Perché piango sempre? La risposta definitiva a una keyword epica

C'è chi piange perché si commuove e chi piange perché è triste e poi c'è chi lo chiede a google e non possiamo che rispondergli

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Perché piango sempre. Perché lo chiedo a google. Sono anni che con l'arrivo della fine dell'anno, e le conseguenti classifiche del "meglio di", tra le parole più ricercate su google (ok è una frase ma il concetto è lo stesso) compare in cima alla lista: Perché piango sempre. Triste? Un po'. Curioso? Molto. Chi è tutto cuore come me sa bene che quotidianamente ci sono N mila motivi per cui piangere, o almeno commuoversi, e no forse non c'è una ragione scientifica ma capita è la vita e ci rende umane e bellissime. Poi ci sono le persone, tante ahimè, che piangono perché un motivo ce l'hanno eccome. E infine, o è forse la somma delle precedenti macro-categorie, c'è chi piange sempre e chiede a dio google di spiegargli perché. Che sia un momento difficile o uno che più felice non si può, piangere è una cosa che fanno tutti, da sempre. In effetti, la prima cosa che si facciamo quando veniamo al mondo è piangere sguaiatamente e se tardiamo a farlo tutti in sala operatoria si spaventano, salvo poi cercare l'interruttore per spegnerci. Chiedetelo alle neo mamme, nei primi mesi (anni) di vita piangere è la cosa che si fa di più in assoluto. Una volta sono i denti, l'altra paura dell'ignoto, poi la perdita del ciuccio o del dudu, la rabbia, lo spavento, la gioia incontenibile e la scoperta di qualcosa che non conosciamo. Insomma, a pensarci bene perché piango sempre lo si sa da sempre, lo si sa da subito.

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Secondo una ricerca riportata dall'independence.co.uk un adulto piange dalle 10 alle 50 volte l'anno, e no piangere non è appannaggio solo delle donne. Quando si piange la frequenza cardiaca aumenta, si suda, il respiro rallenta e si ha la sensazione di avere un nodo in gola. A gestire questa cosa è il sistema nervoso. Se perché piango sempre è la domanda delle domande trovare una risposta scientificamente valida ma senza entrare troppo nel tecnico non è semplice ma non impossibile. Tolte le patologie cliniche, la depressione è una cosa seria, tra le più serie, e non si scherza, il condotto lacrimale, ovvero lo strumento che produce le lacrime, insieme alle ghiandole, ai ricettori blablabla è collegato al centro emotivo del cervello, e dunque si può dire che piangere non è altro che la produzione di lacrime in risposta a un'emozione. Fa parte del pacchetto emotivo umano e stop. Malinconia, gioia, dolore, rabbia, paura, adrenalina, tristezza. Ma anche ricordi, baci, sogni. Concerti, la canzone di Fedez e Chiara Ferragni o la vittoria di Bebe Vio alle Olimpiadi. Bambini o nonni. Che sia una risposta a uno stimolo o un richiamo primitivo, chiunque o qualunque cosa stimoli il nostro ippotalamo, centro del sistema limbico, ci può far piangere.

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Le lacrime contengono un antidolorifico naturale, ecco spiegato perché dopo un bel pianto ci sentiamo generalmente meglio. In più secondo la psicologia piangere ha un che di liberatorio e solidificherebbe il rapporto con la persona con cui condividiamo il momento. Le lacrime sono una rappresentazione positiva di ciò che siamo. Dimostra non solo le nostre profonde connessioni emotive con il nostro mondo - passato, presente e futuro - ma ci permette di celebrare visibilmente quel fatto. Piangere e piangere insieme dunque potrebbe essere la miglior cosa da fare a patto che le lacrime non siano di coccodrillo, quelle risparmiatele.

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