Avere una nonna per amica è la cosa più bella che ti possa capitare (queste 7 storie lo dimostrano)

Maestre di vita, confidenti, destinatarie di un affetto tenerissimo: le nonne (ma in realtà i nonni tutti) sono un punto di riferimento preziosissimo; per questo, quando si ha l'enorme fortuna di averli ancora accanto, non bisogna darli per scontati

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C'è molta poetica intorno all'universo dei nonni, che qualcuno definisce come angeli custodi della famiglia, ma c'è anche molta concretezza, diciamo, anzi, molto senso pratico, che non fosse per loro faremmo davvero fatica anche solo a visualizzare come concetto. Le storie dei nonni, ma soprattutto delle nonne, che mica per forza devono essere vecchie dai capelli azzurri visto che nella categoria si annoverano ragazze come Goldie Hawn e Jerry Hall, raccontano di pasta fatta in casa e di lettere scritte a mano; di famiglia recuperate e di insegnamenti incancellabili; di donne "invincibili" e determinanti nelle nostre vite. Oggi, che c'è persino una data, il 2 ottobre, dedicata ai genitori dei nostri genitori, ci troviamo a vivere in un Paese come l'Italia in cui, se la crescita è zero, al contrario il numero degli over 60 dal 2002 al 2015 è aumentato di quasi il 20%. Un Paese, il nostro, in cui sempre ai nonni è delegata la cura dei nipoti dal 75% delle famiglie, perché l'asilo nido ha delle rette che da sole prosciugano in media il 60% dello stipendio della madre. Questi sono i numeri, tutto il resto sono le storie, che vi raccontiamo perché sanno di buono, come solo le cose fatte in casa.

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Sara, 33 anni, racconta di nonna Silvana, classe 1939, che "mi ha insegnato a sbrigarmela con le faccende pratiche, cucinare, stirare, spolverare, ma più in generale a vivere. Il nostro è stato un rapporto che ha avuto un momento difficile, di frattura, dovuto a problemi importanti con mia madre, ma che, grazie al cielo, non si è lasciato inglobare da quel buco nero. Tanti sono gli insegnamenti che mi ha trasmesso: primo, l'avere cura di me stessa, che per lei significa soprattutto non rendersi vulnerabile, poi un fiero senso dell'eleganza e dell'appropriatezza rispetto a occasioni, situazioni e luoghi, e l'importanza del ricordo. La cosa che, invece, ho fatto io per lei è stato ritrovarla, andarmela a riprendere dopo un lungo e doloroso silenzio".

Valentina si chiede, quando pensa a nonna Giovanna "se riuscirò mai a essere, quando sarò anziana, quello che è mia nonna per tutta la nostra famiglia. Perché lei è il collante che tiene uniti tutti, e ogni tanto mi sale la paura che quando non ci sarà più ci si disgreghi, ci si perda. Oggi, che sono mamma di una bimba di 8 anni, faccio fatica a sentirmi alla sua altezza, perché Giovanna è un punto di riferimento granitico. Lei mi incoraggia e, anzi, dice che noi madri di oggi abbiamo mille incertezze, soprattutto lavorative, in più di cui preoccuparci, però lei ha passato una Guerra Mondiale, non credo proprio che le due cose siano paragonabili".

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Storie di guerra e di resistenza anche nella vicenda di Cristina e nonna Valentina: "Sono cresciuta con i nonni materni. Mia nonna è del 1913, ha fatto la guerra, ha vissuto in una casa dove passavano staffette partigiane, ha visto di tutto. Per questo ma anche per indole, è sempre stata forte, coriacea e con un'etica esemplare e uno sconfinato senso del dovere, non a caso soleva dire: la vita non è dolore, non è piacere ma è dovere. A lei devo la mia grande passione, che è la cucina, che mi ha trasmesso a modo suo, cioè un po' parziale ma intriso di grandissimo amore, perché nutrire e quindi prendersi cura degli altri è per lei il senso della vita. Mi ha insegnato la disciplina, ma più in generale è stata una maestra di vita".

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Francesca dice di nonna Domenica che "prima di tutto è una nonna giovanissima e divertentissima. Domenica è un tipo particolare: è una siciliana trasferitasi nel 1960 al nord, che non ha mai perso un briciolo di accento, così come non ha mai abbandonato il senso di totale ospitalità verso gli altri, compresi i miei amici dell'adolescenza, che il più delle volte erano tipi impresentabili, pieni di piercing, ma che a lei andavano benissimo. Questo perché anche mia nonna è un'eccentrica: ama i colori accesi, le fantasie animalier, i capelli biondo platino e, ancora oggi che ha 86 anni, ha il trucco sempre perfetto. Con mia nonna, e non con mia mamma, ho la confidenza più profonda (non conto le volte che mi ha addirittura coperta). A lei ho sempre potuto raccontare tutto, anche le cose più imbarazzanti, senza sentirmi mai, mai giudicata. Il suo consiglio di vita è sempre stato: mi raccomando, resta sempre bionda. E mettiti il rossetto".

"Sono la prima di 4 fratelli - racconta Giulia - mia mamma mi ha avuta molto giovane e mi ha sempre lasciato tanto con nonna Ernestina. Lei, che è del 1939, è ai miei occhi invincibile, fortissima, in grado di affrontare qualunque cosa senza battere ciglio. Mi ha insegnato la dedizione, cioè il dare tutto, il fare sacrifici per gli altri ma soprattutto per riuscire in quello che si desidera fare nella vita. Lei e mia madre sono due opposti: nonna è precisa e manica dell'ordine, mamma è la regina del disordine; io sono cresciuta in mezzo a queste due figure contrastanti, diventando un po' la sintesi di questo trio femminile che si ama alla follia".

"Io e mia nonna Gabriell - racconta Sabina- abbiamo una connessione diretta, perché in mezzo c'è un buco generazionale che è quello lasciato da mia mamma. Siamo identiche in tutto e viviamo nella stessa casa, su due piani diversi. A lei devo tante parti di vita: è stata la prima persona a portarmi a teatro, e io oggi ho intrapreso la carriera teatrale; è stata la prima a portarmi in viaggio, in pullman in giro per Europa e Italia, mentre faceva da guida turistica, e io oggi adoro viaggiare; è stata l'unica a scrivermi una lettera ogni settimana mentre vivevo a Londra, sorprendendomi ogni volta per le sue trovate geniali. Ha lavorato una vita al bancone di un'osteria, senza imparare mai a cucinare nulla ma insegnandomi ogni giorno la bellezza e l'importanza dei rapporti umani, perché lei chiacchierava con tutti, diventava amica dei ragazzi del liceo artistico e non solo: gli commissionava dei disegni ispirati alle mie fantasticherie di bambina, quindi oggi io, grazie a mia nonna, ho un faldone di questi dipinti che ripercorrono tutte le storie che mi sono inventata durante la mia infanzia".

E infine c'è la mia storia. Mia nonna Mara è forse l'unica persona a cui sento dire: "A me i giovani di oggi piacciono". C'è tanto della sua essenza, in questa, frase, perché rispecchia la sua vitalità, la sua fame di imparare cose nuove e la voglia di stare al passo con i tempi, il suo slancio verso le cose della vita che le ammiro da sempre. Se, quando ero piccola, mi ha spinta a imparare a fare tutto (sciare, nuotare, andare in bici …) perché, mi diceva, che devono sapermela cavare in tutte le situazioni, quando sono diventata grande e ho scelto di fare la giornalista, lei si è iscritta all'Università degli anziani per "studiare il computer" e poter, così, ricopiare tutti (ma proprio tutti, dai trafiletti ai pezzi di 4 pagine) gli articoli che mi sono stati pubblicati. Le ho sempre invidiato la laboriosità e il rifiuto della pigrizia, ma soprattutto la capacità di amare in modo profondamente generoso. Da mio nonno Romano, invece, uomo di poche parole e poche smancerie, ho invece imparato che c'è sempre una buona ragione per godersi i piaceri della vita. E per fare un salto dal parrucchiere.

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