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Ritornano le stragi Mancava solo questo ingrediente al ripetersi del clima di vent’anni fa. Ma il Paese di allora reagì, mentre oggi è stanco e spaventato

Ritornano le stragi Mancava solo questo ingrediente al ripetersi del clima di vent’anni fa. Ma il Paese di allora reagì, mentre oggi è stanco e spaventato

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Giovedì, 24 maggio 2012 12:34

È tornato il Mostro del 92. Si annuncia con la crisi economica, con la fine di una repubblica, il tracollo della classe politica e l’avveå©nto dei tecnici al governo, e si presenta con le stragi. Mancava solo questo ingrediente al ripetersi, dopo un ventennio, di quel clima. Ora, dopo vaghi annunci di attentati e gambizzazioni arriva, puntuale e atroce, la strage di Brindisi. Una strage al femminile, una strage di ragazze, quanto di più lontano si possa concepire dalla situazione.

Non si colpiscono uomini di potere, non si lanciano avvertimenti agli addetti ai lavori e nemmeno si colpisce astrattamente una piazza, un treno, una banca, come accadde nelle terribili stragi del passato. No, si mira a una scuola, un istituto professionale. E di periferia, che raccoglie le ragazze di provincia. Una bestialità nella bestialità, un assurdo nell’assurdo. È difficile capire i colpevoli chiedendosi «A chi giova?», come ha fatto Beppe Grillo. Primo, perché non giova a nessuno, nemmeno alla malavita che da questo attentato può ricavare solo un giro di vite repressivo. Secondo, perché ci sono assassini atroci di cui si parla da mesi e da anni, in cui il criterio «A chi giova?» porterebbe assurdamente a incriminare quei conduttori e quei programmi televisivi che fanno ascolti e serate su quelle bestialità.
Allora lascio il caso specifico e feroce di Brindisi e torno al clima e all’analogia con quel che accadde vent’anni fa. Anche allora eravamo sull’orlo dell’Europa, c’era Maastricht e non avevamo i conti in ordine, cadeva un sistema di potere e di partiti, sparivano realtà consolidate che sembravano inespugnabili, morivano Falcone e Borsellino, i tecnici si chiamavano Ciampi e Amato, e poi Dini e Maccanico, eravamo nel pieno di una contesa per il Quirinale, i magistrati cominciavano a macinare Mani pulite, colpendo duro ? anche se solo da una parte ? e col largo consenso della popolazione.

Oggi la situazione sembra uguale, anzi analoga, perché i soggetti non sono gli stessi ma le storie parallele sono assai somiglianti. Certo, c’è una cosa in più che per certi versi è un’aggravante, che si chiama euro/Europa. Ma c’è una cosa in meno, che in assoluto è un male: il Paese allora reagì, aveva voglia di cambiare, si sentiva il mutamento nell’aria, la cosiddetta società civile scese in politica o comunque partecipò alla ripresa...

Questa volta no, l’Italia è stanca e spaventata, ha paura delle bombe e delle cartelle esattoriali, vede chiudere ogni giorno negozi e imprese, vede fuggire sempre più ragazzi all’estero, invecchia sempre di più e soffoca di tasse, è sommersa da immigrati che non sa integrare né respingere, non ha un progetto e non c’è nessuno, nemmeno un abbozzo di classe dirigente che si scalda ai bordi del campo. Magari fossimo nel tremendo 92...

Marcello Veneziani - Editorialista de Il Giornale, saggista, il suo ultimo libro è Vivere non basta (Mondadori)

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