Amore finito: strategie di sopravvivenza quando lui ti lascia

I racconti in prima persona delle contromosse da mettere in atto: il problema principale è scovare un sistema efficace per superare il trauma e dimenticare chi non t'ama più

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È come quando le cicale smettono di frinire di colpo: tutto tace, all'improvviso. Ed esplode il silenzio. Assoluto. Resta il caldo bollente, che rischi di restarci secca. Quante storie d'amore finiscono così: lui mi ha lasciato. Ad agosto. E mo'? E mo'... Non c'è risposta, di solito si trova dopo qualche psicolustro. Adesso c'è solo l'emergenza: organizzarti al volo delle vacanze. Qualsiasi vacanza. E allora rastrelli nella mente ogni possibilità: la collega buona che ti vede riempire le lacrime la tastiera e ti invita al mare, la mamma, insomma quelli a cui fai pena tra i più limitrofi. ma la dignità ora è un problema secondario. Il principale è scovare un sistema efficace per superare il trauma e dimenticare chi non t'ama più. Perché lo sai che esiste: «Premesso che, magari avessi la risposta valida per tutti!, di certo una strategia sottostimata è il sense of humor, ossia non dimenticarsi mai dell'aspetto ridicolo della situazione. 

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«L'ironia può evitare che il sentimento scada nella patologia», suggerisce Ester Viola, che nel suo romanzo d'esordio L'amore è eterno finché non risponde (Coralli Einaudi) racconta le sciagure sentimentali di Olivia Marni, avvocato divorzista napoletano, che dopo essere stata lasciata da Dario cerca di girare pagina guardandosi intorno, oltre che dentro. E allora ci provo anche io: proprio mentre tocco il momento più basso della mia carriera di essere umano, seduta sul bordo di un marciapiede di una via deserta, con un'ansia così stordente da poter assorbire solo a livello subliminale le foto sulla vetrina dell'agenzia turistica davanti a me, uso un refolo di energia per telefonare a mia mamma e proporle una settimana io e lei, lontano, alle Lofoten! «Ma che sei pazza? Adesso? Io vado a Sabaudia da tua zia». Sbreng! 

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Ora è emergenza vera: mi aggrappo al telefono come a un salvagente e chiamo il mio amico cui ho prestato casa in montagna per andarci con la fidanzata: ecco la salvezza, almeno per Ferragosto. «No, sennò che ti ho chiesto la casa a fare?». Ri-sbreng: le possibilità si chiudono come le saracinesche dei negozi quella sera, alle 19 del 13 agosto. Resta la collega. Da prendere al volo. E leccarsi i baffi. Perché quando ci si prova, spesso ci si riesce. E la vita ricomincia. Come? Anche con un corso di sub: anime pie (col senno di poi) mi hanno trascinata dal bagnasciuga all'acqua come fossi una bambola e mi hanno buttata sul fondo, maschera ed erogatore. Lì ho aperto gli occhi e i sensi: pescetti intorno, silenzio, ma quello buono, e l'aria che ti entrava dalla bocca come un tempo il latte dal ciuccio del biberon. Però non è così male, mi dicevo. 

Riemergere, da allora, è stato un gioco da ragazze. «Certo, nell'era dei social network ai cuori spezzati viene richiesta grande capacità di reazione», aggiunge Ester Viola. «Adesso hai le foto. vedi in diretta gli inizi delle storie d'amore del tuo ex con la nuova fidanzata. Dieci anni fa passavano mesi prima di assistere alla scena finale della felicità altrui (con la speranza che l'ex cambiasse idea)». E quando pensi di essere fuori dal tunnel (mi sento meglio, mi sta passando) lui, invece, si è fidanzato con un'altra, «la sostituta non occasionale». Perché, come scrive ancora Viola: «Lasciarsi è una tragedia in due atti. Il primo è quando lui se ne va. Il secondo è vederlo felice con un'altra». A meno che, nel frattempo, l'altro non l'abbia trovato tu. «È Darwin applicato alla sciagura sentimentale: non il più forte, ma il più veloce a dimenticare è quello che sopravvive». In attesa di scoprire chi per primo taglierà il traguardo, ecco tre strategie di sopravvivenza raccontate da chi si è cimentato nell'impresa di guardare avanti.

 

Storie d'amore finite: Barbara, 28 anni

Anche se la mia amica Giorgia pensa che l'astinenza sia l'anticamera dell'ossessione, con Valerio non avevo scelta. Mi aveva lasciata per un'altra. Dovevo far appello a tutto l'autocontrollo che non pensavo di avere per evitare che al telefono di casa rispondesse la nuova arrivata. Per dimenarmi insonne mi bastava immaginarla nella "mia" parte di letto. Dopo l'addio, mi sono imposta un regime detox: niente profili amici degli amici o presenze su whatsapp. Niente conforto nei pareri lapidari delle amiche, niente chiodo.schiaccia-chiodo (nell'intimità chi altro mi sarebbe venuto in mente?). Ho aspettato che il dolore m'inseguisse, mi acciuffasse e poi si stancasse di me. Ho capito che anche parlarne non faceva che aumentare la sofferenza. E quando, una sera, il vicino di casa, sentendomi arrancare sulle scale, mi ha invitato a bere una tisana, ho accettato. «Volevo scusarmi per il fastidio che ti procura Valerio», esordì. Ci misi un po' a capire che il Valerio di cui parlava era suo figlio 5enne e non il mio ex. Sorrisi, a quel nome non sentivo più il respiro fermarsi in gola. Ero libera!

Ancora non me ne faccio una ragione: la storia di Gabriele, 35 anni

Dimenticare? Io rientro appieno nel campione di una ricerca (Binghamton University di New York) secondo la quale, subito dopo la fine delle storie d'amore, le donne subiscono il contraccolpo peggiore, ma gli uomini non riescono a farsene una ragione per molto tempo. Perdere la mia compagna dopo sei anni mi feriva (anche) nell'orgoglio. Forse è per quello che, a parte qualche avventura, sono ancora solo. Era una relazione perfetta. Ma lei se ne è andata. E io ho dovuto fare i conti col fatto che ero uno come tanti, con le mie manie e molti capelli in meno. La rottura in sè non è stata difficile. Era come se mi fosse calata una campana di vetro sulla testa: mi sentivo anestetizzato.È stato il dopo a essere complicato. L'ho affrontato moltiplicando le uscite con gli amici, spesso per ubriacarmi. Dopo un anno ancora immagino che torni e parta con me per una delle nostre vacanze. Ma se anche non dovesse accadere, in alcune sere è bello ricordarsi, ora che probabilmente si gode la stabilità con un altro, la travolgente passione che ha provato con me. 

Mi ha salvato un viaggio: il suo! La storia di Elisa, 31 anni

Stavo con il Puma (per il livello di testosterone che emanava) da qualche mese. A differenza dei precedenti fidanzati, mi sentivo amata solo nella misura in cui facevo stare bene lui. Era una relazione molto coinvolgente e non riuscivo a farne a meno. C'è riuscito lui. Mi ha lasciato alla vigilia di un viaggio di tre mesi a Cuba. Da lui raccontato nei dettagli su Facebook. Per reagire ho provato di tutto. Scritto il suo nome su un foglio di carta e dato fuoco, chiesto alla mia amica di dormire da lei finchè non fosse passata la fase acuta. Mi sono stordita di jogging (la fatica scaccia i pensieri ossessivi). Quando ho realizzato che senza di lui in fondo stavo meglio è successo l'imprevedibile. Mi ha richiamato un ragazzo conosciuto mentre eravamo entrambi fidanzati. Era libero, come me. È stato tutto veloce. Ci siamo innamorati, e stiamo ancora insieme. Quando il Puma è tornato pensava scherzassi. 

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