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Tiziano Ferro: il padre che sarei

Venerdì, 3 febbraio 2012 12:29

Metti 48 ore a 20 gradi sottozero sul set del nuovo video. Nemmeno immaginarsi alle prese con un figlio gli sembra impossibile in questo momento di grazia: un album di successo, un diario appena uscito in libreria, un anno felicemente in coppia, senza nulla da nascondere o da negare a se stessi o al mondo. E una rivelazione da fare: l'amore è una cosa semplice. Non solo nelle canzoni

di Paola Maraone - foto Settimio Benedusi

Sarà che a 20 gradi sottozero l'inessenziale ghiaccia e poi scivola sullo sfondo: in situazioni estreme finisce che parli solo di quel che davvero conta. Per questo nei due giorni con Tiziano Ferro sul set del video del suo nuovo singolo, L’ultima notte al mondo, la nostra intervista diventa una chiacchierata intima. Nelle vallate innevate di Seefeld, nel Tirolo austriaco, sciatori e turisti osservano stupiti l’alieno coraggioso che, in mezzo a un battaglione di tute termiche e doposci, indossa scarpe leggere e una giacca da mezza stagione – esigenze di copione – e che, nonostante il freddo, sorride apparentemente felice: a poco più di un anno di distanza dal coming out di Tiziano, L’amore è una cosa semplice non è solo il titolo di un album da settimane in vetta alle classifiche e di un diario (appena pubblicato da Kowalski), ma una frase che suona come una rivelazione.

Guardandola riesco ancora a scorgere la linea sottile che separa il prima e il dopo.
Tutto comincia con L’ultima notte al mondo, che è anche il motivo per cui siamo qui. L’ho scritta nel gennaio 2010, quando una tempesta di neve bloccò l’Inghilterra, dove vivevo. In quei giorni, come tutti, sono rimasto chiuso in casa. E mi sono spaventato.

Perché?
Mi sono chiesto: che ci sto a fare qui, da solo? In analisi da due anni, ormai avevo capito che il punto di svolta per me era accettare la mia omosessualità e condividerla con le persone che amavo. Mi sono detto: adesso è solo una nevicata, ma se un giorno fosse qualcosa di grave?

Così ha parlato con suo padre...
Il quale mi ha detto: «Tu te ne devi fregare degli altri. Se vuoi un supporto, io sarò il tuo supporto». Mi è esplosa una bomba nel cervello: dopo anni di esilio volontario in Messico e in Inghilterra, all’improvviso parlare agli altri di me mi è sembrata la cosa più semplice e giusta da fare. Mio padre è stato un detonatore.

E sua madre?
Mia madre aveva già ricevuto dei messaggi (ride). Il difficile era creare una situazione di intimità: venivo poco in Italia, giusto a Natale e per i compleanni. Mio fratello Flavio, dieci anni meno di me, è stato l’ultimo con cui ho parlato ma anche il più fico di tutti. Ai ventenni non importa niente di queste cose: sono molto più avanti di noi.

Come hanno reagito i suoi amici?
Con sollievo. Mi nascondevo da anni, loro non sono mica scemi. Uno però mi ha detto: «Intuisco che tu abbia vissuto per anni nel dolore, e che sia stato il dolore a farti scrivere certe cose. Non temi che sciogliere questo nodo ti porti via la spinta creativa?».

In effetti a un certo punto pensava di chiudere con la musica.
Ma dopo la famosa nevicata, ho acceso l’iPod e ho visto che avevo inciso 15 canzoni nuove: il disco era già lì. Ho capito che il problema non c’era: anche gioia e bellezza t’ispirano, se hai occhi sensibili. Certo, quando sei felice esci con gli amici, quando sei triste ti chiudi in casa, e scrivi.

In modo tormentatissimo.
Ettecredo.

Ora i toni sono cambiati, ma parla sempre d'amore.
Sono un romantico convinto che vive per l’amore, lo sogna da sempre e per anni si è negato la propria identità sentimentale.

Somiglia a una tortura.
Però cantare le frustrazioni e la rabbia mi ha aiutato. La musica è uno spazio onesto, senza vincoli, e il mio era un codice che capiva molto bene chiunque vivesse un’inquietudine, non per forza simile alla mia. Mi scrivevano ragazze che avevano abortito e, sotto quel punto di vista, vissuto la negazione di un amore: «Mi riconosco in quel che canti», dicevano.

Le ci è voluto un bel po’, a uscire dall’isolamento.
Temevo di non essere abbastanza, temevo che i miei problemi appesantissero la vita dei miei amici.

Se potesse tornare indietro?

2 commenti | tags: Tiziano Ferro, Paola Maraone, L’ultima notte al mondo, L’amore è una cosa semplice, coming out | permalink

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