Mindfulness: la mente influenza la guarigione basta saper ascoltare la tua pelle

La pelle è il nostro principale strumento di con-tatto, nonché un grande organo di apprendimento, per questo è una grande conquista imparare ad ascoltarla e a riconoscere le emozioni che, attraverso di essa, escono all'esterno spesso senza controllo

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Care amiche,

in estate la pelle esce allo scoperto e, accarezzata dal sole, dall'acqua e dal vento, ci trasmette piacevoli sensazioni. Quale occasione migliore per imparare ad ascoltare cosa ci comunica? È un grande organo di apprendimento (con una superficie media di 6 mq, un peso di 4 kg nell'adulto) e il nostro principale strumento di con-tatto: attraverso la pelle noi tocchiamo e veniamo toccati. Da quando galleggiamo nel ventre materno a quando moriamo siamo sempre in contatto con qualcosa: con l'aria che ci avvolge e con le emozioni che, attraverso la pelle, escono all'esterno spesso senza controllo. Pensate all'arrossire, all'imperlarsi della fronte, al sudore delle mani…sono espressioni fisiche di stati d'animo non comunicati e, spesso, repressi dal controllo (impotente) della volontà e dell'intelletto.

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IL CERVELLO TATTILE

Nel cervello sono stampate le mappe nel nostro sistema psicofisico. Una di queste, il cosiddetto Homunculus Sensorius, ha aree che corrispondono alla superficie del corpo – la pelle – e in particolar maniera a quella di zone ricche di terminazioni nervose sensoriali come le mani e i piedi. Forse per questo, nelle medicine tradizionali, il massaggio a mani e piedi è considerato fondamentale. E quando si porta l'attenzione nella pianta dei piedi – come avviene durante la meditazione camminata – si percepisce una vastissima gamma di sensazioni che, se ascoltate con attenzione concentrata e non giudicante, ci possono connettere con la voce del nostro inconscio. Si delinea così un fil rouge, una mappa ineffabile di riorientamento personale in cui la visione del sé si libera dalla (op)pressione inconcludente del pensiero logico-razionale. In questa mappa, la coscienza genera la realtà materiale – il corpo fisico – inviando messaggi attraverso questo organo di comunicazione così esteso, sensibile e reattivo. La prova? Viene dalla ricerca scientifica condotta nell'abito della medicina integrata, che unisce in sinergia interventi psicofisici (come la meditazione) con terapie mediche convenzionali. In quest'ambito, vi porto come esempio uno studio illuminante condotto alla fine degli anni '90 sulla psoriasi e pubblicato nel '98 su Psychosomatic Medicine.

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MEDITARE PROMUOVE LA GUARIGIONE

Jon Kabat-Zinn, co-autore dello studio, racconta che il dott. Jeff Bernhard, primario di dermatologia all'ospedale dell'Università del Massachusetts, gli chiese se tra i metodi utilizzati con i pazienti della Clinica per la Riduzione dello Stress non ce ne fosse uno capace di rendere meno pesante e più accettabile la fototerapia, cioè la terapia con la luce impiegata per curare i malati di psoriasi. Questi, infatti, spesso abbandonavano le cure, poco gradite perché comportavano 3 sedute alla settimana in cui restare pazientemente in piedi, spalmati completamente di olio, in una cabina soffocante sotto i raggi UV. L'impegno era grande ma gli effetti di remissione dei sintomi erano lenti e temporanei. Correvano i primi anni '80 e i due studiosi – veri pionieri della medicina integrata – pensarono di sperimentare una modalità di abbinamento meditazione/fototerapia che rendesse quest'ultima più gradevole. Kabat-Zinn elaborò così una versione della meditazione di consapevolezza che comprendeva l'osservazione del respiro, la consapevolezza dell'udito, della percezione della luce sulla pelle e degli stati d'animo sgradevoli che insorgevano durante le sedute di fototerapia, oltre a una visualizzazione della pelle sana (che propriamente non rientra nelle tecniche meditative di consapevolezza ma venne utilizzata ad hoc). In parole povere, l'obiettivo era rilassare i pazienti al punto da abbassare la percentuale di abbandono delle cure. Ma i risultati andarono ben oltre! I pazienti furono suddivisi in due gruppi: uno cui veniva fatta ascoltare una traccia di meditazione guidata durante la seduta e un altro che invece riceveva la fototerapia nella modalità tradizionale non integrata. Risultato? La pelle dei meditanti guariva molto più rapidamente di quella degli altri. Non contenti, i due ricercatori approntarono uno studio più impegnativo, con un campione di pazienti più grande e una strumentazione di controllo più raffinata, che comprendeva metodi diversi per valutare e registrare lo stato della pelle nel tempo (per esempio fotografie delle lesioni più importanti scattate a intervalli regolari e poi sottoposte a valutazione e classificazione da parte di due dermatologi all'oscuro del gruppo di appartenenza del paziente). Furono così in grado di confermare l'esito della prima ricerca – i meditanti guarivano più in fretta dei non meditanti – e di quantificare questo miglioramento: chi meditava guariva 4 volte più in fretta. Non sappiamo cosa esattamente causi questa accelerazione, se la meditazione in sé, la meditazione abbinata alla visualizzazione o l'abbassamento dello stress o tutte le cose assieme, ma quello che per certo è stato dimostrato è che la mente influenza la guarigione e può permetterci di agire su manifestazioni fisiche – come quelle squisitamente rappresentate dalla pelle - considerate incontrollabili.

PROVA TU STESSA

Gi studi dimostrano quindi che la mente influenza lo stato dell'epidermide. Quindi anche una cute sana può beneficiare di quella ritrovata alleanza tra mente, pelle ed emozioni che si sviluppa praticando la meditazione di consapevolezza. Puoi testarlo tu stessa se approfitti del tempo libero per esercitarti nell'ascolto del con-tatto, cioè delle sensazioni, percezioni ed emozioni evocate in ogni momento dalla cute che respira e mette in comunicazione il mondo esterno con quello interiore. In spiaggia, in acqua, seduta sotto un albero o mentre prendi il fresco sul terrazzo ti basterà:

1) chiudere gli occhi

2) portare l'attenzione sul respiro osservando le sensazioni del corpo durante ogni inspirazione ed ogni ispirazione

3) entrare sempre di più nell'onda del respiro (puoi aiutarti mettendo le mani sull'addome) fino a sentire che tutto il corpo respira: si allarga ad ogni inspirazione e rimpicciolisce ad ogni espirazione.

4) sentire che la pelle stessa respira da milioni di pori.

5) sentire l'aria che la tocca e la pelle che tocca l'aria e lo spazio che la avvolge.

6) portare l'attenzione su ciò che la pelle sente: caldo, freddo, sole, vento, umido, secco, durezza, morbidezza, luce, ombra, sensazioni piacevoli, spiacevoli o neutre.

7) Ascoltare le emozioni e gli stati d'animo che le sensazioni percepite attivano/richiamano dentro di te.

8) Prendere atto dei ricordi, delle immagini e dei pensieri che queste sensazioni accendono. Qualsiasi esse siano, riconoscile, accoglile e poi lasciale andare ritornando con tutta la tua attenzione sulla pelle che respira, sul corpo che si espande e poi ad ogni espirazione si rilassa e lascia andare.

Buona pratica!

Con Amore,

Grazia

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Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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