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Sanremo e il mistico del rock Dopo la predica di Vecchioni dell’anno scorso, quest’anno il Festival punta sul Cantante Predicatore

Sanremo e il mistico del rock  Dopo la predica di Vecchioni  dell’anno scorso, quest’anno il Festival  punta sul Cantante Predicatore

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Venerdì, 17 febbraio 2012 11:10

In Italia Sanremo non è soltanto un evento televisivo e canoro, l’autobiografia musicale della nazione. È una specie di conclave in cui convergono eminenze che debordano dalla musica per farsi guru nazionalpopolari. Sono entrato in libreria, come spesso mi capita, e ho trovato un’invasione di scrittori-cantanti da fare paura. E non solo cantanti-autori che già da tempo di cimentano con la scrittura. No, ho trovato un libro di Tiziano Ferro, uno di Arisa, uno di Pupo, addirittura un’autobiografia tra musica e gioco d’azzardo. Poi ho trovato l’opera omnia di quel classico della letteratura moderna che è Jovanotti (ben sette opere), opere di Vasco Rossi e Vinicio Capossela e Paola Turci e Max Pezzali e Francesco Renga e Sergio Caputo e Enrico Ruggeri e Luciano Ligabue e potrei continuare. Non vi dico di Roberto Vecchioni che vince Sanremo ma vorrebbe vincere lo Strega.

Cos’è questa mania di passare dagli orali agli scritti per i cantanti? Cos’è questa irrefrenabile voglia di scriver libri in un Paese che ne legge così pochi, dove ci sono autori che hanno scritto più libri di quanti ne abbiano letti? Tutto nasce da una combinazione furbesca di mercato, narcisismo e voglia di restare.

Un marchio, un’icona, un nome vende anche fuori dal suo ambito, perché dunque non sfruttare i suoi fan e fidelizzarli ancora di più aprendo la propria intimità? Poi un cantante abituato a stare al centro della scena fuori vuol continuare il suo egocentrismo rispecchiandosi in un libro. E infine, la musica è così lieve, labile, volatile come una farfalla. Allora vediamo se con un libro qualcosa resta. Sì, queste sono probabilmente le pulsioni che spingono un cantante e un editore a pubblicare libri.

Ma colpisce il ruolo che assumono i cantanti nel nostro Paese: modelli di riferimento, guide spirituali, maestri di vita. E qui torniamo a Sanremo, che l’anno scorso consacrò la predica di Vecchioni ma che quest’anno ha puntato sul Cantante Predicatore per antonomasia, Adriano Celentano. Un mistico del rock che vorrebbe essere un incrocio tra un papa di una religione personale, un leader politico di un partito che non c’è e un animatore di serate ecologico-televisive. Celentano è ecumenico, anche politicamente molleggiato, un po’ cristiano e centrista, un po’ berlusconiano nella sua milanesità piaciona e sbrigativa, un po’ di sinistra nelle arringhe contro il potere, fino a occhieggiare alla tv di Santoro, e un po’ ecologista arcaico, anticonsumista, anticapitalista, a volte antimoderno. Insomma un vate.
Per tornare ai cantanti scrittori: che dite se per riequilibrare la situazione e restituire l’invasione di campo, Umberto Eco, Claudio Magris e Massimo Cacciari cantassero a Sanremo?

Marcello Veneziani - Editorialista de Il Giornale, saggista, il suo ultimo libro è Vivere non basta (Mondadori)

2 commenti | tags: cantanti autori di libri, Roberto Vecchioni, Jovanotti, Vinicio Capossela, Paola Turci, Max Pezzali, Francesco Renga, Sergio Caputo, Enrico Ruggeri, Luciano Ligabue, Marcello Veneziani, Sanremo, Vasco Rossi, Adriano Celentano | permalink

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