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Perché quella stellina sulla spalla? Quel nome sul cuore? E quella chiave, proprio lì? Di tatuaggi se ne vedono proprio di tutti i colori, di tutte le forme. Discreti o in massima evidenza, i tattoo narrano ciascuno una pagina del vissuto della persona.  «In una società  sempre più liquida, in cui tutto cambia molto velocemente, il tatuaggio è una pratica che si è riscoperta perché ha il potere di fissare il tempo», ci spiega Alessandra Marcazzan, psicologa e psicoterapeuta dell'età evolutiva esperta di problematiche relative all'immagine corporea.

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Con il suo aiuto, abbiamo messo a fuoco una rosa di significati di questa scelta sempre più diffusa.

Il tatuaggio come espressione di sé

Dietro un tatuaggio c'è il desiderio di cogliere un attimo e imprimerselo sotto pelle, per sempre. E' come farsi un'istantanea, ma indelebile. E' come un nodo al fazzoletto, per ricordarsi qualcosa.

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Ciascuno di noi può avere il timore di smarrire, o dimenticare l'intensità di un'emozione, di un momento particolarmente significativo della propria vita. Impresso indelebilmente nella propria pelle con un tatuaggio, il ricordo di quell'emozione vivrà per sempre.  E' dunque una forma espressiva rivolta prima di tutto a se stessi. Sebbene alcune ricerche confermino la maggior propensione verso comportamenti a rischio tra chi manipola il proprio corpo con pratiche come il piercing o tatuaggio, il desiderio di trasgredire o l'espressione del disagio non figurano tra le motivazioni consapevoli di questa scelta. Ad accomunare i due aspetti vi è una qualità particolare di relazione con il proprio corpo, che spinge ad esporlo e, in alcuni casi, a rischiare di più.

Personalizzazione del proprio corpo

Il tatuaggio è vissuto da chi lo pratica come una forma di cura di sé e di personalizzazione del proprio corpo. Un  corpo al quale dedichiamo sempre più attenzioni, che cerchiamo in tutti i modi di modificare, con lo sport, la palestra, le diete, e di accessoriare. Ma il corpo non si lascia più di tanto modellare, la natura – e la genetica – hanno sempre la meglio. Dunque, tatuarsi serve a chi vuole essere unico, a chi non ci sta a farsi assimilare ("sei tutta tua madre"), e quindi decide di mettersi un marchio che ha scelto, e che lo fa sentire a proprio agio nella propria pelle. Pelle che, non dimentichiamolo, è il confine che definisce la relazione tra noi stessi e glia altri. Poi il tatuaggio può avere anche un valore estetico-ornamentale, di valorizzazione di una parte di sé che piace, o per distogliere l'attenzione da un'altra parte che piace di meno. 

Sensazione di completamento

Fatto il primo, in genere nasce subito il desiderio di farsene anche un secondo e un terzo. Questo perché il tatuaggio appaga un desiderio, regala una sensazione di completamento del corpo. In più aiuta ad aderire al proprio modello mentale ed quindi è una strategia per saldare la parte psichica con la parte somatica, la mente con il corpo. In adolescenza in particolare è forte il bisogno di appartenenza, di riconoscimento, rispetto alla tribù dei propri pari ma non solo: tra i simboli che i ragazzi si tatuano troviamo le iniziali o le date di nascita dei genitori, proprio come una volta, tra i galeotti, erano diffusi i cuori con la scritta "mamma". Innumerevoli sono i riferimenti alla famiglia per il bisogno diffuso di  radici. Per tutte queste ragioni, raramente le persone si pentono dei propri tatuaggi anche quando il tempo sembra averli superati.

Il corpo è mio e me lo gestisco io 

Messaggio alle mamme (e ai padri) che si disperano: i tatuaggi sono un'espressione della soggettività dei vostri figli. Se volete, un momento di esplorazione, in cui gli adolescenti cercano di intercettare una parte convincente di sé.  E' quel momento in cui i figli vi dicono: cara mamma, ci sono cose che piacciono a me e non a te, ma le devi accettare, perché il corpo appartiene a me. 

Chi si fa un tatuaggio oggi è figlio di questa società fluida, narcisistica, in cui le emozioni devono essere espresse subito, immediatamente, in cui tutto è molto esibito. Questo naturalmente comporta anche dei rischi, di cui è bene essere consapevoli. I ragazzi sanno benissimo che cresceranno, che cambieranno, ed è proprio per questo che vogliono imprimersi le emozioni con l'inchiostro. Anche il nome di una persona che un giorno non sarà più importante, ma che in quel momento lo è, più di ogni altra cosa al mondo. I genitori devono fare lo sforzo di capire l'intensità delle emozioni dei figli se vogliono rimanere in sintonia con loro. 

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