Ribaciami vampiro
Giovedì, 29 ottobre 2009 12:59
Amare un “bello & dannato” ha i suoi bei vantaggi, specie se assomiglia a Robert Pattinson, eroe dei film tratti da Twilight: la paura del morso riscalda il rapporto e tra i tanti rischi non c’è quello di ingrassare davanti alla tv . di Paolo Giordano . Le copertine della saga vampiresca di Stephanie Meyer, ovunque nel mondo, sono composte dagli stessi tre colori: bianco, nero, rosso. Colori primari, contrastanti e violenti, con significati immediatamente riconoscibili. Bianco come Purezza, nero come Paura, rosso come Passione, i tre reagenti principali, altamente infiammabili, nella prosa della Meyer. Di cos’altro ha bisogno un romanzo di intrattenimento? Chi ancora, in Italia e altrove, si domanda oziosamente che cosa mai di interessante trovino i ragazzi (e non solo loro) in queste storie di vampiri, ci prende in giro con la sua snobbistica naïveté. Oppure è cieco. . Passione: chi non desidera un amore speciale per sé? E quanto è più sexy, affascinante e vero un amante-vampiro rispetto al mellifluo e borioso principe azzurro delle fiabe, con quei boccoli fonati e le calzature da effeminato? Entrambi conquistano la propria partner con l’illusione di salvarla: Edward, l’avvenente vampiro della Meyer interpretato nei film dal nuovo sex-symbol Robert Pattinson, tradisce per la prima volta la propria natura di vampiro quando ferma con la mano un’automobile, che sbandando sta per investire la delicata Bella (simbolo di Purezza, a partire dal nome, fino al cerchietto che nel film le cinge il viso acqua-e-sapone). Ma se il principe azzurro promette in seguito una noiosa vita borghese di ingrassamento e televisione, con un vampiro non ci si annoierà mai, perché la sua doppia anima sarà sempre in agguato, pronta ad azzannare a morte l’oggetto del proprio desiderio, non appena lei si pungerà il dito con una spina e ne lascerà sgorgare una goccia di sangue. Paura, insomma. Il vero amore, d’altronde, racchiude sempre un’inconfessabile minaccia mortale o, più quotidianamente, l’impulso di graffiare, morsicare e imprigionare chi amiamo. . Edward e Bella sono solo l’ultima coppia di una tradizione di amori paranormali e inquietanti. C’era quello struggente di un altro Edward: Johnny Depp-mani-di-forbice, e della sua giovane Kim (Winona Ryder). C’erano quelli machisti dei supereroi mascherati, come Batman e Spiderman. O, ancora, le relazioni fra attraenti fanciulle in carne e ossa e maschi defunti, dei film Ghost e City of Angels. Il mistero, a quanto pare, rinfocola l’attrazione meglio di qualsiasi carburante. . Un tratto comune curioso salta subito all’occhio da questo elenco piuttosto casuale e facilmente estendibile: in tutti i casi è sempre la ragazza - bella, bellissima - quella normale, mentre è il maschio a detenere il mistero e la doppia identità. Sarebbe facile liquidare questa coincidenza con un commento sarcastico, ma sproporzioni come questa nascondono spesso una causa profonda. Io credo che gli uomini siano più pavidi di fronte al mistero, che la maggior parte di noi maschietti se la darebbe a gambe all’istante, se una bella ragazza ci salvasse da un potenziale incidente mortale sfondando la portiera di un’automobile con un braccio. . E credo che questa configurazione uomo-maledetto vs. donna-angelica sia, in effetti, la più confortante per entrambe le parti: l’uomo-vampiro è confermato nel suo ruolo virile di salvatore e si assicura un fascino che raramente la vita in sé concede al suo genere; la ragazza sensibile e coraggiosa scopre finalmente l’Amore-Mondo che cerca da una vita, quello in grado di trascendere la concretezza dei soliti rituali, capace di restare per sempre un infuocato e pericoloso corteggiamento. . Alanis Morrisette – per me un faro acceso sugli angoli più inaccessibili e bui della femminilità –, in una canzone dal titolo Uninvited che fa da colonna sonora proprio a City of angels, dice: “Like any hot-blooded woman, I have simply wanted an object to crave” ( Come ogni donna dal sangue caldo, ho semplicemente voluto un oggetto da bramare). Esiste, però, almeno un’eccezione al pattern descritto fino a qui e riproposto da Stephanie Meyer da Twilight in poi: un film svedese dal titolo Lasciami entrare (tratto dal libro omonimo di John Ajvide Lindqvist, pubblicato in Italia da Marsilio). Racconta la storia struggente di amicizia e amore fra Oskar, un dodicenne inerme continuamente vessato dai coetanei che vive nella periferia degradata di Stoccolma, ed Eli, una vampira dolce e feroce, che gli insegna come proteggersi, lo difende, lo ama. Oskar: «Sei un vampiro?». Eli: «Ti piaccio lo stesso?». Ecco, a chi fosse ancora lì a domandarsi perché questi vampiri parlino così bene agli adolescenti e così bene degli adolescenti, consiglio di vedere questo film. Purezza. Paura. Passione. Anche qui. Ma con una delicatezza e una profondità diverse. .
Da predatore efferato a romantico disadattato Non c’è cultura che non abbia elaborato il suo bravo mito sul conto dei demoni succhiasangue, persecutori di anime innocenti e predatori efferati di villaggi e abitazioni isolate. L’età moderna, però, da Bram Stoker a Twilight passando per Dracula, ha romanzato parecchio la reputazione al mito. Oltre al magnetismo e al potere taumaturgico, che ne fa quasi un altruista, gli ha regalato un guardaroba elegante e un profilo più umano, in un certo senso affascinante: quello della creatura notturna allergica a ogni routine, aristocratica, un po’ snob. Un inguaribile e romantico disadattato, perfetta metafora di certi uomini che fanno molto male alle donne.
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