Mindfulness: come possiamo comprendere e governare il nostro karma?

La parola karma significa «azione» e rappresenta una delle più importanti leggi di natura: quella di causa ed effetto, per cui ad ogni azione segue una reazione e ha quindi molto più a che fare con il libero arbitrio che con la fortuna

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Care amiche,

per l'ennesima volta qualcuno mi da detto: che bel karma che hai! Tradotto: «che bella vita che fai: viaggi e vivi in posti bellissimi, fai un lavoro che ami, godi di tanti affetti e sei sempre serena. Insomma, il tuo destino è ben diverso da quello di chi resta sempre nello stesso posto desiderando di essere altrove - magari senza una persona giusta al suo fianco - o di chi è colpito dal karma della solitudine». Nel pensiero comune sembra che la sorte avversa risponda a un karma negativo, determinato dagli umori del fato o da un'imperscrutabile entità super partes. In realtà la parola karma (kamma in lingua pali) significa «azione» e rappresenta una delle più importanti leggi di natura: quella di causa ed effetto, per cui ad ogni azione segue una reazione. Funziona sempre e sancisce in nostro più totale libero arbitrio: siamo noi che creiamo la nostra realtà e se abbiamo vite diverse non è perché siamo più o meno simpatici al dio Fatum ma perché nasciamo come artisti che, invece di colori, tele e pennelli, hanno in dotazione un corpo e una mente/cuore con cui creare la propria realtà.

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SEI TU CHE TESSI LA TUA TELA

Nella cultura occidentale l'idea di destino si è gradualmente allontanata dalla libertà originaria teorizzata da Platone (per cui ogni anima, prima di nascere, sceglieva la forma della propria vita terrena) ed è diventata più simile alla sceneggiatura già scritta di un film in cui noi recitiamo un copione. Così nella mitologia greca sono le Moire (le sorelle Cloto, Lachesi e Atropo) a tessere la trama della nostra esistenza, poi in quella romana il compito passa alle Parche e al dio Fatum. Per la filosofia buddista invece è il karma – cioè la legge di causa ed effetto – che determina tutto e, molto semplicemente, nella vita si raccoglie quel che si è seminato. Non cresceranno manghi se hai piantato un albero di mele: questa evidente legge di natura diventa legge del karma quando viene applicata alla realtà psicofisica dell'uomo. Nel passaggio sale in primo piano l'intento, l'intenzione che sta dietro i nostri comportamenti, dotata di un'energia che produce risultati concreti nel presente e nel futuro. Quindi siamo noi che tessiamo il nostro destino: i fili sono i nostri pensieri, il modello è l'intento cui sono associati. Se non ce ne rendiamo conto, perdiamo il senso del potere creativo che abbiamo, e in questo stato di inconsapevolezza, facilmente possiamo manifestare intenti e desideri non idonei a produrre benessere e felicità. La legge del karma funziona infatti a due livelli: il primo riguarda il futuro perché ciò che scegli di essere e fare oggi determina sicuramente ciò che sarai e farai domani. Il secondo livello riguarda invece l'immediatezza: se provi un sentimento di tenerezza, gentilezza e amorevolezza ti senti meglio subito, così come ti senti male subito quando sei presa dalla rabbia e dal rancore.

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COAZIONE E RIPETERE

La consapevolezza del modo in cui agisce il karma - istante dopo istante, ogni volta che pensiamo e diamo corda a un'emozione piuttosto che a un'altra – aiuta a sviluppare stati mentali funzionali ad ottenere una vita appagante e serena. C'è infatti una terza dimensione da considerare: il condizionamento della personalità. Abbiamo visto molte volte quanto sia inconsistente il concetto di «Io», perché siamo esseri mutevoli e ogni emozione, ogni pensiero, ogni stato d'animo è un prodotto di cause e condizioni che sono impermanenti. Ma è anche vero che ognuno di noi costituisce un unicum, cioè un insieme di elementi inconfondibili che creano la nostra personalità. Come si crea questa personalità? Sperimentando diversi stati mentali che ci predispongono a provarli di nuovo. Se sentiamo dentro di noi un'intensa gratitudine, questa faciliterà la manifestazione di se stessa in futuro. Se invece proviamo rabbia, non solo ci avveleniamo l'umore nel presente, ma rafforziamo questo specifico modello emotivo per il domani. I neurotrasmettitori viaggiano su sentieri tracciati dall'esperienza, quindi ogni emozione ci condiziona a provarla di nuovo e, nel tempo, plasma il cervello su precisi modelli di rapporto con la realtà. In genere non prestiamo particolare attenzione questa coazione a ripetere, e ci chiediamo perché, nonostante abbiamo ben chiare le cause dei nostri problemi ricorrenti, questi continuino a ripresentarsi. Ebbene, il modo per uscirne è prendere consapevolezza di come determiniamo la nostra realtà migliaia di volte al giorno, quando pensiamo, ci emozioniamo, desideriamo, odiamo, amiamo in modo automatico e inconsapevole.

BASTA CON I SENSI DI COLPA

A questo punto può sorgere un dubbio: se tutta la responsabilità di ciò che stiamo vivendo ricade su di noi, dobbiamo sentirci in colpa? Cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo? Nulla! Il concetto di colpa – ben radicato nella cultura del peccato, che ci portiamo dietro fin dall'epoca pre-platonica - è una manifestazione di condanna o di avversione che non si basa sulla comprensione della natura intrinsecamente mutevole della mente. E tende a solidificare un senso dell'io che non aiuta a comprendere come stanno realmente le cose. Il punto, infatti, non è giudicare ma capire se un intento, un pensiero o un'emozione sono o non sono funzionali al benessere nostro ed altrui. Il karma non giudica: suona lo strumento a cui abbiamo dato il la. Per questo è importante diventare consapevoli delle note che emettiamo vivendo. Si dice che il Buddha storico si risvegliò alla compassione proprio perché vide che tutti gli esseri viventi, pur desiderando la felicità e lottando strenuamente al fine di ottenerla, compivano automaticamente e ripetutamente proprio le azioni che li avrebbero resi infelici. Se continuiamo a vivere nella distrazione e nell'inconsapevolezza, non facciamo altro che creare senza posa i presupposti della sofferenza (nostra e altrui) anche quando abbiamo tanto desiderio di pace e felicità.

MEDITAZIONE E FELICITÀ

Visto che noi siamo gli eredi delle nostre motivazioni, come possiamo comprendere e governare il nostro karma? Sviluppando la consapevolezza dei nostri panorami interiori piuttosto che cercare cause, colpevoli e scuse all'esterno. In poche parole, affinando l'arte della presenza mentale si spegne il pilota automatico e si torna responsabilmente attivi. La meditazione è lo strumento d'elezione in questo processo, perché consente di sviluppare due elementi: la comprensione e la convenienza allo scopo. Grazie alla pratica impari a vedere ciò che ti passa nella mente nel momento stesso in cui si presenta. E puoi riprendere il controllo del karma iniziando a coltivare ciò che è più conveniente allo scopo di essere felice. Meno sei consapevole e mentalmente presente, invece, più rischi di sviluppare intenti, pensieri, emozioni e azioni che ti allontanano dalla vita che vorresti vivere, calandoti in quella scelta dagli altri. Se decidi di compiere questa svolta, quando è meglio cominciare? Ora! Ogni giorno può essere quello giusto per iniziare il proprio Risveglio. Perché non oggi? Il bottone è davanti a te: devi solo premerlo.

Ed è con questo augurio che ti auguro una luminosa settimana.

Con amore,

Grazia

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Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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