Body shaming, perché oggi più che mai l'accettazione del corpo è cruciale

Si inizia da bambine, facendo confronti con le amiche sulle proprie caratteristiche fisiche, ci si accanisce nell'adolescenza e poi non la si finisce più di criticarsi: la verità, sembra banale ma non lo è, è che invece al nostro corpo dovremmo volere un gran bene

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La verità è che abbiamo sempre invidiato quelle sbagliate. Sì, perché l'oggetto del nostro verde sentimento non avrebbero dovuto essere le più belle o magre o le più sexy, ma più semplicemente quelle (poche?) in grado di stare davvero bene con se stesse, e questo a prescindere da ciò che vedono riflesso nello specchio. Invidiare l'accettazione del proprio corpo ha senso, invidiare il corpo della altre di senso non ha. Banale? Mica tanto. Siamo, ed è triste dirlo, in tempi di body shaming imperante, contro il quale si possono sì attuare strategie utilissime, ma che in ogni caso da qualche parte colpisce e ferisce comunque. Il fianco, causa sovra esposizione da social network, d'altronde, lo abbiamo mostrato noi, è vero, e le conseguenze tocca bersele come in tutte le cose, ciò non toglie, tuttavia, che la pratica schifosa di insultare o prendere in giro i difetti altrui è un male della società di oggi. Un male democratico, certamente, che colpisce noi comuni utenti come quelle mezze divinità che sono le celeb. E qui l'elenco è spesso come il vecchio elenco del telefono: dall'esperta navigata in insulti di ogni tipo Lena Dunham, alla grintosa Lady Gaga che non ha taciuto e a chi la sfotteva ha riposto per le rime, da quella creatura celestiale che è Gigi Hadid, sempre troppo magra, troppo grassa, in sostanza troppo gnocca per il popolo della rete, a Kim Kardashian e la misteriosa sostanza di cui è fatto il suo sederone. Fino a oggi, con gli assai sgradevoli casi con protagoniste Rihanna, fotografata con addosso un paio di centimetri in più qua e là, e Vanessa Incontrada, fresca di conduzione dei Wind Awards al fianco di Carlo Conti e bersagliata di tweet al veleno sul suo corpo normale. Perché di questo stiamo parlando: di donne normali, non ridotte all'osso e non affette da obesità.

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Nonostante la loro assoluta normalità, dicevamo, tanto la pop star delle Barbados quanto la presentatrice di casa nostra, sono state al centro di una shit storm bella e buona a causa dei chili in più che un manipolo di attenti osservatori avrebbe visto loro addosso. E se la vile cattiveria dei leoni da testiera avvilisce, sì, ma non stupisce più di tanto visto che il cyberbullismo è purtroppo un fenomeno diffusissimo, colpisce, invece, che una come RiRi, una, per intenderci, che ha cantato roba tosta come Bitch better have my money (in cui il messaggio è: col cavolo che mi faccio mettere i piedi in testa da chiunque al mondo), pare essersi lasciata ferire da questa ondata di commenti su suoi cosciotti che, a dire il vero, affusolati non sono stati mai. La sue reazione è stata quella di mettere a confronto su Instagram due immagini del rapper Gucci Mane visibilmente dimagrito in 10 anni (dal 2007 al 2017), accompagnandole alla scritta «Se non sai tenermi testa nella mia versione Gucci Mane 2007, di sicuro non mi meriti in versione Gucci Mane 2017». Insomma: «Non mi meriti e non sei alla mia altezza».

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Il post è subito diventato virale macinando quasi 700mila like in meno di un giorno, ma la faccina triste che lo accompagna lascia senza dubbio intendere che anche stavolta gli haters hanno fatto centro. Per questo dovremmo iniziare da piccole, a non invidiare i corpi della altre, ma a guardare, se non con utopico amore folle, quantomeno con simpatia al nostro. Difficile? No, difficilissimo. Ma, chissà, potreste diventare il vostro più prezioso alleato.

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