Superare la prova costume con la mindfulness

Il tormento del riflesso nello specchio ​non ha a che fare con il nostro vero corpo ma con l'immagine che vediamo: non è mai la realtà oggettiva, ma una proiezione, ecco perché dobbiamo imparare a guardare dentro noi stessi

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Care amiche, a pochi giorni dalle vacanze spero non siate preda di quel rituale perverso che è la prova costume: mettersi in mutande davanti allo specchio, osservare l'immagine più o meno molliccia (e bianchiccia) che questo ci rimanda, attivare il sistema automatico di confronto con i paradigmi di bellezza diffusi nella nostra cultura e poi sentirsi – ovviamente – inadeguate.  

L'insoddisfazione che si prova, più o meno pesante e transitoria, riguarda tutti.​

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Ci accomuna indipendentemente dai chili, dall'età e dalla maggiore o minore tonicità muscolare. Perché non ha a che fare con il nostro vero corpo ma con l'immagine che vediamo. E ciò che vediamo, ormai dovreste saperlo, non è mai la realtà oggettiva ma una proiezione.

Grassi dentro

Come il corpo fisico è composto degli elementi biochimici di cui ci nutriamo (proteine, zuccheri, grassi, vitamine, sali minerali presenti nei cibi), allo stesso modo l'immagine che ne abbiamo è composta dei nutrimenti non biochimici che ogni giorno le somministriamo. Tra questi, in prima linea ci sono le informazioni, i concetti, i giudizi e le notizie che arrivano dall'esterno. 

Da piccoli, l'atteggiamento dei nostri genitori nei confronti del nostro corpo (ma anche del loro) e ciò che ci hanno detto a riguardo hanno creato l'impalcatura di questa proiezione.

 In pratica, l'immagine che adesso vediamo nello specchio si è preformata nella nostra mente quando avevano da 0 a 7 anni. Poi è stata nutrita dalla Coscienza Collettiva, cioè dal pensiero di un preciso contesto storico-geografico veicolato da tre sistemi di condizionamento: la famiglia, la scuola e gli amici, i media. In questa rete di condizionamenti, l'attenzione ossessiva alla magrezza è diventata dominante in occidente solo negli ultimi 50 anni, parallelamente al diffondersi di un'insoddisfazione corporea generalizzata. Cosa significa? Che questo continuo stressare il concetto di bellezza=magrezza ci ha resi sempre più grassi. A cominciare da dentro.

Dal pensare all'essere

Il problema è che ogni nostro pensiero, soprattutto se è un pensiero che pensiamo spesso, ha una ricaduta epigenetica e influenza la materia di cui siamo fatti. In pratica: se pensi in modo ossessivo alla ciccia da eliminare, materializzi ciccia e non magrezza. E non è una facile deduzione dalle leggi del pensiero positivo, è una scoperta della scienza! Le ricerche in ambito epigenetico, infatti, hanno dimostrato che ogni variazione nel nostro corpo è il frutto di una catena di reazioni che si attiva in risposta a uno stimolo esterno alla cellula. Un pensiero ricorrente è uno stimolo esterno alla cellula. E' paragonabile a un bottone d'accensione di un programma di manifestazione corporea piuttosto che di un altro (sì, proprio come il pulsante di sintonizzazione della radio!) perché condiziona la cellula a selezionare certi geni piuttosto che altri in quell'enorme magazzino d'informazioni che è il nostro Dna. Quindi, se vuoi davvero avere un corpo bello e sano, la strada vincente passa per lo stesso terreno su cui l'immagine di te stessa si è costruita: il condizionamento mentale.

Uscire dal loop

Certi tormentoni ricorrenti – la prova costume, la dieta, il ringiovanimento – ci incanalano come burattini in programmi di controllo corporeo. Ci indirizzano in un tunnel senza uscita perché il corpo non cambia controllando il corpo bensì addestrando la mente! Un esempio? Puoi metterti a dieta e perdere diversi chili, ma non farai mai sparire la fame psicologica che deriva dal bisogno di riempire vuoti emotivi. E siccome la fame psicologica – a differenza di quella fisiologica – porta sempre a mangiare oltre i propri reali fabbisogni fisici, inevitabilmente ingrasserai di nuovo. O resterai magra solo a costo di grossi sacrifici che si stamperanno sotto forma di altri inestetismi sul tuo corpo e sul tuo viso.  Il mio consiglio è: smetti di giudicare il tuo corpo, di confrontarlo con i modelli di bellezza dominanti (assurdi e costruiti sull'incontro tra Photoshop e gli interessi di un mercato miliardario). Porta l'attenzione all'interno. Usa la mente per riappropriati della tua naturale tendenza a essere bella, sana, forte di un corpo che dà piacere e appagamento.

Il processo di decondizionamento 

Roy Martina, medico famoso nel mondo per i suoi libri e corsi di coaching, racconta spesso che sua madre ha perso più chili di quanti ne pesa un elefante. Conosceva a menadito l'elenco dei cibi che fanno bene e che fanno male, le regole per non ingrassare e ha provato più di 40 diete diventando espertissima di regimi per dimagrire. Ciononostante diventava sempre più grassa. Finché è uscita dal loop con un processo di decondizionamento mentale. «L'aumento di peso era direttamente collegato alla diminuzione della sua autostima» racconta Roy. Più abbocchi al richiamo del controllo corporeo, dei paragoni assurdi, dei dictat estetici mirati alla creazione di bisogni indotti (come quello di dimostrare 35 anni a 50) più aumenti le probabilità di triturare la tua autostima, di vederti brutta e di diventarlo veramente. Cosa puoi fare per decondizionarti? Ecco qualche consiglio mindful.

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  • Esercitati nella meditazione di consapevolezza per tornare a vedere il corpo per quello che è: un aggregato di elementi in continuo mutamento. Non hai nulla di stabile: cambi pelle ogni 29 giorni e persino le ossa si rinnovano totalmente in 7 anni. La materia è fluida, impermalente e instabile. Anche i tuoi inestetismi lo sono.
  • Supera l'attaccamento alla tua immagine fisica visualizzandoti come l'acqua, con le sue doti fluide, la sua capacità di aprirsi, accogliere e poi si ricomporsi arricchita da ciò che l'ha attraversata.
  • Ricorda che, secondo le ricerche scientifiche che hanno misurato lo scollamento tra corpo e immagine corporea, la te stessa che vedi nello specchio ha almeno mezza taglia in più della tua taglia reale. Il sedere che vedi è più grosso di quello che hai e lo stesso vale per le cosce. Se vuoi uscire da questa illusione ottica, esercitati a guardarti nell'insieme. E smettila di confrontarti con modelle e attrici rifatte dalla testa ai piedi.     
  •  Visto che non puoi tapparti gli occhi e le orecchie per non farti condizionare dai media, adotta dei filtri di consapevolezza. Prima di tutto fai attenzione alle tre D, dieta-digiuno-disciplina, perché tutto ciò che rimanda a questi tre elementi può attivare nel tuo inconscio dei meccanismi che abbattono l'autostima. E poi, prima di sottoporti all'ennesima dieta o trattamento estetico, fatti queste domande: mi aiuterà a cambiare stile di vita in modo stabile? Mi renderà emotivamente più equilibrata? E' qualcosa che riuscirò a mantenere per tutta la vita? E' semplice, armonioso, non invasivo e divertente o mi richiede sacrifici, m'impone una forma di violenza fisica e-o delle rinunce?
  • Invece di esercitare il giudizio esterno (corpo – specchio – critica) regalati 10 minuti al giorno per entrare in contatto interno con la tua sostanza, cioè con quella mente creatrice che produce (anche) la tua realtà fisica. Resta ad occhi chiusi in compagnia di te stessa, osservando le sensazioni fisiche che provi. Solo quando riusciamo a restare concentrati nel silenzio, senza sentire la necessità di parlare, fare, rivolgerci verso qualcosa che ci completi, cambi o appaghi, ecco, solo allora siamo pronti per riaprire gli occhi e guardarci allo specchio nuovamente. Il silenzio aiuta a riconnettersi col proprio corpo e risvegliarne la saggezza,  la capacità di mutare in meglio e avviarsi verso quell'equilibrio che crea la vera bellezza.

So che questi concetti non sono facili. Vanno controcorrente e richiedono un salto di qualità intellettuale oltre che un cambio di prospettiva pratica. Ma puoi provarci. E cominciare a vedere, nello specchio di sempre, qualcosa di nuovo. Qualcosa di vero. Qualcosa di te.

Con Amore

Grazia

Grazia Pallagrosi

 Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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