Rabbia, 6 consigli per imparare a gestirla

Quando senti che sta montando la rabbia, segui questi 6 consigli pratici della mindfulness per ritrovare la calma fuori e dentro di te

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Care amiche, vivere sotto pressione non aiuta a mantenere la calma. Anzi, giorno dopo giorno ci destabilizza al punto che anche una persona tendenzialmente pacifica e gioviale po' diventare irascibile e scontrosa. E se sul piano professionale questo processo non giova, in famiglia - soprattutto nel rapporto con i figli -  è deleterio: ogni scatto d'ira diventa una sorgente di sensi di colpa che vanno ad rimpinguare le fila delle emozioni destabilizzanti che ci rendono psicologicamente più fragili. Che fare?

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PRIMO: NON IDENTIFICARTI CON LE TUE EMOZIONI

Come succede con i pensieri, anche con le emozioni facciamo lo stesso errore: ci identifichiamo con esse. Quando ci arrabbiamo, siamo la rabbia e cambiamo persino i connotati, arrossandoci e imbruttendoci in volto. In realtà, per natura ogni emozione è transitoria: magari siamo felicissime per aver avuto un dono inaspettato e subito dopo, uscendo, diventiamo idrofobe perché un'automobile ci taglia la strada. Come mai? Perché tutti gli stati d'animo sono impermanenti: nascono, si manifestano e, se non vengono bloccati dal nostro attaccamento, se ne vanno. La rabbia non può, quindi, essere una parte oggettiva di te stessa. 

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Pensaci un attimo: tu chi sei? La persona che un'ora fa inveiva sbraitando al semaforo o quella che, arrivata a casa, abbraccia con dolcezza il suo bambino?

MAI REPRIMERE NE' SBOTTARE

Davanti a sentimenti così travolgenti come la rabbia abbiamo generalmente due modi di reagire: tentiamo di reprimerla (spesso giudicandoci duramente) oppure la sfoghiamo perdendo il controllo sulle parole, sui pensieri e, purtroppo, a volte anche sulle nostre azioni. In realtà, reprimere è come riempire sempre più una pentola a pressione che prima  poi scoppierà, mentre sbottare significa innescare un circolo vizioso di reazioni deleterie, perché la reazione automatica a un'aggressione è un'altra aggressione. 

Quando ci rivolgiamo con rabbia a qualcuno (anche a noi stessi nell'intimità del nostro dialogo interiore) appicchiamo un incendio. Accendiamo la miccia di un esplosivo che causerà una detonazione nel cuore e nel cervello.

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 La nostra reazione automatica non farà altro che concimare copiosamente i semi della rabbia presenti nella nostra coscienza deposito, predisponendoci ad arrabbiarci ancora, e ancora, e ancora. Ogni volta che succederà, una cascata di sostanze biochimiche anti-salutari si riverserà in tutto il nostro corpo, contaminandone le cellule. Lasciando una traccia, un ricordo e creando una rete neurale. Così, la prossima volta che qualcuno farà qualcosa che non ci piace, l'impulso a perdere le staffe sarà più forte e - che ci lasciamo trascinare o riusciamo ad opporci - ci ruberà una tonnellata d'energia. Per evitare tutto questo, il trucco è inserirsi nel processo un attimo prima che l'automatismo si scateni. E impedirgli di prenderci al laccio.  

NON ABBOCCARE ALL'AMO

Fai una prova: se, quando senti che sta montando la rabbia, sposti subito il focus da fuori a dentro di te, potrai guadagnare un microsecondo di vantaggio che ti permetterà, con un po' d'esercizio, di non abboccare all'amo.

Ecco come procedere:

1. Togli subito l'attenzione dalla persona (o dall'evento) che ti ha fatto arrabbiare.

2. Rivolgi la mente all'interno di te stessa: ascolta e osserva cosa senti…La rabbia può essere tante cose: rancore, ira, irritazione, furore, stizza, ripicca…quale di queste è presente in questo momento?

3. Prova a vedere anche a cosa è associata: ti sei sentita criticata? Il tema del giudizio è forse ricorrente nella tua vita? Oppure ti sei sentita non ascoltata, trascurata, messa ancora una volta sotto i piedi…C'è una tematica di svalutazione che ricorre nella tua esistenza? Quando trovi l'elemento destabilizzante, osservalo e prenditene cura facendo 10 respiri addominali consapevoli. Ricorda che l'energia della consapevolezza è una potente energia di cura: usala a piene mani!  

4. Ora controlla se c'è una parte del corpo in cui la rabbia risuona o si accuccia, un luogo in cui si rintana provocando una tensione muscolare. Potresti avere lo stomaco chiuso, il cuore dolorante, la gola oppressa, le spalle rigide, la mascella contratta… Ascolta il tuo corpo e osserva cosa 'si sta chiudendo' dentro di te. Respira, molla la presa e lascia andare.

5. Per il tempo minimo di 10 respiri (metti la mano sulla pancia e inizia ad inspirare ed espirare sentendo l'addome che si alza e che si abbassa) non rivolgere più l'attenzione alla persona con cui ti sei arrabbiata, non pensare al suo comportamento, non tentare di capirlo. Evita di rimuginare: resta nell'isola che c'è in te finché non sarai completamente calma. Allora, e solo allora, potrai capire cosa è successo veramente. Senza proiettare sull'altro significati che risalgono alla tua vita pregressa. Senza investire il presente con il carico emotivo del passato.

6. Se lo stato d'animo non migliora abbastanza, appena possibile esci all'aperto e cammina nella natura portando (e mantenendo) l'attenzione sul corpo e le sensazioni che prova.

Se hai difficoltà nella pratica e ti serve aiuto scrivimi. Imparare a "curare" la nostra rabbia è uno dei regali più grandi che possiamo fare a noi stessi e a chi amiamo.

Un grande abbraccio e… buona settimana!

Grazia 

Grazia Pallagrosi

 Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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