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Se una domanda prende il posto di un figlio

Se una domanda prende il posto di un figlio

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Mercoledì, 30 giugno 2010 12:27

Care lettrici, cari lettori,

“negli ultimi dieci anni ho vagheggiato l’idea di avere un figlio, ma l’ho sempre scacciata”, dice Vincenzo, avvocato trentaseienne con una bella faccia intrigante. È intervistato a pagina 53, insieme con altri maschi per rispondere alla domanda: che cosa sognate di un ipotetico figlio non ancora nato? E poi, lo sognate, lo immaginate? Non quello che già c’è nella pancia della persona che sta con te, quando pensi a come saranno le mani, o il naso, e insomma quel grumo che si sviluppa e prima ancora che tu lo veda è come se lo conoscessi da sempre. Immaginare un figlio che prima o poi verrà, in un futuro chissà quanto prossimo, è un esercizio di puro equilibrismo mentale: c’entra solo con se stessi e con nessun altro. C’entra col desiderio sotterraneo e a un certo punto, forse, col rimpianto. Non so bene perché, ma è indubbio: tra gli uomini incerti, e tutti più in là con gli anni che si raccontano, l’unico che sembra avere uno slancio chiaro e potente verso l’idea di un figlio come “una linfa di gioia” è il ventenne Michele. E l’altra cosa indubbia, guardando alla natalità italiana, è che sono maschi di una generazione per cui questo interrogativo ha senso speciale: spesso sarà solo una palestra in cui esercitare la propria immaginazione. Rimarrà solo la domanda, senza un figlio.
Raffaela Carretta

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