Corsa in montagna: due atlete raccontano un gara incredibile, l'Ultra trail del Monte Bianco

Macinare chilometri in salita, tra le cime, questo è il trail running: abbiamo parlato con due sportive che hanno partecipato alla corsa non stop di 171 km per farci dire da loro cosa le ha spinte a partecipare

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La notte è ancora più buia, in quota. Piove da quando il sole è tramontato, e non accenna a smettere: piove sulle cerate, sugli atleti coperti di fango. Sotto il tendone del punto di ristoro, fumano di vapore i vestiti bagnati, fumano anche le tazze di brodo che si stringono forte per riscaldarsi un po'. Siamo all'UTMB (utmbmontblanc.com/it), l'Ultra trail che corre intorno al Monte Bianco, 171 km di corsa non stop, in altitudine e in condizioni a volte estreme. La gara è mista, uomini e donne partecipano insieme. La domanda, guardandoli mentre arrivano stremati al traguardo, è una sola: che cosa spinge a farlo? Yulia Baykova e Juliette Blanchet sono due atlete del Team Vibram che all'Ultra trail si dedicano da anni. Per loro, raccontano, è stato quasi un misto di destino e casualità.

Un momento di una gara di trail running.
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Dice Yulia, nata in Lettonia da genitori russi e arrivata in Italia nel 2005, che da sempre, quando vedeva prati verdi, iniziava a correre. Un bisogno irrefrenabile, qualcosa che la faceva stare bene. Vincenzo, suo compagno da 10 anni e ora suo marito, se n'è accorto per primo. "Mi ha vista e mi ha detto: caspita, corri bene", ricorda lei. Ha iniziato ad allenarla, prima nelle gare non competitive, poi, piano piano, nel mondo dell'agonismo: corse campestri, cross, montagna. "Arrivavo solo fino a 12 km. Finché ho provato la mezza maratona e ho capito che le lunghe distanze sull'asfalto non fanno per me: mi annoiano. Ho sempre avuto questa sensazione che ci metto tanto a carburare, i primi 20 minuti faccio tanta fatica anche di testa, poi si apre il secondo fiato e sto bene: potrei correre per ore e ore".

La trail runner Yulia Baykova.
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All'epoca, la corsa in ambiente naturale non è ancora molto praticata in Italia: Yulia si appassiona in Spagna nel 2013, con un ultra trail da 63 km. "Mi incuriosiva, mi sembrava infinita. Mi sono detta: caspita, chissà che avventura, chissà che bello stare tutte quelle ore in montagna. Ho scoperto un mondo nuovo. Ho finito la gara in 8 ore e 26 minuti, e mi sono detta: caspita, tanta fatica, sì, però poi scopri anche una parte di te stessa". Due anni dopo Yulia si ammala: una miocardite infettiva che le blocca il cuore. I medici la salvano, ma la riabilitazione è lunga. All'inizio, il primo traguardo è riuscire a camminare per pochi metri, ma Yulia non si arrende e, con il tempo, riesce a correre di nuovo. Il merito, dice, è anche nella natura psicologica di questo tipo di gare: "Nei momenti di crisi, soprattutto sulle lunghe distanze, devi trovare il coraggio dentro di te. Pensi: basta, mai più, piedi cotti e fatica tremenda. Ma poi... Credo che a spingermi a continuare sia stata la curiosità e il benessere che si prova alla fine. E poi quello che vedi intorno a te se ogni tanto alzi la testa, i paesaggi. Compio piccoli viaggi in poche ore".

Tanta fatica, sì, però poi scopri anche una parte di te stessa

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Dello stesso avviso è Juliette, che fa la ricercatrice di matematica a Grenoble, lavora sul clima, ma ha una "doppia vita" come trail runner. "Adoro la natura: partire, correre, osservare. Quando mi alleno, magari per 8-10 ore tutta da sola, vedo animali, cime, laghi. È come viaggiare, ma in maniera più rapida". Lei ha iniziato ma "senza un perché": "È stato un percorso molto naturale. Ho cominciato correndo su strada, prima con 20 km, poi una maratona", ricorda. A quel punto, sono iniziate quelle che chiama "corsette in montagna": 60, 80 km. Del trail running, ama il fatto che sia uno sport democratico. "C'è poco equipaggiamento, lo stesso per il migliore al mondo e per un atleta amatoriale: le scarpe, uno zaino, è tutto. Pensiamo al ciclismo: i professionisti hanno bici da 2.000 euro".

Altro lato positivo è che le gare sono miste. "È vero, gli uomini sono in testa, ma le donne non sono poi così lontane. Siamo bene integrate nel trail, nessuno ci dice di fare corse separate". Lei ha una sua routine di allenamento sempre uguale, ogni giorno si allena in pausa pranzo, torna al lavoro, la sera si dedica agli esercizi. Il weekend è tutto dedicato allo sport. "Mi sa che passo veramente poco tempo a fare shopping", ride. C'è solo un periodo, ogni anno, in cui non corre per niente. "Parto per un Paese lontano, per 2-3 settimane. E non ne sento la voglia, in quel momento, perché sono già all'aperto e approfitto della vita". Che è la filosofia che fa sua, anche nella corsa: "Il modo migliore di vivere qualcosa è non stressarsi troppo. Se non ci si priva, si vive bene".

Tre sportive impegnate nella corsa in salita in mezzo alla natura.
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