Stare in gruppo aiuta a vivere meglio?

Sentire di appartenere a una comunità serve a migliorare la propria la vita di relazione, a sentirsi utili, a farsi accettare e a migliorare nel confronto con gli altri

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Stare in gruppo, appartenere ad una comunità, sentirsi parte di un club, di una squadra, di un movimento o di una tribù, aiuta a vivere meglio. Malgrado le spinte individualistiche, saper stare bene con gli altri, quindi sviluppare un senso di appartenenza, è fondamentale per la crescita dell'individuo, del giovane come dell'adulto. Siamo pur sempre animali sociali, siamo fatti per vivere in relazione, abbiamo bisogno di sentirci utili, di essere accettati, miglioriamo e apprendiamo nel confronto con gli altri. Eppure, assistiamo ad una generale tendenza narcisistica a a far prevalere l'io rispetto al noi, a partecipare di meno alla vita sociale, accontentandoci di sviluppare relazioni virtuali sui social network.

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Con Maddalena Cialdella, psicologa e psicoterapeuta dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, cerchiamo di capire perché stare in un gruppo aiuta a vivere meglio.

Per gli adolescenti è fondamentale sentirsi a proprio agio in un gruppo

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Durante l'adolescenza l'appartenenza al gruppo dei pari, dei coetanei, è fondamentale: è il momento in cui i ragazzi cominciano a diventare diversi dai propri genitori e il gruppo di amici rappresenta il mondo con cui confrontarsi, la forza trainante a cui omologarsi, la palestra di vita alternativa alla famiglia, che abitua al confronto e al rispetto delle regole. L'accettazione da parte del gruppo rimanda l'immagine che il giovane si crea di sé e plasma l'autostima. Al contrario, sentirsi a disagio nel gruppo e la paura di non essere accettati possono creare su soggetti fragili atteggiamenti di ritiro sociale, di negazione o rifiuto del mondo esterno.

Trovare il giusto equilibrio tra indipendenza e appartenenza

Anche in età adulta l'individuo ha bisogno di appartenere ad un gruppo, e con il passare degli anni è necessario trovare il giusto equilibrio tra appartenenza e indipendenza. La famiglia soddisfa questo bisogno di appartenenza, ma arriva il momento in cui deve proiettare i figli verso l'indipendenza e la ricerca della propria autonomia. Anche per un adulto appartenere solo alla famiglia può essere limitativo: è vero che esistono difficoltà oggettive, che mancano il tempo o le energie da dedicare alla socialità, ma qualche volta queste rappresentano solo delle scuse per sottrarsi a relazioni che sono tanto appaganti quanto impegnative e faticose. Mettersi in relazione con altre persone significa accettare le regole per stare in gruppo, dover chiedere, saper ascoltare, prendersi delle responsabilità, sentirsi in dovere, affrontare il conflitto, assumere ruoli, affrontare un giudizio.

Sentirsi utili e necessari accresce l'autostima

Nel gruppo ciascuno può sperimentare i vantaggi della cooperazione e del sostegno, dell'unione fa la forza. Chi entra in un gruppo accetta di mettersi in gioco perché la posta è alta, ed è premiante il fatto di sentirsi riconosciuti dal gruppo per il proprio ruolo, che sia di leadership o più defilato, non importa. Sentire l'importanza del proprio ruolo, del proprio apporto al gruppo non può che accrescere la nostra autostima. Questa dinamica, però, non funziona nei gruppi virtuali, quando all'incontro fisico sostituiamo le chat dei social network. Costa meno fatica, ma è anche meno gratificante.

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