Violenza sulle donne: 10 campanelli d'allarme da non sottovalutare

Violenza sulle donne: ecco il decalogo dei segnali preoccupanti da non sottovalutare mai in una relazione perché sono veri campanelli d'allarme

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I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulla violenza sulle donne sono decisamente allarmanti, non solo in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne ogni 25 novembre: ben 1 donna su 3 (il 35% delle donne della popolazione mondiale) ha subìto nel corso della vita una qualche forma di violenza da parte di un uomo e 1 femminicidio su 4 è compiuto dal partner.

Violenza sulle donne, i femminicidi in Italia

In Italia ogni tre giorni c'è un femminicidio: secondo il rapporto Eures 2014, dal 2000 al 2012 sono state uccise in media 171 donne all'anno, e in due casi su tre l'assassino è il partner o l'ex. Nella metà dei casi il delitto è compiuto nei primi tre mesi successivi alla separazione.

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In tutto sono 6 milioni 788 mila donne nel corso della propria vita hanno subìto violenza fisica o sessuale da parte di un uomo, e il 10,6% ha dovuto fare i conti con queste atrocità prima dei 16 anni. Inoltre il fenomeno, nonostante le campagne di sensibilizzazione, purtroppo nella maggior parte dei casi resta sommerso: 9 volte su 10 il crimine non viene denunciato. Ma, fortunatamente, ogni anno circa 14 mila donne si rivolgono ai centri antiviolenza.

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Un decalogo per scoprire i campanelli d'allarme

Eppure nelle relazioni ci sono alcuni segnali molto precisi, dei veri e propri campanelli d'allarme da non sottovalutare mai, anche se apparentemente innocui. In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donneil Centro Studi Erickson, che si occupa di didattica, educazione, disabilità e welfare, propone una riflessione attraverso un decalogo.

Ecco quindi quali sono le frasi, le azioni e gli atteggiamenti che devono mettere in guardia:

1. Contatti continui: telefonate, messaggi, mail (es. «Hai mangiato?», «Cosa hai mangiato?», «Dove sei?»).

2. Il partner chiede di essere costantemente informato (es. «Richiamami quando hai finito il pranzo», «Chiamami quando arrivi»).

3. Il partner accompagna ovunque la compagna e si aspetta che lei condivida con lui ogni informazione (es: «Siamo una cosa sola, tra noi tanto non ci sono segreti», «Dammi le tue password»).

4. Sembra essere concentrato esclusivamente su di lei (es. «E' meglio che stiamo solo noi due», «Forse dobbiamo smettere di incontrare quegli amici»).

5. Organizza il tempo e le attività della coppia in ogni dettaglio (es. «Ho prenotato questo albergo, non ti ho interpellato perché volevo farti una sorpresa»).

6. È geloso (es. «Non ti sembra troppo scollato quel top?», «Avrei scelto una gonna diversa», «Perché ha salutato il tuo ex?»).

7. Desidera che lei gli dedichi il suo tempo e la sua attenzione in modo esclusivo (es. «Perché passiamo così tanto tempo con i tuoi amici?», «Per me la tua collega non è sincera»).

8. Trova che lei sia la donna ideale, ma ha atteggiamenti negativi nei confronti delle altre donne (es. «Tu sei diversa dalla altre, sei seria, non come la mia ex», «Se è finita con la mia ex è solo per colpa del suo atteggiamento sbagliato»).

9. Cambia umore all'improvviso (es. passa frequentemente passa dal buon umore a silenzi apparentemente immotivati o all'irritazione per futili motivi).

10. Ha una visione di sé come vittima innocente di numerose ingiustizie.

Combattere la violenza sulle donne distruggendo gli stereotipi

E' importante quindi, prosegue il Centro Studi Erickson, lavorare per combattere la violenza sulle donne soprattutto a livello culturale, distruggendo le definizioni rigide sui ruoli di uomini e donne sia nella sfera pubblica che in quella privata, quello che ci si deve aspettare da un maschio e da una femmina, o quali comportamenti ed emozioni si possano considerare appropriati, accettabili o desiderabili per l'uno e per l'altra. Prestando attenzione anche a quello che viene detto (frasi come «Sei sicura di voler lasciare che qualcun altro cresca tuo figlio per pensare alla carriera?», «A tuo marito non dà fastidio che guadagni più di lui?», «Come mai non hai ancora pensato a un figlio? Guarda che poi l'orologio biologico si fa sentire...», «L'ho sempre pensato che sei una donna con le palle», o «Fossi in te mi farei chiamare direttore: direttrice sa di professoressa di scuola»), magari in modo inconsapevole, perchè magari si è fatto sempre così.

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