Lavorare da casa: vantaggi e svantaggi

Il telelavoro può sembrare una liberazione, però bisogna fare i conti con la reperibilità continua e il rischio che il lavoro si sovrapponga alla vita privata

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Ve la sentireste di lavorare da casa? Niente più spostamenti, nessun rischio di perdere il treno, addio al fiato sul collo del capo, basta con la mensa aziendale… Però, al tempo stesso, nessun collega con cui confrontarsi, giornate intere senza parlare con nessuno, fine dei pettegolezzi ma anche dello scambio di idee, della cooperazione tra colleghi, delle riunioni. Cerchiamo di capire quali sono i pro e i contro del cosiddetto smart working, ovvero del telelavoro, pratica ancora poco diffusa nel nostro paese, ma di certo in via di espansione, considerato il numero sempre più elevato di persone che si trovano a lavorare da casa con internet, per scelta o per necessità. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Vitiello, docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all'Università Sapienza di Roma, coordinatore del gruppo tecnico sulla Psicologia del Lavoro presso l'Ordine degli Psicologi del Lazio, che ci ha dato qualche dritta.

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Lavorare da casa, un'arma a doppio taglio

La possibilità di lavorare da casa va incontro all'efficienza organizzativa di alcune tipologie di aziende ed ha anche potenzialmente un impatto positivo sulla mobilità, soprattutto nelle grande aree urbane congestionate. Per i lavoratori può essere un'opportunità per ridurre lo stress degli spostamenti casa/lavoro e per liberare tempo per sé e per la famiglia. Attenzione, però, perché lavorare da casa può essere anche un'arma a doppio taglio: le aziende, in cambio di un computer e di uno smartphone, chiedono la reperibilità continua e il sogno di poter gestire il proprio lavoro in piena autonomia, di trovare tempo per sé o per i figli, rischia di infrangersi. E poi bisogna disporre, a casa propria, di un luogo idoneo a svolgere il proprio lavoro, che non si sovrapponga alla vita domestica o familiare.

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Il lavoro è per sua natura sociale

L'uomo ha sempre lavorato a stretto contatto con i suoi simili, sin dagli albori della civiltà, quindi la dimensione sociale del lavoro ce l'abbiamo nel DNA e difficilmente possiamo rinnegarla. Fatta eccezione per pochissime professioni, l'individualismo lavorativo non produce risultati.

Il lavoro necessita di confronto, di stimoli, di feed-back continui. Difficilmente io posso produrre qualcosa da solo. Tanto è vero che un'azienda come Yahoo ha ridotto le sue posizioni di telelavoro perché non davano i risultati auspicati. Stando a casa, il lavoratore si immagina un mondo tutto suo, che spesso non corrisponde a quello reale. Come sempre la virtù sta nel mezzo: l'ideale sarebbe poter lavorare un paio di giorni per conto proprio, e gli altri in azienda. Ma mi chiedo quali aziende sono pronte per questo cambio.

Lavora bene da casa chi sa essere autonomo

Per lavorare da casa serve aver sviluppato un buon grado di autonomia, ovvero la capacità di auto-organizzarsi, di gestire il proprio tempo. Il rischio, per chi non ha acquisito questa capacità, è quello di perdersi, di non sapersi organizzare, di non trovare il giusto ritmo, quindi alla fine di fare più fatica. E poi non è detto che l'azienda stessa sia in grado di gestire i tempi di chi lavora da casa. Il rischio di conflittualità sui tempi e sui modi del lavoro è molto elevato. Consiglio a chi sceglie di lavorare da casa di non farsi strumentalizzare, di negoziare bene con il proprio datore di lavoro le mansioni, i tempi, i ritmi. Solo così la qualità della propria vita ne può trarre beneficio, diversamente può essere molto penalizzata.

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