sono controindicati, dato che il rischio sembra minimo sia per le donne che stanno progettando una gravidanza sia per le donne incinte. In generale però è sempre meglio consultare prima di partire un esperto in medicina dei viaggi che potrà consigliare tutti i comportamenti utili da adottare a scopo preventivo. Ovvero, aggiunge Castelli, «prevenzione del contatto uomo-vettore (che punge prevalentemente nelle ore diurne con preferenza per alba e tardo pomeriggio) mediante l'uso di insetticidi, di vestiti coprenti preferibilmente di colore bianco, e di condizionatori; evitare le zone periferiche delle città; astenersi dai rapporti sessuali durante il viaggio o utilizzare con continuità di metodi di barriera per almeno 3 mesi (che diventano 6 per i viaggiatori maschi che hanno lamentato sintomi riconducibili a Zika) dopo il ritorno; astensione dalle donazioni di sangue nelle 4 settimane dopo il rientro dal Brasile o comunque dalle aree segnalate infette; vaccinazione anti-influenzale per i soggetti a rischio». A queste misure bisogna comunque aggiungere quelle necessarie per prevenire le altre infezioni di natura malarica (area amazzonica), sessuale, gastrointestinale e dermatologica.

Zika, e l'Italia?

In Italia non è presente la zanzara che trasmette il virus, ma sono stati comunque condotti alcuni studi sugli insetti presenti qui, ovvero la zanzara tigre. Secondo il professor Massimo Galli, ordinario di malattie infettive presso l'Università di Milano e vicepresidente Nazionale Simit, in Italia non c'è da preoccuparsi dato che la zanzara tigre si infetta difficilmente con Zika: «Questi dati sembrano quindi ulteriormente confermare, unitamente a quanto già esposto, che la probabilità di trasmissione dell'infezione da virus Zika sul territorio nazionale debba essere considerata molto bassa».

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