Come reagire al terrorismo e alla paura con la mindfulness

I recenti attentati riaccendono i riflettori sulla paura, una delle emozioni umane più difficili da gestire: ecco come affrontarla con consapevolezza

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Care amiche, la scorsa settimana l'attentato di Manchester ha risvegliato in molti di noi un sentimento che, da privato e intimo, è diventato collettivo e manifesto: la paura. Purtroppo, rispetto a qualche tempo fa oggi siamo tutti mediamente più in ansia per i nostri figli, per i giovani, per i bambini, e non solo. Senza rendercene conto, infatti, ci stiamo modificando, stiamo cambiando i nostri parametri di valutazione degli altri, stiamo diventando più sospettosi e diffidenti. Perché la paura non solo ci limita, ma agisce come agente di divisione, sospetto ed oppressione. Da sempre (e la storia lo dimostra) quando un popolo ha paura diventa manipolabile. Quanto la paura ti attanaglia, puoi fare cose che non avresti mai pensato di fare, pensare pensieri che non avresti mai creduto di avere, provare emozioni che non avresti mai pensato di sentire. Secondo la psicologia buddista, del resto, la paura è la madre di tutte le emozioni negative. E se da un lato ci blocca (siamo pietrificati davanti all'ultima strage di bambini) dell'altro ci agita, ci rende aggressivi o ci induce in stato di panico. Come evitarlo?

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Una favola moderna

Un racconto zen narra che, in un tempo lontano, una banda feroce e terrificante di samurai attraversava le campagne giapponesi, portando paura e distruzione ovunque. Un giorno, mentre i manigoldi si stavano avvicinando a una città, tutti i monaci fuggirono, tranne l'abate. Quando la banda entrò nel monastero cittadino, trovarono l'abate seduto in posizione perfetta. Il feroce capo prese la spada e disse: «Non sai chi sono? Non sai che io sono il tipo di persona che ti avrebbe potuto trafiggere con la spada senza battere ciglia?». Il maestro Zen rispose: «E io, signore, sono il tipo di uomo che potrebbe essere attraversato da un spada senza battere ciglia».

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Di fronte alla possibilità di essere ucciso, il monaco zen aveva due possibilità: agitarsi e quindi creare più turbolenze nella sua mente oppure osservare quelle che c'erano già stando centrato in se stesso. Questa seconda strada è la strada della mindfulness. Seguendola, impari la differenza tra sofferenza e dolore: la prima è data dal turbamento che la mente somma al dolore psichico o fisico, e lo ingrandisce sino a renderlo insopportabile, spingendoci ad azioni incontrollate. È il frutto di una tensione. Se non c'è tensione, si riduce anche la sofferenza. Come si raggiunge questo obiettivo? Con l'accettazione benevola delle proprie emozioni, per quanto terrificanti possano essere. Non sarà disperandoti che puoi cambiare lo stato delle cose. Ma puoi cambiare il mio modo di reagire ad esse: invece di lasciarti trascinare dalla paura nello sviluppo delle sue emozioni figlie (rabbia, avversione, rancore, odio…) puoi imparare ad osservare cosa questa paura provoca dentro di te, come di trasforma, e puoi decidere di abbracciarla con l'energia della consapevolezza, respirando, affinché non ti faccia più male.

Amore invece di odio

L'amorevolezza, la dolcezza sono i migliori antidoti contro la paura. Non vi sto invitando ad amare i terroristi, ma a sviluppare tenerezza verso il tumulto emotivo che sentite dentro. Se stai male, se provi ansia, forte preoccupazione, se ti senti disorientata, prendi il coraggio di ascoltare queste sensazioni che risuonano dentro di te e di illuminarle con il faro della consapevolezza. È grazie a questo faro che diventerai meno manipolabile. Che ti accorgerai di quanto la paura generi in te emozioni che non avresti mai voluto provare, e ti consente di vederle come onde tumultuose che sconvolgono il tuo cuore, ma con le quali puoi decidere di non identificarti. Tu non sei le tue emozioni. Non sei la tua paura. Puoi risponderle in modo assertivo invece che reagire in modo automatico, svantaggioso e limitante. La benevolenza e la gentilezza creeranno attorno a te uno scudo protettivo. In pratica: quando la paura si presenta, guardala negli occhi e fermati immediatamente ad osservarla. Che sensazione senti? In che parte del corpo risuona? Che tipo di pensieri corrono nella tua mente? Ti bloccano? Ti agitano? Ti intristiscono o ti fanno arrabbiare? L'esercizio è osservare la paura e dissezionarla nelle sue componenti, respirando nell'addome (cioè restando consapevole dell'addome che ad ogni inspirazione si solleva e ad ogni espirazione si abbassa). In questo modo puoi osservare ciò che ti destabilizza, puoi rallentare il battito del cuore, ritrovare la calma e una visione più chiara. Ti renderai conto che la paura nasce nel momento in cui ti preoccupi per cosa potrà accadere domani. Quindi non ha a che fare con l'Adesso, riguarda il futuro. Ma il futuro non esiste ancora. Anche il passato non esiste, perché è già accaduto. L'unica cosa che esiste è il qui ed ora. E qui ed ora puoi restare calma, respirando ed osservando le tue emozioni finché non si dileguano come cerchi nell'acqua. Nonostante tutto, abbi fiducia. In te, prima di tutto.

Buona settimana!

Con Amore,

Grazia

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Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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