La depressione post partum colpisce (anche) lui: le cause e i sintomi

Anche i neo-padri possono soffrire i sintomi del baby blues perché impreparati ad assumere la loro nuova identità

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La depressione post parto colpisce anche i padri. Se ne parla poco, anzi sono i neo-padri i primi a non farlo, a nascondere il malessere che possono provare nel delicato momento di transizione da uomo a padre. Che può avere i sintomi della depressione vera e propria, nei casi più gravi, oppure quelli del cosiddetto baby blues, lo stato di forte malinconia, associato a senso di inadeguatezza, ansia e paure. A spiazzare i neo-papà non sono gli ormoni sottosopra o l'affaticamento, ma l'assumere una nuova identità.

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Da 10 anni un'equipe del Consultorio genitori oggi attivo presso la clinica Mangiagalli di Milano è presente con la propria attività clinica nel reparto puerperio/nido e fa ricerca su baby blues e depressione post-partum nelle coppie di neo-genitori e quello che risulta, nell'ambito della ricerca svolta su 244 neogenitori al primo figlio, è che gli uomini non ne sono immuni: 7 % presentano i sintomi depressivi nei primi 30 giorni di vita del bambino. Dopo 2 mesi la situazione migliora, per poi peggiorare nuovamente ai 6 mesi di vita del bambino, in particolare se la compagna cade nella depressione post partum vera e propria. Questi dati sono in linea con le varie ricerche internazionali che rivelano come la depressione post partum paterna si collochi in un range molto ampio dal 4 al 25%.

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Ne abbiamo parlato con Maria Caterina Cattaneo, psicologa e psicoterapeuta alla Mangiagalli, che ha seguito la ricerca ed è co-autrice del volume Parto in arrivo (Red), che aiuta la donna, in gravidanza e dopo il parto, ad entrare nelle stanze emotive del puerperio.

Dopo il parto l'uomo è smarrito, non sa più qual è il suo ruolo

La maggioranza degli uomini, anche quelli più motivati e desiderosi di avere un figlio, non sono pronti a diventare padri. Subito dopo il parto sono smarriti, non sanno dove posizionarsi, ignorano quale ruolo spetta a loro. Tagliato fuori dalla simbiosi tra la madre e il figlio, perse le attenzioni della compagna, l'uomo sperimenta una forte delusione che il più delle volte non confessa neppure a se stesso, e che finisce per somatizzare in modo più o meno lieve con malesseri generici, cefalee, mal di pancia, cattivo umore, aumento dell'aggressività. Se a questo aggiungiamo che dopo la nascita, in genere, compare sulla scena la famiglia di lei, in particolare la suocera, ecco che si possono innescare conflitti e circoli viziosi dai quale la coppia poi fatica ad uscire.

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Per prevenire lo stress post parto l'uomo deve vivere la sua gravidanza

Gli uomini dovrebbe affrontare la gravidanza esattamente come fanno le donne: dovrebbero leggere, informarsi, confrontarsi con altri uomini e padri, introiettare l'attesa, allenare la pazienza, prepararsi al cambiamento. In realtà, gli uomini non sono abituati a far circolare pensieri profondi, parlano di lavoro, hobby e sport, ma raramente si confrontano tra loro sul significato e le conseguenze della paternità, non hanno un contenitore dove farlo che non sia la coppia stessa, pochissimi cercano di visualizzare quello che accadrà dopo e questo li espone al rischio di gravi delusioni. Vivono il parto con grande disagio («tutte quelle mani sul corpo della mia compagna», lamentano), provano uno shock (« non mi aspettavo tutto quel sangue»), non elaborano il pensiero che nulla sarà più come prima («mi sento in una gabbia, mi manca l'aria»).

Dopo il parto la donna chiede sicurezza, protezione e sostegno

Una donna che ha partorito chiede al partner di mettere in campo tutte le sue capacità, sia quelle materne, di accudimento, sia quelle di protezione e sostegno. La neo mamma con il suo bebè vuole essere accolta dal partner senza giudizio, in più ha bisogno di essere aiutata materialmente, ma anche rassicurata e incitata. Più che mai serve complicità. Invece, il più delle volte, i neo-padri sono iper-centrati sulla loro performance: guarda come sono bravo a cambiare il pannolino, sono più bravo io a farlo addormentare… quasi volessero mettersi in competizione con la propria compagna che non ha proprio bisogno di questo. D'altro canto, nessuno chiede mai al padre come si sente: tutto si muove attorno alla donna, il neo-papà rimane nell'angolo, mentre anche lui andrebbe coinvolto e riconosciuto nel suo nuovo ruolo.

Diventare padre implica riattivare il vissuto con il proprio padre

Un uomo che diventa papà inevitabilmente si confronta con il suo vissuto di figlio nei confronti del proprio padre. La nascita di un figlio, in particolare il primogenito, fa riemergere il passato e le emozioni legati a quel rapporto. Se è stato un rapporto con un padre accogliente e affettivo, è più facile che il neo-padre sarà in grado di accogliere il proprio figlio in modo positivo, se invece si è trattato di una relazione problematica, allora può capitare che nella psiche si riattivi un vissuto di conflitti e ansia. Anche questo è un aspetto psicologico di cui non si parla e che non si affronta, ma che sarebbe estremamente importante indagare e tenere in considerazione per capire le cause della depressione.

È fondamentale riuscire a sdoganare l'idea illusoria che dopo la nascita di un bambino ci si debba aspettare solo di essere felici, mentre la paternità, come la maternità, vanno affrontare come un'avventura, un viaggio pieno di sorprese e qualche incognita, di cui bisogna conoscere anche le difficoltà e le insidie per non farsi trovare impreparati. Il parto è uno di quei momenti epocali della vita, che andrebbero marcati con riti di passaggio che oggi abbiamo perso, ma di cui ci sarebbe tanto bisogno.

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