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Vittoria Puccini: se tutti sparlano di te (e di lui)

Mercoledì, 3 febbraio 2010 12:10

La sua storia con Preziosi, dai tempi di Elisa di Rivombrosa, ha fatto sognare molti. Poi qualcuno ha detto che il lieto fine
è solo nelle favole e che la loro unione, proprio una favola, non era. Lei ci ha sofferto. Ma ora, con un film al cinema (sull’amore) e uno in tv (sulla follia), a chi fa commenti sulla sua vita privata, risponde: “Io da Alessandro, ho imparato a fidarmi degli altri”
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di Federica Furino - foto di Francesco Escalar

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Poi mi giro e la vedo. Pensavo di incontrarla sotto casa sua e invece mi compare davanti all’improvviso dalle parti di Villa Borghese, con i capelli tutti scompigliati e sul punto di baciare Stefano Accorsi, ignara del traffico che le gira attorno. Mi ci vuole un attimo per realizzarlo, forse perché è girata di profilo, ma la ragazza sul maxiposter tre per cinque di Baciami ancora, il nuovo film di Gabriele Muccino, è lei, Vittoria Puccini. Bella, stropicciata e innamorata. Un incrocio più avanti, la stessa scena. E poi ancora, e ancora. Non so quante volte la rivedo, ma so che sono tante: lui, lei e il loro bacio, clonati all’infinito sulle insegne luminose, sulle fiancate degli autobus e i cartelloni della pubblicità.
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Quando Vittoria apre il portone, e la sua faccia duplica l’immagine stampata sul muro di fronte, la strada sembra la galleria degli specchi di un luna park. Guarda il cartellone e sorride: «Un giorno sono uscita di casa per accompagnare mia figlia a scuola e mi sono trovata davanti la mia foto. Non ci volevo credere. Elena mi ha detto: “Ma quella è mamma?”. “Sì, amore”. “Ma lui non è papà, vero?”. “No Elena”. “E perché?”. Ho cercato di spiegarglielo, ma non è stato facile...». Ride. Il papà è Alessandro Preziosi, attore anche lui, conosciuto sul set di Elisa di Rivombrosa. Stanno insieme da sette anni: una specie di favola traghettata nella realtà che ha dato da sognare a molti. Finché, lo scorso ottobre, un giornale pubblicò alcune foto di lui vicino a una fanciulla, e tutti dissero che “il vissero felici e contenti” esiste solo nei film. Loro hanno smentito, sono andati oltre e oggi vivono, se non felici e contenti, apparentemente sereni. Dunque la bufera è passata, ma non ce la faccio a non pensare che quella gigantografia del bacio con Accorsi sia, per Vittoria, una dolcissima vendetta postuma. «Ma no, Alessandro è contento, questo poster è la dimostrazione che ho raggiunto un traguardo».
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Il traguardo, appunto, è un ruolo da protagonista in Baciami ancora, il sequel dell’Ultimo bacio (in questi giorni nelle sale) in cui Vittoria ha il posto che fu di Giovanna Mezzogiorno. Uscita, questa, che precede di poco, C’era una volta la città dei matti, film tv in due puntate che il 7 e l’8 febbraio porta su Raiuno la vita di Franco Basaglia (autore dell’omonima legge che condusse alla chiusura dei manicomi): qui interpreta Margherita, una ragazza internata. «Due film bellissimi e faticosi, ho dato l’anima».
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È soddisfatta?
Molto. Anche se quando mi rivedo non mi piaccio mai. Ne parlavo con Santamaria (anche lui nel cast di Baciami ancora, ndr) e mi ha detto: «Sì, perché te pensi di essere sempre il peggiore di tutti, quello più debole, l’ultima ruota del carro. Che gli altri siano sempre meglio di te».
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Non sarà un po’ insicura?
La verità è che sono una delle persone più ansiose sulla faccia della Terra. Mi faccio problemi per qualsiasi cosa, non so prendere la vita con leggerezza, non mi sento mai a posto, non mi piaccio. Non ha idea della fatica che faccio per accettarmi.
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Il successo di Elisa di Rivombrosa non le ha dato delle conferme?
È stata una soddisfazione incredibile, non lo nego. Ma di fronte ai complimenti rimango inebetita. Penso sempre che non possano essere sinceri, che la gente dica cose belle solo perché è davanti a te.
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Sicura che non è falsa modestia?
Non mi sono mai costruita un personaggio attorno e non sono capace di fingere. Nel lavoro so rischiare, ma spesso mi sono chiesta: «Io tutto questo lo merito?».
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Perché se lo chiede?
Perché non ho fatto una strada canonica, un’accademia di recitazione o studi particolari. Non ho fatto gavetta, se non un anno e mezzo di provini prima di Elisa. Non ho neppure dovuto lavorare in un bar per mantenermi, perché i miei genitori provvedevano a me. Il pelo non me lo sono mai fatto venire.
Come si sopravvive a un fenomeno come Elisa?
Ho evitato di farmi risucchiare dal vortice di ospitate e di inaugurazioni dei centri commerciali. Qualche volta è succeso. Come quando mi sono ritrovata con Alessandro in mezzo a centinaia di persone che ci passavano i neonati sopra le teste perché li baciassimo. Avevo il terrore che mi cadessero.
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Lei perde mai il controllo?
È molto difficile che succeda.
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Se è così, e Stanislavskij ha ragione, avrà fatto fatica a interpretare la follia per La città dei matti.
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Più che la follia, ho dovuto rappresentare l’abbruttimento. Ero spaventatissima, ma prepararmi al ruolo è stato interessante. Ho letto i libri di Giuseppe Dell’Acqua, che era assistente di Basaglia, e Il manoscritto di Augusta F, il diario di una donna chiusa in un manicomio ai tempi del fascismo. Poi ho guardato documentari, parlato con le persone. Alcune le ho incontrate anche sul set.
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Durante le riprese?
Sì. Abbiamo girato nei vecchi manicomi di Imola e Trieste, e siccome attorno a quelle strutture circolano ancora dei centri di igiene mentale, le comparse erano ex degenti. Alcune donne avevano visto Elisa e per loro, conoscermi, era un sogno. Un giorno abbiamo girato una scena di addio, e loro mi abbracciavano, dicevano che mi volevano bene, ma lo dicevano a Vittoria Puccini, perché in effetti era l’ultima scena in quella location e il giorno dopo ce ne saremmo andati.
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Che idea si è fatta della vita dentro i manicomi?
Le basti sapere che quando nel film incontro per la prima volta Basaglia sono chiusa dentro una gabbia.
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E di Basaglia che cosa pensa?
Ha ridato dignità a queste persone, le ha guardate come individui. Grazie a lui la loro vita è migliorata.
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Vittoria, lei a chi deve dire grazie?
A miliardi di persone.
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La prima?
Mia figlia, che mi ha fatta diventare grande. E poi ad Alessandro.
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Di che cosa deve ringraziarlo?
Innanzitutto di esserci, perché amare qualcuno è già di per sé una fortuna. E poi di avermi insegnato a lasciarmi andare e fidarmi delle persone. Io sono una che tende a isolarsi, a stare sulla difensiva, lui mi aiuta ad aprirmi.
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Anni fa, in un’intervista alle Iene lei gli consigliava di non pensare troppo. Lui le diceva di mettersi un po’ più spesso le dita nel naso. Consigli ancora validi?
Passi avanti li abbiamo fatti, sia io con le dita nel naso, sia lui a pensare un po’ meno. Anche se siamo diversi, siamo cresciuti insieme, in parallelo. Se ci siamo scelti, è perché cercavamo qualcuno che ci compensasse.
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Vostra figlia a chi somiglia?
Forse di più a lui: ha la sua apertura al mondo, la sua energia esplosiva. Però ha anche la mia dolcezza.
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Altri figli ne vuole?
Certo, ne voglio. E secondo me tra poco sarò pronta per il secondo. Sempre che arrivi, non portiamoci sfiga...
Lo vorrebbe maschio o femmina?
Maschio, perché la femmina c’è già.
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E Alessandro?
Per lui è lo stesso, tanto un maschio ce l’ha: può andare avanti con l’harem.
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Che effetto le hanno fatto le sue foto sui giornali di gossip e le illazioni che hanno scatenato?
Ci sono stata male. In questi casi non hai il controllo della tua vita. Tutti scrivono, tutti dicono e fanno commenti su cose che solo tu sai come stanno, che riguardano il tuo privato. C’è una morbosità che non capisco. Anch’io ammiro degli attori, ma non me ne frega niente di sapere di che colore sono le lenzuola del letto in cui dormono.
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Lavorerebbe di nuovo con Alessandro?
Fare un film con lui mi piacerebbe tantissimo. Quando recitavamo insieme avevamo una grandissima sintonia.
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Il lavoro lega o divide?
Lega. Noi abbiamo anche gli stessi interessi, ci piacciono gli stessi film, ci commuoviamo insieme. Ma non è che quando arriviamo a casa, la sera, parliamo di quello che è successo sul set.
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A venticinque era già mamma. Non le sembra di essersi persa un pezzo di giovinezza?
Non tornerei mai alla mia adolescenza. Sono molto più spensierata oggi.
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Perché, com’era da ragazzina?
Inquadrata, sempre brava a scuola. Non ho mai dato problemi ai miei genitori, mai tornata a casa con i capelli viola. Però faticavo a relazionarmi con gli altri. Non sono mai stata la leader del gruppo. Soffrivo di ansia da prestazione: non sapevo come vestirmi, se andare a un appuntamento o no. Insomma, non è stata un’adolescenza disinvolta e di successo.
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È importante, per lei, il denaro?
Ti aiuta ad avere meno stress. Ma tutto quello che è di più, non mi interessa. Non accumulo, non ci sto attenta, non ho bisogno di possedere cose. Potrei cambiare casa da un giorno all’altro e non me ne fregherebbe niente. Con le persone è il contrario, sono terribilmente gelosa.
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Ha sempre voluto fare l’attrice?
No. Il primo giorno di lavoro ho capito che la mia strada era quella.
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Ha molto intuito?
Solo con le situazioni: con le persone non ci becco mai, sono un disastro.
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Ha mai fatto qualcosa di scorretto?
Ho copiato i compiti in classe.
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È facile vivere con lei?
Onestamente no. Fatico a smussare gli angoli, un po’ fissata sulle mie idee, molto umorale, e a volte vado un po’ giù.
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Invidia qualcuno?
Le donne che fanno mille cose e hanno un sacco di hobby. Quelle che vanno a giocare a tennis due volte la settimana e si riempiono la vita. Io sono pigra. Sto bene se ho le giornate vuote. Felicità è alzarmi al mattino e non aver nulla da fare.

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