Come smettere di rimuginare sui problemi e risolverli davvero

Fissarsi sui medesimi solchi mentali non aiuta, occorre imparare a osservare da lontano quei pensieri che creano solo insoddisfazione

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Ci pensi e ripensi, e ripensi… fino a quando il pensiero si avvita su se stesso senza trovare una via di uscita. Stai sperimentando l'overthinking, il pensarci troppo, il rimuginare, quello che gli specialisti chiamano pensiero ruminativo. Quel tornare con la mente continuamente a un problema, anche quando una soluzione a quel problema, oggettivamente, non esiste, o non può dipendere da te.

Rimugini quando avverti un divario tra la realtà percepita (ciò che accade, cioè che sei, ciò che hai) e la realtà desiderata (ciò che vorresti accadesse, ciò che vorresti essere o avere). Del resto, viviamo nella società del "tutto-e-subito" che ci fa pretendere soluzioni istantanee, che esclude il tempo dell'attesa. Una società sempre più razionale e sempre meno emotiva. Da qui nasce il cortocircuito del pensiero ruminativo. Ce lo ha spiegato Federico Conte, psicologo e psicoterapeuta, Consigliere dell'Ordine degli Psicologi del Lazio.

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Più emotività e meno pensiero

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Se rimugini sviluppi minore capacità di problem-solving perché ti fissi sempre sulla stessa strada senza cercare di percorrere strade diverse. La logica non sempre ti aiuta a trovare soluzioni ai problemi, soprattutto quelli esistenziali, né a migliorare le tue inadeguatezze, di questo devi diventare sempre più consapevole. Se continui a pensare, poi, ti perdi anche quello che accade attorno a te. Quindi, è molto meglio se ti sposti da un piano logico-razionale a un piano emotivo, nel quale cerchi di capire come ti senti, come stai vivendo quella situazione, perché esprimi quel bisogno, cosa ti manca. In questo modo attivi una modalità di attesa, uno "stand-by" che ti aiuta a creare spazio alla consapevolezza e quindi a immaginare un cambiamento, una possibile soluzione. Una tecnica che aiuta questo percorso è la Mindfulness.

Osserva il tuo pensiero

Contemplare aiuta. Immagina di osservare un tuo problema come osserveresti un tramonto: in quel momento non puoi fare nulla se non osservarlo per quello che è. Ti ci immergi, ci stai dentro, cerchi di esserne parte, per comprenderlo. Questo stato ti permette di vedere il pensiero come un fatto, come evento mentale. Tu non sei il pensiero, ma osservi il tuo pensiero e ti rendi conto che non è poi così importante, è solo un pensiero come tanti altri, in divenire, che cambia continuamente. Così la mente si calma e il pensiero, quello ruminativo, che crea insoddisfazione, se ne va.

Modifica i tuoi bisogni

Quando affiora il pensiero ruminativo, prima che si avviluppi in una spirale di malumore e ansia, è bene che tu ti chieda da quale bisogno nasce. Perché se non c'è nulla che possa aiutarti a modificare una certa situazione, allora l'unica strategia che puoi mettere in campo è modificare quel bisogno. Facciamo un esempio: se pensi continuamente ad un esame che dovrai affrontare oppure a una prestazione professionale per la quale non ti senti molto preparata, pensarci in continuazione non ti aiuta a placare l'ansia o a prepararti meglio. 

L'unica cosa che puoi fare è metterti l'anima in pace e riflettere sul perché quella prestazione è così importante per te, se hai davvero bisogno di superarla in maniera eccellente o se puoi anche permetterti o accontentarti di una prestazione media. Chiediti cosa cambierebbe nella tua vita, chiediti se puoi permetterti persino di sbagliare. Ecco che il rimuginio si dissolve e l'aprirsi di una nuova prospettiva aiuta a tollerare l'attesa e la paura della frustrazione.

Rallenta e vivi il presente

Immagina di fare un viaggio: ogni giorno una tappa, tante città, tanti ambienti e persone diverse. Molto eccitante, certo, molto stimolante dal punto di vista razionale. Ma trovi il tempo di godere delle emozioni che quel turbinio di stimoli ti suscita? Questa modalità non ti permette di stare nelle situazioni, di contemplarle. Il pensiero ruminativo nasce anche dal fatto di vivere sempre iperstimolati, senza ritagliarci lo spazio per godere delle cose che stiamo facendo perché la fretta ci ha già proiettati verso la tappa successiva o ci tiene occupati ad assimilare quella precedente. Il trucco è rallentare, organizzare le giornate in modo diverso, darsi il tempo di vivere il presente.

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