Contro le molestie sessuali, in Svizzera basta chiedere di Luisa

Non serve che chiedere "c'è Luisa?": con questa frase in codice, infatti, in una cittadina svizzera si attiva automaticamente un meccanismo di protezione che coinvolge il personale di bar, discoteche e locali pubblici che aderiscono all'iniziativa

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Qualunque notizia, anche se piccola e anche se circoscritta come in questo caso a una cittadina svizzera, è importantissima se arriva per dichiarare che qualcosa di concreto si sta facendo contro le molestie sessuali. Che, senza arrivare al dramma dello stupore, riguardano tutto ciò che un corpo femminile è costretto a ricevere di non desiderato e non richiesto, come giustamente ha sottolineato anche la pop star Taylor Swift citando in tribunale un dj che l'aveva palpeggiata. Già, le discoteche: inutile negare che, per quanto sia bellissimo, liberatorio e irrinunciabile andare a ballare, sono anche luoghi in cui è facile incappare in molestatori, magari brilli, magari proprio ubriachi fradici, magari un po' fatti, in ogni caso detestabili. Ecco, per distruggere sul nascere, in un momento come questa in cui l'abuso sul sesso femminile è al centro delle cronache, la possibilità che alle ragazze e signore accadano cose spiacevoli, nella città di Winterthur, nel Cantone di Zurigo, molti bar, club e discoteche hanno aderito a una semplice quanto geniale iniziativa.

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L'idea è questa: se una donna chiede "C'è Luisa?", allora sta facendo capire che, in realtà, sta chiedendo aiuto per uscire da una situazione potenzialmente pericolosa. A quel punto i dipendenti del locale, dai baristi ai buttafuori a camerieri e cameriere, sanno che dovranno intervenire con tempestività, mettendo al sicuro chi ha chiesto aiuto, informando la sicurezza, chiamando un taxi e, se necessario, la polizia. Ma come fanno, le ragazze, a sapere di poter contare su questo meccanismo anti molestia? Grazie a un adesivo esplicativo che viene attaccato all'ingresso o nei bagni delle donne. Così, dopo "Angela" di Germania e Regno Unito, e sulla sica del Québec, dove basta ordinare un cocktail chiamato Angelot, anche la Svizzera ha adottato quella che pare a tutti gli effetti una misura intelligente, da copiare all'istante.

Secondo Kajo Böni, portavoce dell'associazione bar e club di Winterthur, "il metodo Luisa presenta più vantaggi rispetto a una richiesta esplicita d'aiuto, poiché la ragazza molestata non deve pensare a come procedere e inoltre non attira l'attenzione, evitando che la situazione degeneri". Naturalmente, le persone che si sentono minacciate possono sempre rivolgersi al personale senza accennare a Luisa ma, sottolinea Alexander Bücheli, portavoce della Commissione Bar e Club di Zurigo, "la campagna è un complemento ideale e un messaggio chiaro sul fatto che la violenza sessuale non ha posto nella nostra società e nella vita notturna".

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