Vacanze: come riposare la mente con la Mindfulness

Attribuire troppo peso ai nostri pensieri è la principale causa di infelicità​: ecco come soddisfare grazie alla mindfulness quella voglia di silenzio e di vuoto che c'è in ognuno di noi, e riposare la mente davvero

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Care amiche, state per partire? Siete già in vacanza? O state ancora aspettando che arrivi il giorno della "liberazione"? Conosco molte persone che trascorrono l'anno lavorativo agognando le ferie. Pochi, però, accedono a questo periodo con l'autentico spirito delle vacantia, plurale neutro sostantivato di vacans, dal verbo latino vacare = essere vuoto.

Certo "svuotarsi" non è facile nella cultura del "pieno", del multitasking, del valore umano definito in termini operativo-prestazionali e del tempo accelerato proporzionalmente alla massa di attività che deve contenere. Eppure, una parentesi vuota è indispensabile per riposare e ricaricarsi davvero. Perché sia il corpo che la mente hanno bisogno di rallentare e fermarsi. E di albergare in quella che i Maestri della Mindfulness chiamano «the silent awareness in the present moment», la silenziosa consapevolezza nel qui ed ora, un'oasi di pace in cui si è finalmente liberi di "stare" senza dover fare/pensare nulla.

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L'ISOLA CHE C'E' IN TE

Quante volte, pensando alla vacanza paradisiaca, hai immaginato la classica isola tropicale con mare di cristallo, sabbia come talco e nessun rompiscatole, nessun rumore se non il fruscio del vento e lo sciacquio delle onde? È un simbolo collettivo, perché c'è una voglia di silenzio dentro ognuno di noi. Un desiderio di vuoto. Un bisogno del nulla che regolarmente disattendiamo ma, invece, va soddisfatto per mantenere quell'equilibrio da cui dipendono la lucidità della mente e la soddisfazione del cuore. Nel silenzio ci accorgiamo che l'isola paradisiaca non è fuori ma dentro di noi. E può essere raggiunta senza volare ai tropici: basta sedersi, chiudere gli occhi e iniziare a viaggiare.

IL SILENZIO TRA LE ONDE

La meta di questo viaggio è la felicità e le tappe sono ben definite sulla mappa del cammino interiore. Nell'illuminante libriccino Kindfulness (Wisdon Publication, USA), il maestro theravada Ajahn Brahm suggerisce, per prima cosa, di spegnere il chiacchiericcio interiore, responsabile di ogni malessere. «Il continuo blaterare della mente è la causa di tutti i problemi della vita», dice, «genera infatti paura e sensi di colpa, ansietà e depressione». Questo continuo chattare con se stessi dilata l'importanza che diamo ai nostri ragionamenti e «...attribuire troppo peso ai nostri pensieri è la principale causa di infelicità». In tutta la tradizione meditativa, infatti, il silenzio mentale è considerato più illuminante (e utile alla conoscenza) del ragionamento e va riscoperto con tecniche precise, dando spazio ai momenti di vuoto che, meditando, si percepiscono – e si dilatano – tra l'una e l'altra onda di pensieri. 

Un trucco è immaginare che la propria mente stia tenendo un party e debba accogliere tutti i suoi ospiti all'ingresso. Se, ogni volta che arriva un invitato, si mette a chiacchierare con lui dl più e del meno, si creerà un blocco e un intasamento tra gli altri che devono entrare. La cosa da fare è accogliere con un bel sorriso ogni ospite e farlo subito passare. Lo stesso vale a livello mentale: bisogna osservare tutti i pensieri che arrivano, accoglierli con un bel sorriso senza però indugiare con nessuno di essi. Tutti possono passare, nessuno deve coinvolgerci. «Quando sei presente a tutti gli ospiti che giungono alla porta della tua mente», dice Ajahn Brahm, «non hai più spazio per il chiacchiericcio interiore. Non puoi metterti a chattare con te stesso perché sei completamente assorbito dall'opera di riconoscimento e accoglienza di tutte le formazioni mentali che arrivano così come arrivano, senza fare commenti o intavolare discussioni. A questo livello, la consapevolezza del presente diventa consapevolezza silente». E, per entrare in vacantia, ti basta avventurarti dentro di te.

LASCIA LO ZAINO E PROSEGUI LEGGERA

Questa consapevolezza silenziosa consente di mollare enormi zavorre alleggerendo la propria vita. «È come se tu avessi portato sulle spalle un pesante zaino per trenta o cinquant'anni», dice Ajahn Brahm, «arrancando stancamente per miglia e miglia. Ora, se hai il coraggio di toglierti lo zaino e deporlo a terra per qualche momento, ti senti immediatamente sollevato e leggero». 

Certo l'abitudine a camminare curvi sotto il peso dei propri fardelli è difficile da eliminare. Allora ecco un metodo che può aiutare: allenati a riconoscere lo spazio vuoto tra i tuoi pensieri. Quando la mente inizia il chiacchiericcio interiore, osservala e aspetta il momento in cui una catena di concetti finisce prima che ne inizi un'altra. Semplicemente prendi atto di questo micro-spazio. Fallo il più spesso possibile e vedrai che, più diventerai abile nel riconoscere la parentesi silenziosa, più questa s'ingrandirà. Perché la mente, quando prova il piacere della leggerezza, inizia a desiderarla. S'innamora di lei. E dimorando nel vuoto ritrova meravigliose qualità che aveva dimenticato: la stabilità della montagna, la calma trasparenza di uno specchio d'acqua pura, la freschezza di un fiore in bocciolo, la serenità di un cielo azzurro, la libertà dello spazio. Allora lascia il tuo zaino e prosegui leggera. Non importa dove andrai e per quanto: il vero viaggio è dentro. Ti auguro di usare i giorni liberi per iniziarlo. E fare vacanza davvero.

Con Amore

Grazia

 Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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