Il silenzio fa bene: ecco come zittire il frastuono mentale e ritrovare se stessi

Il silenzio è essenziale per stare bene, ma la nostra mente e il nostro corpo sono pieni di rumore che ci impediscono di ascoltarlo: ecco come riuscirci e ritrovare il benessere fisico e spirituale grazie alla mindfulness

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Care amiche,

vi capita mai di soffermarvi ad ascoltare il silenzio? E godere mentalmente in quello spazio vuoto non solo di suoni e rumori ma anche di pensieri, ansie, tumulti e attese? Difficile, vero? Siamo in un'epoca in cui le informazioni ci sfrecciano nel cervello col sibilo delle auto in corsa, intasando le strade della mente con il loro traffico irrefrenabile. La nostra è considerata l'epoca della comunicazione. Peccato che questo concetto di comunicazione sia monco e ci lasci orfani di noi stessi. Nel rumore, infatti, non è possibile comunicare con i propri reali bisogni. Si è assordati dai desideri indotti, dalle urgenze d'azione e reazione, dalla spinta a riempirsi di contenuti, cose, suoni. Per riuscire ad ascoltare i nostri bisogni dobbiamo fermarci.

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E fare silenzio.

ASCOLTARE IL SUONO MERAVIGLIOSO DELLA VITA

Solo in silenzio puoi ascoltare il suono della vita. «Essere vivi e camminare sulla terra è un miracolo», scrive Thich Nhat Hanh nel libro Il dono del silenzio (Garzanti), «eppure la maggior parte di noi sta correndo come se esistesse un luogo migliore in cui andare. La bellezza ci chiama ogni giorno, ma raramente siamo in condizioni di ascoltare. La condizione essenziale perché possiamo sentire il richiamo della bellezza è il silenzio. Se non l'abbiamo dentro noi stessi – se la nostra mente, il nostro corpo sono colmi di rumore – non possiamo udire quel richiamo… Il cuore ci chiama ma non lo sentiamo. Non abbiamo il tempo di ascoltarlo».

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SWITCH OFF

Come fare, allora per chetare questo chiasso? Il bottone di spegnimento si chiama consapevolezza. La maggior parte del rumore interno, infatti, viene prodotto dall'automatico e incessante chiacchiericcio che c'è dentro la nostra testa. Ma basta fermarsi una manciata di secondi, respirare e concentrare la mente – non giudicante – nel qui ed ora per interrompere il chiasso. lNon importa quando dura questo momento di liberazione: l'intensità è ciò che conta. E, assieme all'intensità, la ripetizione del gesto, finché si radica in te l'abitudine di fermarti spesso durante la giornata, di fare piccoli brevi stop in cui ascoltare il corpo e le sue sensazioni, il cuore e lo stato d'animo del momento, la mente e lo spazio tra i suoi pensieri. In questo spazio di ascolto silente si apre la porta di ogni possibile realizzazione: come dice Thich Nhat Hanh, ben presto ti accorgi che il silenzio è lo spazio in cui si realizzano i sogni.

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IL SILENZIO TONANTE

Pur essendo descritto come mancanza di suono, il silenzio ha un suono potente. In Thailandia, dove vivo per metà dell'anno, quando tutto tace la natura si fa sentire: salgono in primo piano le voci degli uccelli che improvvisamente appaiono assordanti, ma anche il canto delle foglie degli alberi, che stropicciano l'aria assieme al vento. La sera silente ha il suono di milioni di grilli, la notte il canto delle rane, che nella stagione monsonica muggiscono come tori in amore. Ma il silenzio più sonoro, quello che i buddisti chiamano il silenzio tonante è ciò che – finalmente - si sente quando, avendo zittito tutti i richiami esterni, riesci a sentire quello del tuo cuore che ti sta chiamando. «Sei stato perennemente distratto, giorno e notte», dice Thich Nhat Hanh.

«Sei stato pieno di pensieri per quelle che chiamiamo "le preoccupazioni quotidiane": come procurarti cibo, denaro, riparo e cose materiali, ma anche come soddisfare i tuoi bisogni affettivi, sanare il dubbio che una certa persona ti ami o no, capire come far durare un rapporto, avere sicurezze nel lavoro. Puoi passare il 99,9% del tempo in queste preoccupazioni – comfort materiali e ansie affettive – ma quella che ti sfugge è la più importante e profonda di tutte: cosa vuoi fare della tua vita?».

Che senso hai, tu, in questo mondo?

Questo è il punto. Ed è anche il motivo per cui fai fatica a stare in silenzio: quando tutto tace, la domanda principale inizia a risuonare forte, generando malessere. Non è un mero quesito filosofico: finché non trovi il tuo "senso", non avrai mai piena soddisfazione, qualsiasi traguardo tu raggiunga. Potrai scambiare molti piaceri per gioie, ma col tempo di accorgerai che sono come papaveri: appena li cogli sfioriscono.

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RITROVATI, UN PASSO DOPO L'ALTRO

Il silenzio quindi è essenziale: ne abbiamo bisogno come dell'aria per vivere. «Senza silenzio, asfissiamo. Senza il silenzio, puoi passare tutta la vita ad ascoltare messaggi esterni ed interni senza mai udire la voce del tuo desiderio più profondo», dice il Maestro zen.

E anche se vai in cima a una montagna, spegni il telefono, ti scolleghi da tutto, può accadere che i rumori non si spengano perché dai comunque voce ai tuoi rumori interni.

Se, per esempio, pensi a qualcosa che ti preoccupa o ti ha fatto arrabbiare, ti ritrovi involontariamente a ripensarlo più volte e ti sintonizzi su una sorta di stazione radio interiore che trasmette solo notizie negative. Hai bisogno di imparare a spegnere la radio per non rimare invischiato nella conversazione tossica intrapresa dalla tua mente.

Come fare?

Quando il rumore è assordante, la meditazione camminata può essere un vero toccasana! Per praticarla correttamente, cammina portando la mente nella pianta dei piedi e ascoltando le sensazioni dei piedi che toccano la terra, mentre avanzi un passo dopo l'altro, lentamente, consapevolmente. Concentra l'attenzione anche sulle sensazioni fisiche dei muscoli che si contraggono, del peso del corpo che si sposta dalla gamba di dietro a quella davanti, dello sbilanciamento che questo passaggio comporta.

«Cammina come se stessi baciando la terra con i piedi», dice Thich Nhat Hanh. Potrai così raggiungere quella calma lucida, consapevole e intenzionale che i buddisti chiamano nobile silenzio: uno spazio di pacata lucidità in cui riesci a smascherare i tuoi modi di reagire automatici, i pensieri distruttivi, le emozioni svantaggiose.

Come si riconosce il nobile silenzio?

Dal radicamento nel momento presente. Alcune persone tacciono ma con la mente sono perse chissà dove. Altre stanno zitte per punirti: il loro silenzio suona come una condanna. Il nobile silenzio invece è presente e non giudicante. Agisce come un risveglio della coscienza. E aiuta nella vita concreta perché, quando parlerai di nuovo, la tua mente sarà centrata e la tua voce autorevole. Sperimentalo con gli altri al lavoro, in famiglia, tra amici: se, prima di rispondere a una provocazione, a una domanda, a una sfida verbale, ti fermi un attimo a crei il "tuo" silenzio, in quell'attimo potrai trovare te stessa assieme a una risposta migliore. Dopo una pausa, tutto sarà più pregnante.

PIU' BRILLANTI I SILENZIOSI

Secondo uno studio condotto in Germania dal Research center for regenerative therapies di Dresda, alcuni processi cerebrali si possono portare a termine solo in silenzio. La mancanza di suoni e rumori favorirebbe inoltre la riproduzione neuronale (fino a ieri considerata impossibile): lo hanno dimostrato lasciando dei topini in completo silenzio per due ore al giorno, e verificando che nel loro cervello si attivava una significativa crescita del numero di cellule dell'ippocampo, regione del cervello che regola le emozioni, la memoria e l'apprendimento.

Più Popolare

Gli esperti hanno constatato che le nuove cellule nervose si integravano progressivamente con il sistema nervoso centrale e poi si specializzavano in funzioni diverse. Ma non finisce qui:

nel silenzio il cervello si "depura"!

Valuta le informazioni acquisiste nella giornata, elimina quelle che non servono e tiene quelle rilevanti, liberando spazio. Questo processo spiega perché, a volte, se pur scervellandosi non si trova la soluzione a un problema, può bastare andare a dormire perché la lampadina che dice eureka si accenda nella nostra testa. Il sonno porta consiglio, dice il proverbio, e oggi sappiamo che lo stesso risultato si ottiene facendo silenzio: l'assenza di stimoli uditivi ha quasi lo stesso effetto del riposo, depura la mente e le conferisce maggiore prestanza e chiarezza.

Inoltre, riduce stress e ansia: secondo uno studio condotto all'Università di Pavia, due soli minuti di silenzio sono più efficaci della musica rilassante, e diminuiscono la pressione sanguigna facendoci sentire immediatamente più calmi.

Che dire? Come buon auspicio vi auguro di imparare a restare spesso – anche per un solo minuto – in silenzio. Fatelo ovunque, anche quando siete in coppia o mezzo alla gente. E osservate cosa cambia in meglio, giorno dopo giorno.

Felice settimana!

Grazia

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Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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