Ma come sono fatti gli assorbenti interni? Tutto quello che c'è da sapere

Tra bufale e verità, abbiamo sentito sempre tante cose sui tamponi: cerchiamo di fare un po' di chiarezza

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Ci hai a che fare tutti i mesi, per diversi anni della tua vita, e mediamente una donna ne consuma circa 16800, ma ti sei mai fermata a chiederti cosa c'è all'interno degli assorbenti interni e soprattutto se sono sicuri?

Assorbenti interni, rischi

L'uso degli assorbenti interni è stato collegato per anni alla cosiddetta sindrome da shock tossico o TSS (descritta per la prima volta nel 1978), una malattia rara ma molto grave che viene provocata da una tossina di origine batterica, ma l'insorgenza della TSS, che spesso è causata dallo Staphylococcus aureus (che si trova comunemente nel naso o nella vagina), non è legata al mero uso di tamponi durante le mestruazioni perché anche gli uomini possono ammalarsi.

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Tra i sintomi della sindrome da shock tossico ci sono febbre alta, vomito, diarrea, vertigini, dolori muscolari, mal di gola, svenimenti, un'eruzione cutanea simile ad un eritema solare, shock e, nei casi più gravi, se non si interviene in tempo, la TSS può essere anche mortale.

Gli assorbenti interni sono sicuri?

Proprio a causa della sindrome da shock tossico sotto accusa sono finiti i materiali che vengono utilizzati per realizzare gli assorbenti (quelli che non vengono fatti in cotone organico per intenderci) perché creerebbero un ambiente favorevole alla proliferazione dei batteri.

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Dopo che la TSS è stata identificata infatti a partire dagli anni Ottanta è obbligatorio riportare sulle confezioni degli assorbenti interni le indicazioni da seguire, sono stati fatti importanti cambiamenti a livello produttivo (che hanno anche provocato alcuni ritiri dal mercato) e da allora l'incidenza della sindrome è fortemente diminuita.

Anche se i siti di alcuni produttori riportano tutte le informazioni sulla composizione dei tamponi non c'è nessun obbligo relativo all'etichetta e questo argomento, soprattutto negli Stati Uniti, è acceso terreno di scontro: interrogata ad esempio a questo proposito da Goop (goop.com), il sito di lifestyle di Gwyneth Paltrow, la dottoressa Maggie Ney, codirettrice della Women's Clinic at the Akasha Center a Santa Monica, ha spiegato che essendo la vagina molto permeabile, eventuali tossine presenti negli assorbenti interni verrebbero subito assorbite dall'organismo, esponendo così il soggetto a lungo andare a pesanti rischi. Per questo motivo sarebbero da preferire gli assorbenti interni in cotone organico, ma anche gli assorbenti esterni lavabili o addirittura la coppetta mestruale.

Le sostanze finite nel mirino, che vengono citate spesso in appelli-allarme (che sono bufale, lo sottolineiamo) che girano via mail, sono solitamente il rayon - che è un derivato della cellulosa - e la diossina: nel primo caso però, come precisa la stessa FDA, ovvero l'ente statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, si tratta di un materiale sicuro e innocuo, che viene utilizzato perché si sfilaccia meno del cotone e perché è più assorbente. Nel secondo caso invece è sì vero che per produrlo si può utilizzare il cloro, che a sua volta può produrre diossine, ma il rayon usato oggi per gli assorbenti interni si ottiene attraverso altre tecniche, e se mai fossero presenti diossine, ha spiegato sempre la FDA, il loro livello è così basso da non essere misurabile.

In ogni caso però, utilizzando i tamponi (che garantiscono più libertà, e sono molto comodi in situazioni come la piscina e il mare), per scongiurare ogni rischio è bene prestare molta attenzione e seguire scrupolosamente alcune indicazioni, come non trattenere un assorbente per più di 8 ore all'interno della vagina, alternare gli assorbenti interni con quelli esterni e cambiarli sempre dopo essersi accuratamente lavate le mani.

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