Figli: perché imparare a dire, anche, di no è così importante

Coccolare e viziare senza ritegno i vostri bambini potrebbe, dicono gli esperti, causare dei danni sul lungo termine, perché, spiegano, la realtà che li circonderà da grandi non potrà mai essere così tenera e amorevole

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In veste di madre di bimbi ancora piccioli, guardo al futuro con gli occhi bendati, perché davvero troppe sono le cose che mi potrebbero potenzialmente terrorizzare. Ma due, in particolare: la prima è che uno dei miei figli possa partecipare al Geordie Shore, la seconda che diventi uno di quegli esemplari di mitomani fatti e finiti e del tutto incapaci di prendersi cura di se stessi. Quest'ultimo spauracchio deve essere diventato piuttosto ingombrante anche dalle parti di Sua Maestà Elisabetta II, donna risolutamente poco incline alle smancerie e che, immaginiamo, non impazzisca di gioia di fronte alle confessioni di Kate Middleton intorno alla sua solitudine di madre. Ma, tralasciando le questioni di palazzo, in Gran Bretagna pare che esista una sorta di «emergenza bamboccioni», che gli inglesi, che alla forma ci tengono, hanno ribattezzato «sindrome da genitore-elicottero». Ma chi sono, esattamente, questi genitori elicottero?

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Sono, per esempio, quelli che mai partirebbero per una vacanza senza figli al seguito, quelli che prestano un'attenzione quasi ossessiva nei confronti dei loro bambini, planando su di loro, appunto, ad ogni minimo capriccio. Questi bambini, messi sempre al centro perpetuo dell'attenzione, sviluppano comportamenti che gli psicologi del Dipartimento di Educazione della Gran Bretagna definiscono da piccolo o piccola imperatrice. Vale a dire bambini (prepotenti, narcisisti, egoisti) dall'apparente ego smisurato che nasconde, però, diverse fragilità. I piccoli imperatori possono addirittura diventare aguzzini dei loro stessi genitori, che, pur mossi da infinite buone intenzioni, di colpo si ritrovano ad essere bullizzati. In tutto ciò la beffa, forse, più grande è che gli stessi bambini non sono felici.

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E il motivo è facilmente intuibile: fuori dalle mura di casa nessuno mai gli potrà riservare le stesse attenzioni, le stesse affettuosità, nessuno mai li guarderà con quell'adorazione che non potrà essere scalfita da nessuna brutta azione. «Sono tantissimi - spiega la dottoressa Amanda Gummer in un articolo del Daily Mail - gli insegnati scioccati nel vedere una tale quantità di genitori disposti a difendere a oltranza il proprio figlio, anche quando quest'ultimo s'è reso responsabile di fatti gravi. I piccoli, messi di fronte a questa difesa a spada tratta, avranno libero accesso a tutta una serie di comportamenti socialmente inaccettabili, ma, invece, ben tollerati da chi ha maggiore autorità su di loro, e cioè la famiglia». Ma dopo tanto disfattismo, qual è, secondo i super seri esperti britannici, il modo giusto di comportarsi? «Fondamentale - scrive la dottoressa Gummer - è insegnare l'indipendenza».

Quella delle emozioni e dei primi amori, per esempio, ma anche quella pratica, che fa sì che un individuo se la sappia cavare contando solo su stesso. «Dite più no - conclude Gummer - perché così impareranno a lottare per ottenere ciò che davvero vogliono. E lasciateli andare, perché questo non significa affatto che non vi importa di loro, anzi al contrario: che volete dal profondo del vostro cuore che vadano per il mondo, fieri e sicuri».

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